Figli diversi - New generation. Per i genitori di omosessuali e i loro figli

8 aprile 2005, "Pride", febbraio 2005

L'articolo, di Alessandro Còndina, è apparso su "Pride" col titolo: Mamma, papà, sono gay.

Presto o tardi, nella vita di una persona omosessuale che non vuole nascondersi, arriva sempre l'interrogativo cruciale: dirlo o no alla famiglia?

Per quanto siano giovani moderni liberali e tolleranti, i genitori in genere (tranne alcune lodevoli eccezioni) non sono preparati a ricevere una rivelazione di questo tipo. Oltre alla sorpresa di scoprire un lato nascosto del proprio figlio o della propria figlia, devono infatti affrontare pregiudizi e stereotipi sull'omosessualità, ancora ben radicati nell'opinione corrente. Gli stessi ostacoli che le persone omosessuali sono costrette ad abbattere prima di prendere coscienza di sé.

Per aiutare i figli a "riconoscersi" gay e lesbiche senza patemi, e soprattutto per sostenere i genitori alle prese con un coming out, è appena tornato nelle librerie, riveduto e aggiornato, un volume che quasi quindici anni fa si rivolse per la prima volta in Italia alle famiglie che scoprivano l'omosessualità: Figli diversi. New generation (edizioni Sonda) riscrittura, con ampliamenti e approfondimenti, del manuale che Giovanni e Paola Dall'Orto (fondatrice e presidentessa dell'Agedo) pubblicarono nel 1991, integrato adesso dagli interventi d'aggiornamento di Stefano Bolognini e Alessandro Galvani.


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Torna in libreria una nuova edizione riscritta, aggiornata e accresciuta, di Figli diversi, il manuale per i genitori e per i loro figli omosessuali. Cosa è cambiato rispetto alla prima edizione (del 1991)? Abbiamo provato a chiederlo agli autori...

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"Una guida per vivere serenamente l'omosessualità", spiega il sottotitolo di Figli diversi. New generation, manuale sul rapporto fra giovani lesbiche e gay e i loro genitori, che è anche un manuale contro l'omofobia, un vademecum per capire che cos'è (e che cosa non è) l'omosessualità e un viaggio attraverso le esperienze di due persone, Paola Dall'Orto e suo figlio, in cui ognuno può ritrovare almeno un aspetto della propria storia individuale.

Il libro è diviso in due parti: la prima è "per i figli", ed è stata ora ampliata ed aggiornata da Stefano Bolognini, con un'attenzione particolare alla "rivoluzione di Internet", con chat, annunci e siti di incontri.

Si va dalle ansie, difficoltà, dubbi nel riconoscere il proprio orientamento sessuale e "accettarsi", fino al problema di dirlo agli amici e alla famiglia, e di reagire alle offese e ai luoghi comuni che tormentano gay e lesbiche. Poi, i primi passi negli ambienti e nel movimento gay, le esperienze sessuali e quelle sentimentali, l'Aids. La ricerca del Grande Amore e la realtà fatta di tanti "amori" e incontri; la vita di coppia.

Consigli, piccoli segreti, suggerimenti e informazioni utili per capire se stessi e affrontare nel modo migliore un momento, quello della scoperta di sé, che per molti è stato traumatico ma che è reso più difficile dagli stereotipi e dalla pressione della società.


La seconda parte è "per i genitori" e qui Paola parla direttamente a padri e madri di gay e lesbiche, sfata miti e pregiudizi sull'omosessualità e racconta la propria vicenda e quella di altri genitori messi di fronte alla vita "diversa" dei figli. Ha contribuito ad aggiornare questa sezione Alessandro Galvani, segretario dell'Agedo, l'associazione di genitori e amici di persone omosessuali.


Quando uscì la prima edizione del libro l'Agedo non esisteva ancora, anzi nacque - grazie all'impegno e alla tenacia di Paola Dall'Orto - proprio dalle testimonianze raccolte in quel volume e dalla volontà di quei genitori che, d'accordo con i figli, per primi accettavano di venire allo scoperto.

Oggi è normale pensare che esista un'associazione di questo tipo, anzi, lo si dà per scontato pure in un film per la televisione, come Mio figlio, andato in onda a gennaio su RaiUno.

Purtroppo però questo libro non ha smesso di essere utile perché, nonostante la maggiore visibilità, nonostante l'arrivo di persone e personaggi gay - veri o presunti - sul grande e sul piccolo schermo, l'intolleranza verso le persone glbt è ancora forte e l'ignoranza e la disinformazione sull'omosessualità non sono state eliminate.


Ma a chi serve di più questo libro, ai figli o ai genitori? "È per entrambi", dice Paola Dall'Orto, "ma i giovani ne hanno un po' meno bisogno. Hanno più strumenti, si incontrano nei locali, nelle associazioni e hanno più opportunità di informarsi. La famiglia no. Siamo in un'era informatizzata e su Internet i ragazzi trovano facilmente quello che cercano.

