Stefano Aresi presiede l'associazione Milk di Milano.

Come nasce l'Associazione Milk a Milano e perché nasce, in un contesto abbastanza complesso e direi spesso in crisi del movimentismo in generale, quindi anche di quello omosessuale?
Il Milk nasce ufficialmente a Luglio 2008 (dopo alcuni mesi di intensissimo lavoro) come naturale risposta ad una serie di necessità che sentivamo come impellenti ormai da tempo: la possibilità di impegnarci come attivisti in un contesto che rispecchiasse le nostre idee politiche e ci garantisse serenità e dinamicità nello svolgimento del nostro impegno ci sembrava un miraggio nel generale deserto che caratterizzava ormai da tempo il mondo gay milanese vicino a noi, in cui percepivamo l'assenza di iniziative politiche forti, di sistematiche proposte culturali di qualità (con fortunate eccezioni, sia inteso) e un generale lassismo in merito alla prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

Non trovavamo insomma nulla che si avvicinasse al nostro modo di vedere la realtà politica, culturale e sociale, caratterizzata da una reale, forte e costante ricerca di accrescimento della visibilità e della qualità di vita della popolazione glbt come indissolubilmente legata al miglioramento generale del tessuto sociale cittadino in cui viviamo.

Abbiamo individuato quelli che credevamo a livello locale i motivi della "crisi" e abbiamo provato a dare una risposta dinamica ad essi. Tutti concordavamo sul fatto che una buona parte della popolazione glbt della nostra città era inascoltata e stanca del bombardamento di "modelli" predefiniti per quanto riguardava l'essere "gay milanese doc" o "gay impegnato doc": dovendo decidere il da farsi non ce la sentivamo di concorrere ad un diffuso atteggiamento movimentista inefficace, autoreferenziale e troppo spesso caratterizzato da urla (sebbene incapace di divenire graffiante nei momenti critici), un atteggiamento fuori dal tempo e scollato da tematiche civili scottanti per tutti, a prescindere dall'orientamento sessuale.

Sentivamo necessario per noi di dialogo con l'associazionismo non-gay e con le istituzioni civili della città e, soprattutto, quella che io chiamo per semplicità "la politica del pianerottolo", ossia il ritornare a fare movimento gay alla base, parlando con chi non ci conosce, con i nostri vicini di casa, con chi è a contatto con noi, spiegando le nostre ragioni, facendo capire la vuotezza degli stereotipi, dialogando con la gente per far comprendere la nostra realtà, anche quotidiana, e lo stato di penalizzazione sociale e giuridica a cui siamo sottoposti.

La voglia di fare c'era, l'energia e le possibilità anche: nell'arco di pochi mesi abbiamo stilato uno statuto, scelto come agire, tratteggiato le nostre principali linee politiche e... siam partiti!

Quali sono le prossime attività che l'associazione promuoverà nell'ambito della cultura omosessuale e della promozione dei diritti della comunità omosessuale?
Tra pochi giorni prenderà avvio la nostra campagna per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, studiata su un target gay e etero. Questa campagna vede come partner ASA Onlus e come sponsor King Milano e Pier pour hom; si muoverà su due distinti canali: internet (con una pagina appositamente aggiornata sul nostro sito, ove trovare tutte le informazioni sulle malattie, la prevenzione e i test) e la distribuzione di un pieghevole informativo con preservativo accluso, dedicato ad un pubblico liceale e universitario.

Per quanto riguarda i diritti, a fine maggio presenteremo a Milano il lavoro svolto da Rete Lenford in merito alla affermazione civile (via tribunale) di quanto ci spetta: è questa la via politica che il Milk intende supportare, dimostrata l'assoluta fallibilità di quella parlamentare così come sinora perseguita. In merito alla nostra presenza in piazza, chiaramente parteciperemo al Pride di Genova del 27 Giugno (di cui abbiamo sottoscritto il manifesto) e ci stiamo organizzando per l'Europride di Zurigo: siamo inoltre membri del neonato coordinamento unitario "Milano contro l'Omofobia", e quindi co-organizzatori della manifestazione per la Giornata Mondiale dell'Omofobia del prossimo 17 maggio.

Su questo argomento, inoltre, stiamo studiando una specifica campagna tramite affissioni, volantinaggi e internet che dovrebbe partire (se tutto va bene) per la fine di ottobre: anche in questo caso sponsor privati e singoli donatori ci stanno sostenendo in modo decisivo.
Culturalmente le idee sono molte, dalle letture in piazza di testi gaylesbici ad un evento dedicato ad Antinoo nel prossimo autunno... aspettatevi sorprese!

Perchè scegliere il nome nobile come memoria storica di Harvey Milk, quali sono i punti più accomunanti la vostra esperienza alla figura del consigliere di San Francisco di "Castro Stret", primo omosessuale dichiarato nell'ambito della pubblica amministrazione, barbaramente ucciso nel novembre 1978?
Prima dell'uscita del film di Gus van Sant, in Italia quasi nessuno sapeva chi fosse Milk... qualcuno agli inizi ha persino ironizzato sulla nostra scelta. Quando abbiamo deciso di dare questo nome all'associazione eravamo consci che non potevamo optare se non per qualcuno che simboleggiasse la somma dei nostri valori, che potesse essere visto come un punto di riferimento ideale del nostro agire politico e sociale, anche se poco conosciuto.
Sul nostro blog e sul nostro sito compaiono due citazioni di Milk che riteniamo fondamentali: «La speranza non sarà mai silenziosa» e «In tutto lo stato la gente legge di me, e ciò che si legge non è incentrato sul mio essere gay. Riguarda semplicemente una persona gay che sta facendo il proprio dovere».

