Per non dimenticare Giuni Russo

Intervista a Maria Antonietta Sisini

23 settembre 2005, Gay.it

"Non è una commemorazione, ma un regalo alla musica e alla cultura italiana" con queste parole Mario Limongelli della Nar International, visibilmente commosso, ha presentato il cofanetto di Giuni Russo, a tiratura limitata, uscito ad un anno di distanza dalla sua prematura scomparsa.

L'elegante confezione, uscita in tutti i negozi il 9 settembre, contiene un dvd con la registrazione di una tappa del Mediterranea tour del 1984 in cui Giuni, occhiali scuri e ciuffo alla Elvis, canta i suoi maggiori successi pop, da Un'estate al mare a Sere d'agosto, da Limonata Cha Cha a Good good bye, con una ricca sezione di contenuti speciali, ed un cd con la ristampa in digitale di uno dei suoi album più particolari: "A casa di Ida Rubistein". Qui troviamo una Giuni più sperimentale che si cimenta in arie e romanze di Bellini, Donizetti e Verdi. L'album, molto ricercato dai fans, fu pubblicato per la prima volta nel 1988 con la rinnovata complicità di Franco Battiato.

Dietro tutto questo progetto c'è la mano - e sopratutto il cuore - di Maria Antonietta Sisini, compagna da sempre di Giuni, nella vita e nell'arte: "Il nostro è stato un legame di anime che si riconoscono e che sanno di appartenersi da sempre e per sempre", scrive la stessa nel libretto, in cui si possono trovare anche bellissime foto a testimonianza del loro forte legame. "Voglio che Giuni sia conosciuta per quella che è, e siccome qualcosa è mancato, allora continuerò a farlo io - prosegue la Sisini - ma voglio intorno a me gente che lavori con amore, perché in questo cofanetto c'è tutto il mio amore. Sento molto la sua mancanza, ma so che se lei fosse ancora qui con noi, lo avremmo fatto proprio così. Negli anni lei mi ha spinto molte volte ad apparire, ma sono sempre voluta rimanere nell'ombra, le sono sempre stata dietro e così continuerò a fare. Dal 1988 in poi per Giuni le serrande della musica leggera si erano abbassate, per questo ho scelto di ripubblicare questo cd. Da allora in poi Giuni aveva cominciato a cantare per enti lirici e così, come si dice, sbarcavamo il lunario, lontano dalla musica leggera, perché il suo amore, la sua vita era il canto. I discografici volevano che lei sfornasse sempre successi, volevano spremerla e buttarla, così come accadeva negli anni '80. Lei, invece, voleva evolversi in un percorso artistico ed interiore perché - come sempre sosteneva - rimanendo fermi in realtà si va indietro. Continuerò a combattere da sola affinché si pubblichino le sue cose, come lei avrebbe voluto se fosse ancora qui. Sarà ripubblicata la discografia passata così come il lavoro accantonato, inediti in studio, provini ed altro materiale. Giuni è patrimonio artistico italiano e non deve essere dimenticata. Vorrei anche lavorare ad un libro di aneddoti e foto per far conoscere meglio il carattere e la personalità di Giuni, sembrava schiva ed invece era simpaticissima e sempre con la battuta pronta. Ho deciso questa prima pubblicazione solo in luglio ed essendo molto coinvolta mi sono dovuta consultare con altre persone, poi ho telefonato a Batman (così io chiamo Battiato) che ha fatto da supervisor".

Alla fine della presentazione riesco ad avvicinare Maria Antonietta Sisini ed a scambiare con lei alcune battute:

Antonietta, per gay.it, vuoi raccontarmi qualcosa in più sul tuo rapporto con Giuni?

