Luxuria, che goduria!

25 novembre 2007, "Clubbing", giugno 2007

Incontro l'on. Vladimir Luxuria il 17 maggio alla libreria Feltrinelli di Largo A. Sordi (vicino al Parlamento) per la presentazione del suo Chi ha paura della Muccassassina? Il mio mondo in discoteca e viceversa [Bompiani, Milano, 2007, pagine 256, euro 16,50].In un tripudio di folla e spintoni riesco a strapparle una sospirata intervista per Clubbing.


- Non meritiamo qualcosa di più di questa telenovela dei Di.Co., un compromesso al ribasso che ci ha molto deluso? Pochi confidano nell'iter parlamentare e nei miglioramenti che potranno essere apportati..., ma, pur partendo da questo modesto disegno, le coppie di fatto e l'intera comunità GLBT sono chiamate fin d'ora a rispondere alla sfida della destra clericale che vorrebbe cancellare impunemente quarant'anni di conquiste civili...

- Giustamente, perché la partita non è solo quella sui Di.Co., anzi, diciamola tutta, i Di.Co. son poca cosa, non preoccupano sul serio neppure i burosauri vaticani e i loro esagitati fiancheggiatori. Se avessero veramente voluto fare le barricate su questo disegno di legge, allora avrebbero dovuto fare il diavolo a quattro nel 1989, in pieno regime democristiano e prima del maremoto di Tangentopoli, per bocciare il regolamento di esecuzione di una vecchia legge sull'Anagrafe del 1954 che consente già oggi di registrare negli uffici comunali convivenze fondate su vincoli affettivi. Il disegno sui Di.Co. si rifà espressamente a questa legge che contempla la "famiglia anagrafica", alla faccia della sacrale intangibilità del concetto di famiglia 'naturale', l'unica degna di tutela costituzionale per la destra clericale. Per questo trovo inquietante che la Bindi abbia negato il diritto a definire le nostre relazioni durature "famiglie", dal momento che lei stessa si è rifatta a quell'antica legge dello Stato.

Se ti dessero il privilegio di adottare il filosofo Buttiglione o la Bindi, a chi riserveresti le tue cure materne?

Uhhhh, ma alla Bindi! La crescerei in una famiglia allargata, l'allatterei con una buona dose di coraggio, le insegnerei ad avere un po' più di coerenza, ad essere un po' meno cerchiobottista.

Perché questo tuo diario di bordo si ferma a fine 2004, prima che tu venissi candidata da Rifondazione Comunista e divenissi la prima parlamentare europea transgender?

Questo non è un libro dedicato alla mia esperienza come deputata della Repubblica, ma a tutto quanto ha preparato la mia ascesa politica. Non è che qualcuno s'è svegliato una mattina e ha detto: "Chi candidiamo stavolta? Sotto a chi tocca!" La scelta è caduta su di me anche per la mia lunga militanza come direttrice artistica del circolo di cultura omosessuale "Mario Mieli" e della sua festa di autofinanziamento Muccassassina.

"Sì, noi travestiti siamo il colore, l'iperbole, l'esagerazione, l'ostentazione, la disubbidienza anagrafica, siamo fate dai mille volti e una sola coscienza. Non vogliamo un pride uni-color, ma multi-etni-color, allegro, queer, non un corteo funebre... la nostra è la maschera dell'allegria, la vostra la maschera dell'ipocrisia, del bieco trasformismo": sono parole di questo tuo bel 'saggio autobiografico'. Saranno le tue 'linee-guida' anche per il corteo che invaderà la Capitale, sfociando in quella stessa Piazza San Giovanni testimone di tante civili proteste della sinistra e teatro lo scorso maggio di una prova di forza delle milizie catto-familiste? Verrai in "doppiopetto"?

- No, no, per carità: nè in doppiopetto, né col doppio mento! Vorrei indossare una mise ariosa, comoda: in queste marce della fierezza glbt si macina molta strada e io spero di arrivare alla meta fresca e pimpante come una Vispa Teresa, e non stracca morta, con le 'fette' doloranti, grondante ettolitri di sudore come un'otaria spiaggiata.

Veniamo ai servizi per il popolo GLBT. Quanto all'offerta, non hai la sensazione che molte attività commerciali o ricreative rivolte al target gay e lesbico siano asfitticche, sottodimensionate? Sia di notte che di giorno non meritiamo forse di più? Che dire della mancanza di coraggio, della scarsa lungimiranza, della diffusa incompetenza professionale di troppi gestori? E inoltre perché seguita a mancare una lobby seria e riviste di più alto profilo (come Tetuin Francia e Zero in Spagna), mentre dobbiamo seguitare a temere che questa o quella attività con pretesti buro-moralistici venga chiusa o boicottata, per esempio dall'embargo della pubblicità (GAY TV docet)?