Milk giocò tutto sulla propria visibilità, sulla sua capacità di dare coraggio e speranza alla gente, puntò all'integrazione e alla rispettabilità della realtà gay nel più ampio contesto della vita politica cittadina e ci mise tutto se stesso, seguendo il proprio senso civico del dovere, giungendo a pagarne il prezzo nel modo in cui ben sappiamo. Sono elementi fondamentali per noi: Milk li incarna perfettamente.

Ha ancora senso oggi parlare di movimento omosessuale e, soprattutto, quali sono le prospettive nazionali e internazionali di questo movimento, ormai quarantennale?
In Italia non parlerei di movimento omosessuale, parlerei di realtà movimentista. Ci sono molte entità, talora sorprendentemente molto ben funzionanti: non sogno una improbabile unità sotto la medesima sigla e sotto un unico leader, ma come attivista non posso che pretendere che si marci verso una unità di azione.

Il Milk ci sta provando, è fiero sostenitore dell'ipotesi di una creazione di un Coordinamento GLBT unitario a Milano e ha sottoscritto l'impegno - assieme a molte altre sigle - per la nascita di un coordinamento stabile per l'organizzazione, convocazione e motivazione politica dei pride nazionali. Mi chiedi se ha senso parlarne...: sì, oggi più che mai, perché quando il nemico si fa forte e si avvicina, le truppe si compattano.
Certo, la situazione attuale è più pacata all'apparenza (e nei fatti spesso) rispetto a quarant'anni fa, anche in Italia, ma non dobbiamo farci illusioni, per due principali motivi: anzitutto la storia ci ha dimostrato ed insegnato che un diritto acquisito non è acquisito per sempre, se non lo si tutela ci viene rapito facilmente.

In secondo luogo viviamo tempi pessimi in Italia per qualunque minoranza possa esser vista come "diversa" e, quindi, oltre a non avere un diritto minimo o una tutela e, soprattutto, non avendo di fatto l'uguaglianza garantitaci dall'art. 3 della nostra Carta Costituzionale, dobbiamo subire il ringalluzzirsi delle posizioni omofobe a livello di cultura sociale e politica (non necessariamente e non sempre sfocianti in atti di violenza manifesta - comunque in crescita - o marcatissime discriminazioni percepibili a tutti).
Questo stato di cose è legato molto anche allo stato generale della attuale situazione politica, in cui si giustifica e si applica un revisionismo storico senza memoria, in cui è possibile far sfregio delle più elementari regole e dei più importanti principi costituzionali passando impunti agli occhi di una accondiscendente opinione pubblica, e in cui, per finire, tutti i politici (ribadisco: tutti, tranne la microminoranza radicale e pochi nomi sia a sinistra che a destra) sono pronti a chinare il capo dinnanzi alle esigenze e alle ingerenze dello Stato Vaticano nella vita quotidiana dei cittadini della Repubblica Italiana.
Ciò ha ripercussioni drammatiche su tutti i livelli del vivere sociale: ormai si scambiano la violenza psicologica e il falso ideologico per legittime espressioni di pensiero... come si può pensare che questo non influenzi le nostre vite? Chiunque si può sentir libero di stuprare le nostre anime per "guarirci", può mentire scientificamente in televisione dicendo che siamo contronatura o di affermare tranquillamente che il nostro è un "amore debole": tutto passa per libera espressione del pensiero.
Cose impensabili nel resto d'Europa. Non ci sono paletti perché non li si vuole mettere: il movimento gay deve far capire alla gente comune il peso di certe affermazioni, l'importanza dei principi di uguaglianza, l'infondatezza dello stereotipo, smuovere con intelligenza e di continuo l'opinione pubblica e, contemporaneamente, portare nei tribunali nazionali ed internazionali chi ci insulta, chi ci diffama, chi ci usa violenza, chi ci nega un riconoscimento, fosse anche lo Stato Italiano stesso.
A livello internazionale la situazione del movimento è fortemente diversificata: parrà scontato dirlo ma in Iraq - ove è in corso un massacro sistematico dei gay con una ferocia inaudita - le esigenze, la natura e i metodi propri dell'attivismo gay sono ben diversi da quelli della Spagna...
Credo fondamentale che si sia giunti alla proposta di una moratoria internazionale in merito all'abolizione del reato di omosessualità: che si resti vivi, non si venga torturati o imprigionati per legge perché si ama una persona del proprio stesso sesso è un primo gradino che in molte parti del mondo non si è ancora giunti a salire.

Quali sono le attività finora da voi svolte e ci puoi fare un breve bilancio dell'attività politica, sociale e culturale?
Ahi! Domanda difficile e lunga a rispondersi! Mi permetto, per quanto riguarda questa risposta, di rimandare i lettori all'ultimo numero di MUG, il nostro bollettino informativo, che è disponibile anche on-line a questo indirizzo: www.milkmilano.com
Una scusa in più per visitare il nostro sito... e magari il nostro blog:
milkmilano.blogspot.com
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titoloautoredata
La speranza del cambiamento: ricordare Harvey MilkAlessandro Rizzo01/03/2009