Io, in questo anno, ho riflettuto molto su me e Giuni e sono arrivata a questa elaborazione che mi sembra la più adatta. Ci siamo conosciute che Giuni aveva 16 anni ed io 17. Tutta questa vita insieme è una cosa straordinaria, spesso le coppie si prendono, si lasciano, si tradiscono, invece il nostro è stato un incontro di anime che si sono riconosciute, a quel tempo inconsapevolmente, ma che già da allora sapevano di appartenersi da sempre e per sempre. Questo è. C'era qualcosa di interiore molto forte che ci legava. Io ero la figlia, la mamma, il padre, il fratello, la sorella, la compagna, l'amica, il suo tutto. Sono stata fortunata ad incontrarla, anche se sono sfortunata adesso che lei non c'è più. Ne sento una grande mancanza e non riuscirò a superarla, anche se sembro serena.

Loredana Bertè nel presentare il suo disco ha detto che l'ambiente della musica è molto maschilista, non è molto accettato che sia una donna ad imporsi con i musicisti e con i fonici.

È vero, non è accettato.

Quindi questo vostro soladizio artistico ed umano vi ha creato difficoltà nell'ambiente? Quella chiusura delle serrande di cui parlavi prima è anche dovuto a questo?

Figurati, noi eravamo addirittura due donne. È vero che il mondo è maschilista e questo in fondo lo avevamo anche accettato. Il fatto di noi due incuteva timore in certi uomini. Non c'era apertura.

Siete mai state oggetto di pettegolezzi?

Be' sì è capitato molte volte. Giuni era molto affascinante ed aveva tanti e tante pretendenti, ma lei su questo fronte era una donna estremamente seria, quando lavorava non esisteva altro.

Dove vi siete conosciute?

Io e Giuni ci siamo incontrate nel primo locale gay che avevano fatto a Milano, a Quinto Sole e si chiamava Quinto Notte. Siccome eravamo minorenni non ci facevano entrare, io e lei stazionavamo nel bar di fronte poiché la sala da ballo non era accessibile. Abbiamo così cominciato a parlare ed a confrontarci sul piano musicale perché io all'epoca suonavo con un gruppo rock. Lei mi disse che sarebbe venuta a sentirmi, lo fece e... così fu!

In questo periodo si parla molto di questi PaCS, del riconoscimento delle coppie di fatto; se Giuni ci fosse ancora avresti voluto fare con lei questo tipo di passo?

Noi abbiamo sempre pensato che la spettacolarizzazione dei gay pride sia un po' inutile: una persona è quella che è, il ghettizzarsi, il mettersi nella scatoletta è un errore da parte di tutti. Quando facciamo certe manifestazioni dobbiamo essere noi stessi, non dovremmo fare una baracconata. Ognuno è libero di farlo ma, secondo me, non ci sarebbe bisogno perché noi siamo delle persone come tutte le altre ed a chi osa dire che siamo diversi io rispondo: No ti sbagli, siamo tutti uguali. Inutile dire io sono bianco, io sono nero, io sono gay. E allora? E così la pensava anche Giuni, è una cosa talmente normale. Sin da bambina la mia condizione mi era chiara e per me era normale.

Quindi saresti favorevole a queste unioni?

Certo che sì, io con Giuni sono stata fortunata di poterla assistere nella sua malattia perché, come ho detto prima, io ero la sua famiglia e lei era la mia. Per 36 anni siamo state noi due e stavamo bene. I suoi erano lontani in Sicilia, i miei lontani in Sardegna, due isole, c'è di mezzo il mare ed è andata così. Sono stata fortunata, ripeto, ma so che altre coppie hanno un sacco di problemi e dispiaceri perché le famiglie si mettono in mezzo. Sono quindi favorevolissima.

Allora speriamo bene!

Sono certa che andrà bene!

Ti faccio tanti in bocca al lupo e grazie per questo lavoro che stai facendo, anche in nome di tutti quelli che hanno amato ed amano Giuni Russo.

Io mi sento che Giuni sarà sempre più scoperta ed amata ed il grazie va solo a lei, perché è lei che ci comunica e ci dà quelle emozioni, io sono solamente un mezzo e spero di poterlo fare ancora.
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