Ma quanti genitori navigano in Internet?

E anche fra educatori e insegnanti non lo usano in molti: i genitori hanno ancora bisogno di un libro, sono più a loro agio e si sentono più tranquilli. Anche se alcuni hanno persino paura di toccarlo!

Per molti l'omosessualità è ancora un problema e parlarne con la famiglia è il momento più duro, soprattutto nei piccoli centri.

A Verbania, dove abito io, i ragazzi sono tanti, ma i genitori non lo sanno.

Nelle grandi città si può anche fare a meno d'affrontare l'argomento, se ognuno vive la sua vita in modo indipendente, ma quando arriva il momento della verità è ancora difficile affrontarlo.

Leggendo il libro un genitore rivede la propria esperienza, capisce che in fondo siamo tutti sulla stessa barca".


Qual è allora la differenza rispetto a quindici anni fa?

"C'è un cambiamento nella mentalità generale, soprattutto fra i giovani. Anche i genitori sono cambiati, ma non hanno fatto ancora abbastanza passi avanti.

Quando ho saputo di mio figlio, non si sapeva quasi che esistesse la realtà omosessuale, c'era l'invisibilità. Ora almeno è pubblicamente visibile. Prima i genitori cadevano dalle nuvole, adesso cominciano ad avere sospetti e spesso si pongono l'interrogativo.

Ora, soprattutto, un padre o una madre vuole sapere di più rispetto all'omosessualità: le cause, l'origine, se è genetica o legata all'ambiente familiare... Anche questo, però, è un problema mal posto, perché serve solo a eliminare i sensi di colpa, e d'altro canto non ci sono prove su nessuna ipotesi.

A differenza di qualche anno fa, i padri sono più malleabili, più presenti e attenti ai figli. I ragazzi, invece, 'vengono fuori' prima rispetto a una volta. Sono minorenni - anche di 13, 14 anni - e quindi hanno meno strumenti per affrontare la situazione".


È d'accordo con questa analisi Alessandro Galvani:

"Rispetto alla prima edizione del libro è cambiato il mondo cui si rivolgeva, soprattutto c'è stato il World Pride del 2000 che ha rivoluzionato l'Italia.

È crollata l'età del coming out: prima era un'esperienza che si viveva di maggiorenni, attorno ai 24, 25 anni. Ora invece i genitori del libro hanno figli anche di 6-7 anni più giovani. Con problemi diversi e più difficoltà: per esempio non possono andare a vivere da soli se il rapporto con i familiari è compromesso".

Ai figli che hanno deciso di "venir fuori" in famiglia il libro consiglia di "mettersi nei panni dei genitori perché sono esseri umani come te, con le loro debolezze. Anche se il figlio sei tu, sono loro in questo momento ad aver bisogno di rassicurazioni, di un sostegno. Sono spaventati, reagiscono in modo autoritario... tuttavia dentro di sé pensano di avere sbagliato tutto...

Devi imparare a vederli come parenti che hanno bisogno del tuo aiuto per uscire da una grave crisi".


Le reazioni di padri e madri, quando un figlio rivela di essere gay o una figlia lesbica, non sono cambiate molto: basta leggere la seconda parte del libro.

A una prima "esplosione", che può essere di aggressività, panico o sbigottimento, segue una fase di "calma, raccoglimento... in cui si può ricreare un rapporto valido, basato sull'amore. Tuo figlio è la stessa persona di prima, quella che hai da sempre amato, solo che ora ha prospettive diverse".

Su un punto, però, Figli diversi è molto chiaro: l'omosessualità non è una malattia e soprattutto l'orientamento sessuale non si può "cambiare" con terapie psicologiche o psichiatriche.

"Molti genitori", racconta Paola, "si pongono il problema del poter guarire il figlio. Si rivolgono agli specialisti, e a volte qualcuno ci marcia".

Ma le terapie che promettono di "far tornare eterosessuali" le persone omosessuali non hanno alcun fondamento scientifico e nascono solo da pregiudizi di stampo pseudo-religioso. "L'unica terapia utile è quella familiare, per cercare di ricreare un'atmosfera serena, di confronto e di dialogo. Eppure c'è un'ignoranza incredibile".


Per quanto tempo ancora servirà un libro come questo?

"Spero che non debba più essere necessario entro breve. Ma è utopistico pensare che si superi in tempi brevi questa realtà negativa. Da parte mia, però, spero tanto nell'Europa.

Tuttavia c'è ancora, anche nei paesi del Nord, un minimo comun denominatore di non-accettazione, specie dove la religione è più forte. Per questo stiamo lavorando anche con Euroflag, l'associazione europea di famiglie di omosessuali, per eliminare l'intolleranza, le discriminazioni. Forse io non vedrò questo momento".


Dovrà passare almeno una generazione?

"Anche due generazioni!" esclama Paola. "Oggi però", aggiunge subito con un sorriso, "le generazioni si susseguono in fretta".

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