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    Voyeurismi gay per donne etero

    di Veruska Sabucco

    Edito originariamente in Pride, settembre 2004

    Sono un fenomeno nuovo, ma in crescita: le donne che apprezzano e consumano erotismo, ed  anche, sì, pornografia, con uomini come protagonisti. Una vera sottocultura, presente sopratutto in Rete, che produce immagini e scritti a proprio uso e consumo.

     

    E attraverso l'oscurità vidi quel ragazzo mortale che mi stava  osservando, sentii il caldo profumo della sua carne. La svelta mano del vampiro gli fece un cenno e quello venne verso di me, con uno sguardo impavido ed eccitante, mi si avvicinò al lume della candela e mi mise le braccia intorno al collo. [...] Vidi il livido bluastro sul suo tenero collo. Me lo stava offrendo. Si schiacciava con tutto il corpo contro di me e io sentivo il suo sesso duro e vigoroso sotto i vestiti premere contro la mia gamba. Un orrendo singulto mi sfuggì dalle labbra ma lui chinò la testa accanto al mio viso, le labbra su quella che per lui doveva essere una cosa fredda e senza vita; affondai i denti nella sua pelle, irrigidendomi, quel sesso duro contro il mio corpo [...]".

    (Anne Rice, Intervista col vampiro, Salani, Firenze 1993, p. 243)

    Negli ultimi trent’anni, mentre non stavate guardando, il mondo gay ha perso l’esclusiva sulle fantasie omoerotiche e sulle loro rappresentazioni. Con costanza, e con una velocità che negli ultimi dieci anni è cresciuta in modo esponenziale, quasi esclusivamente grazie ad internet, un patrimonio di torbidi intrecci di anatomie virili è stato scalato, appropriato, rielaborato e successivamente, almeno in parte, abbandonato da un manipolo sempre più nutrito di donne.

     

    Le fantasie erotiche, per la loro stessa natura d’immaginario privato, possono permettersi d’essere completamente sganciate dalla realtà o dal realismo. L’esempio più banale che viene alla mente è lo stupro tentacolare di molti manga porno etero, in cui la sventurata eroina viene aggredita da un mostro spaziale che procede a penetrarla in tutti gli orifizi possibili con le sue numerose appendici. Si suppone che nessuno dei lettori di queste opere, per quanto poco prestante possa essere, si identifichi in un orrore tentacolato. Allo stesso modo, le comunissime fantasie di stupro non rispecchiano un reale desiderio di venire violentati.

     

    Un esempio di questo scollamento si ritrova, appunto, nelle fantasie femminili che ruotano intorno alle performances erotiche di due figure maschili. Non solo le signore si sono permesse di sviluppare un immaginario sentimentale ed erotico voyeuristico che, a detta di molti, non appartiene loro, ma hanno anche osato diffondere quelle fantasie perverse con i mezzi che avevano a disposizione: in larghissima parte narrativa e fumetto.

    Dal fantasticare con gli occhi pieni di stelline al mettere su carta i propri sogni per condividerli con altri spiriti affini, il passo è stato breve, e la mole dei testi prodotti si è venuta, infine, a definire come un genere di fiction a sé.

     

    Da dove le donne traggono la loro ispirazione? Di cosa si nutrono queste fantasie?

    In parte le radici sono parassitarie: libri, film e serie Tv gay da una parte e, dall’altra, vecchie e nuove serie televisive poliziesche e d’avventura, saghe filmiche di fantascienza e altra fiction speculativa d’importazione nordamericana, britannica e nipponica.

    In parole povere, non sono tanto le temute e ostracizzate fag hag le persone più informate su pratiche sessuali di cui neppure voi lettori sapete nulla, quanto le fan nostalgiche di vecchie serie Tv ormai quasi dimenticate dal resto del mondo.

    Loro non guardano con occhi esattamente innocenti tutti quegli abbracci virili tra Starsky e Hutch o quei confronti vis à vis tra l’agente dell’FBI Fox Mulder e la sua nemesi dagli occhi bistrati Alex Krycek.

    Leggono qualcosa di sessuale nella sequenza in cui il seminudo testosteronico vicedirettore Skinner si inginocchia accanto alla infreddolita spia russa ammanettata sul suo balcone e gli sussurra, a pochi centimetri dal viso: “Pensa a qualcosa di caldo…”. C’è da chiedersi, in realtà, come qualcuno nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali possa trovare  innocente una situazione del genere…

    E non sentitevi al sicuro neppure di fronte alla vostra nipotina adolescente che avete accompagnato a vedere il terzo film di Harry Potter: si sta già chiedendo se davvero il fuggitivo Sirius Black e l’insegnante di Difesa contro le arti oscure Remus Lupin (definito, d’altro canto, dal regista Alfonso Cuarón come “il vostro zio gay preferito”) siano solamente molto amici.

