Bruno Di Donato

19 settembre 2004, Killer Aids, Kaos ed., Milano 1993

Per parlare di me, aspettate che sia sotto terra”, aveva chiesto, poco prima di morire presso l'Ospedale Amedeo di Savoia, a Torino.

Aveva 55 anni, era stato sposato, con tre figli, e poi divorziato. Con la famiglia “aveva costruito un rapporto vero e intenso” mantenendo ottimi rapporti fino alla fine.

 

Apparteneva alla seconda generazione di militanti gay italiani, e si era avvicinato al movimento verso la fine degli anni Settanta. Nel 1978 era diventato responsabile del Fuori! romano.

L’anno successivo venne ricevuto dal sindaco Carlo Giulio Argan ed il 27 giugno del 1980, insieme a chi scrive, a Stefano Rodotà e a Ida Magli, partecipò a un incontro con il sindaco di Roma, Luigi Petroselli, per discutere la situazione della comunità gay romana e il problema di una sede, che era quello al quale tenevo soprattutto io personalmente.

 

Nel 1981 promosse un convegno sulla “Condizione Omosessuale nelle Grandi Aree Urbane” in Campidoglio, nella Sala della Protomoteca.

Organizzò o partecipò a numerose iniziative: dalla taglia di un milione di dollari sulla testa dell’ayatollah Khomeini, alla protesta per i dieci minuti di censura che la RAI aveva imposto al film Il funzionario nudo di Quentin Crisp, dalla trasmissione televisiva “Gulliver” dove insieme a Monica Vitti sconvolse le famiglie italiane che non erano abituate a vedere sul video un uomo normale, sposato e padre felice, parlare tranquillamente della propria identità gay, fino alla protesta per la tragedia di Giarre.

 

Fu questo uno dei suoi dolori più grandi. Non si seppe mai la verità sulla fine del ventiseienne Giorgio Agatino e del sedicenne Tony Galatola, i due ragazzi che, secondo la versione ufficiale, si fecero ammazzare dal nipote tredicenne di uno di loro, perché non sopportavano più l’ostracismo sociale e le derisioni dei compagni che non capivano la profondità del loro amore.

 

Contribuì alla fondazione del circolo romano “Mario Mieli”, del quale fu il primo presidente, così come fu uno dei primi, nel nostro Paese, a prendere sul serio l’aids e ad organizzare una conferenza stampa insieme all’Istituto Superiore di Sanità, nel 1983, che portò alla creazione del primo consultorio del genere in Italia.

 

Nell’87, quando già sapeva di essere sieropositivo, si trasferì a Torino, fondando e organizzando il Gruppo di Solidarietà Aids, creato allo scopo di offrire assistenza alle persone sieropositive o con aids.

 

Nell’ultimo anno di vita si occupò del gruppo piemontese di Auto-Aiuto.

Alla fine non riusciva più a parlare. “Giorno e notte” pensava alla morte. “Quando mi guardo allo specchio mi accorgo della mia magrezza. Quando invito a cena gli amici e loro trovano mille scuse per non venire. Quando devo fare le scale e non ce la faccio perché la terapia mi intossica e mi rende debole... ”.

 

Bruno Di Donato è morto nella notte tra il 5 ed il 6 aprile del 1991, alle ore 1:25, mentre la pioggia cadeva fitta sui manifestanti che protestavano al Parco del Valentino contro le barbare violenze antigay.

L’incontro era stato organizzato dall’”Informagay”, un’associazione che, tra le altre attività, per lungo tempo ha pubblicato anche una insostituibile rassegna stampa, e della quale era stato segretario.

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