- Non sarei così pessimista, ma hai ragione. Anche nelle grandi città mi colpisce a volte la pigrizia, la mancanza di fantasia e il pressapochismo di alcuni gestori. Quanto alla lobby mi procura l'orticaria vedere quanti grandi stilisti e case di moda nostrane negano in Italia ai mensili gay quelle stesse pubblicità ammiccanti che poi pagano profumatamente sui magazine gay stranieri - prestigiosi e patinati anche grazie al contributo di questi inserzionisti. Ti chiedi quale ne sia la ragione? Da noi si temono ancora le ritorsioni politiche, mediatiche ed... ecclesiastiche! Sai che molti cantanti non dicono di essere gay perché poi hanno paura di non poter più tenere concerti in certi paesi dove la Pro Loco è quasi una diretta emanazione del vescovo del posto?

Che ne pensi dell'intento di regolamentare pornografia e prostituzione, quando in realtà si vorrebbe arrivare a (delirio!) abolirle?

- Che c'entrano con la tratta delle bianche (e delle nere) e con lo sfruttamento dei minori le crociate che si levano qua e là nella penisola contro il sesso a pagamento tra adulti, un sesso consenziente, senza protettore ma con protezione (rigoroso uso del preservativo)? E che ci rimane da dire dell'accanimento di certi sceriffi da operetta contro i clienti? Dobbiamo rimanere all'erta..., con le lucerne accese!

Cosa ci riservi per il futuro? Ci anticipi qualche progetto?

- Quante idee nel cassetto e così poco tempo per realizzarle! Vorrei immergermi con uno sguardo inedito nella memoria tragica dei campi di sterminio e dei genocidi del XX° secolo... Ho un mio progetto di legge in favore delle sorelle e fratelli trans, prevederà non solo il cambio del nome ma anche quello del genere, senza aver fatto interventi demolitivi/ricostruttivi, cioè l'operazione finale: il modello è più la Spagna e l'Inghilterra, che la 'piccola soluzione' tedesca.

Naturalmente in Parlamento, ovunque sono impegnata, ci lascio sempre il mio zampino. Pensa che da piccola mi annoiavo a morte davanti a una partita di calcio: preferivo rifugiarmi tra le gonne delle zie e chiacchierare con loro di mille argomenti. Ora, per contrappasso, come 'membro' - absit iniuria verbo! - della Commissione Cultura mi tocca occuparmi molto di sport - di recente come relatrice di una legge sulla violenza nel calcio. Be', anche lì sono riuscita a prevedere l'estensione della legge Mancino (secondo il disegno interministeriale di Mastella), in modo da contrastare non solo la xenofobia e l'antisemitismo ma anche la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere. Insomma si tratta non solo di indignarsi, ma anche di reprimere gli striscioni omofobici negli stadi, in modo da cominciare ad incrinare una mentalità secolare.

Mi affascina la tua fame di conoscere sempre situazioni e popoli nuovi, oltre ogni pregiudizio e razzismo. Cosa vorresti ancora esplorare nei pochi ritagli di tempo libero dall'attività in parlamento e dal mondo dello spettacolo? Qual'è il viaggio che manca ancora nella tua valigia dei sogni?

- Mi piacerebbe visitare la gente del Chiapas. È interessante notare come il movimento zapatista, molto legato alla difesa della terra, si sia anche impegnato in una lotta contro le discriminazioni sessuali. Spero di raggiungere quella regione in occasione del discorso sui diritti civili che terrò nel Parlamento messicano a metà luglio, su invito del Partito Rivoluzionario Democratico.

Vorrei raccontarti "La favola del piccolo sarto" del subcomandante Marcos (da "Nuestra arma es nuestra palabra", trad. it. "Racconti per una solitudine insonne", Mondadori 2001): "C'era una volta un sarto che cuciva molto e molto bene con la sua macchina da cucire. Le altre macchine del quartiere lo prendevano in giro e gli dicevano: «Frocio, solo le vecchie fanno le sarte!». Allora il piccolo sarto cucì la bocca a tutti quelli che lo prendevano in giro e oggi non possiamo sapere come andò a finire la storia perché nessuno potè raccontarla."

Fenomenale, V per Vendetta! Ma lo sai che mi piacerebbe un sacco trovare il tempo di approfondire la tematica della transessualità ricorrendo proprio alla scrittura delle favole, come in parte ho sperimentato nel mio libro?

Il Pigneto, quartiere pasoliniano per eccellenza...

- Ah, io mica frequento quel quartieraccio...

Dai non scherzare, in fondo, nonostante il successo politico e mediatico, tu non hai ancora rinunciato a vivervi in tutta umiltà.

- Ho scelto di rimanere in questo popolare rione perché da casa mia godo di un bellissimo panorama. Davanti la mia finestra si staglia infatti un palazzo abitato dai senegalesi. A volte mi capita di vedere un bel senegalese in mutande che rallegra la mia giornata: lo sguardo di quei ragazzi mi brucia le calorie e mi infonde il buonumore.


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