     

    Fin qui i fatti, ma dalla regia mi è stato ordinato di spiegare il perché un manipolo sempre crescente di donne non esiti a dichiarare ad alta voce (e scandendo bene le sillabe) che ama guardare due uomini che si fanno. Preferisco però in questa sede parlare dei percome, e non soltanto perché io sia un bastian contrario. Le persone cui ho chiesto di articolare una spiegazione della loro attrazione erotica hanno concordato con me sul fatto che la domanda non meriti una risposta di poche righe o che, addirittura, non meriti una risposta e basta: in fondo, quanti maschi eterosessuali vengono interrogati con aria stupita quando dichiarano di fare uso di pornografia pseudolesbica confezionata per il loro esclusivo diletto?

     

    Se quindi da un lato abbiamo la fruizione “imprevista” di materiale gay che non è certamente creato pensandole come spettatrici o lettrici, dall’altro abbiamo opere che vengono create esclusivamente per l’uso e consumo interno di questa comunità di sole donne.

    Di questo ci si può forse con maggiore legittimità chiedere il perché: perché, se c’è già del materiale disponibile, queste donne avvertono il bisogno di crearne dell’altro?

    E la risposta risiede proprio nel pornazzo pseudolesbico di cui sopra: quello gay non è pienamente soddisfacente, come non lo sarebbe un vero porno lesbico (cioè creato da donne per donne) per degli uomini etero.

     

    Su questo stesso numero di “Pride”, Pigi si chiede chi comprerebbe una videocassetta di coccole. Probabilmente il pubblico femminile di cui sto parlando.

    Facciamo un esempio. Messe di fronte ad un porno gay, la reazione delle donne di cui sto parlando sarà: “Sì, ma chi è ‘sta gente? Perché se lo sta facendo? Ma lui lo ama o fa solo finta? Perché lo sta frustando?”.

    Quello che manca è la storia, lo sviluppo della relazione tra i due protagonisti. Insomma, cosa li ha portati a quel pompino, proprio in quel luogo e in quel momento?

    Apparentemente, per godere appieno della situazione omosessuale, larga parte del pubblico femminile ha bisogno di “conoscere” i personaggi coinvolti. Per questo molta della fiction che questo produce è fatta di riletture in chiave sentimentale ed erotica di serie televisive e film: si parla di personaggi che le autrici e le lettrici conoscono già benissimo.

     

    Costruire queste narrazioni è spesso un lavoro di fino, di ripetute visioni di giochi di sguardi, di piccoli movimenti, appena percettibili, del saper assaporare l’ambiguità d’una sequenza, l’imprevisto potenziale erotico di una situazione. Un opera di pazienza, che già viene svolto nella vita di tutti i giorni applicando nozioni di psicologia tanto spicciola quanto pratica e questa, a giudicare dalla pila di “Cosmopolitan” che troneggia sul comodino delle mie coinquiline, è un’attività quotidiana di quello che, crassamente, potremmo definire l’universo femminile occidentale.

     

    Ora, notate bene, il lato sentimentale dell’immaginario non annulla quello erotico: non pensate a fanciulle in fiore che sognano di delicati giovanotti persi in sentimentali abbracci sotto piogge di petali di ciliegio.

    Li troverete, ma troverete anche rappresentazioni andrologiche:

    Il suo non era né il primo, né il secondo e neppure il terzo cazzo che avevo dovuto succhiare. Nessuna cifra che si potesse contare sulle dita di una mano. Adesso, mi lamentavo soprattutto del fatto che sembrava che nessuno avrebbe mai succhiato il mio, di cazzo.

    Ma poi, è difficile presentare una lamentela quando stai facendo un pompino, anche riguardo a quel pompino.

    è difficile dire di cosa sappia un cazzo, in generale. Questo tizio mi faceva pensare ad un sedano vecchio di tre settimane che mi era capitato una volta?”

    (da Deliverance, di Whitney C., già edito online).

    Anche di fronte a descrizioni esplicite come questa, il tipo di erotismo offerto è sicuramente diverso, al punto che alcuni gay preferiscono rifugiarsi in questo universo immaginario femminile popolato di raffigurazioni tanto irreali quanto quelle che popolano l’immaginario erotico gay. Diverso è solamente il tipo (o forse il grado) di irrealtà: non troverete sicuramente uomini gay perché non troverete degli uomini, ma proiezioni di un immaginario di donna che sa cosa si provi a farsi fare un pompino quanto possiamo tutti sapere cosa si provi a viaggiare su un astronave.

     

    Rassicuratevi quindi, nessuna scassinatrice verrà mai a depredarvi della vostra collezione di Cadinot, non troverete orde starnazzanti nel vostro sex shop preferito, in una libreria gay o a fare la fila per comprare l’ultima copia di “Pride”... ma tenetevi lontani dal prossimo raduno di fan di Star Trek…


    Saggio inserito il 18/09/2004. La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.
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