Improvvisamente l'estate scorsa

5 luglio 2005, "A qualcuno piace gay" (La libreria di Babilonia, 1995)

Pur prescindendo da una precipua tematica omosessuale, il film è esemplare per comprendere come questa fosse un tabù nella Hollywood degli anni Cinquanta, proibita espressamente dal rigido codice Hays che non ammetteva deroghe.

La vicenda è tratta da un dramma omonimo di Tennessee Williams, incentrato sul rapporto ossessivo e morboso di Violet Venable nei confronti del figlio Sebastian, indotto da lei ad uno stretto rapporto con la cugina Catherine benché egli abbia tendenze omosessuali. Nonostante ciò, Sebastian non smette la sua inesausta ricerca di ragazzi per placare le sue voglie sessuali.

La sceneggiatura del film - elaborata da uno scrittore gay come Gore Vidal ed avallata incredibilmente dallo stesso Williams, lusingato dall'essere inserito nei credits - vede espunto ogni diretto riferimento all'omosessualità.

Sebastian (inizialmente previsto nel film, ma poi tagliato in fase di montaggio) è qui una presenza invisibile e senza volto, una mera rievocazione angosciosa: è l'incarnazione del Male, da punire con la morte e a cui, tutt'al più, si può solo accennare. Così come alla sua colpa e/o malattia, anch'essa oscura.

In compenso, nel film domina un'atmosfera patologica ed opprimente, quasi lugubre, con frequenti riferimenti a simbologie mortuarie.

Il costo di una tale censura è alto: la trama si presenta contorta e sostanzialmente insoluta, venendo a mancare le reali motivazioni dei comportamenti di Sebastian. Lo stesso, probabile appuntamento fra la vittima e i suoi assassini non viene messo sufficientemente in chiaro: in realtà Sebastian usa la cugina come esca per procurarsi i ragazzi, così come faceva con la madre quando era giovane; ad Haiti, però, qualcosa non va nel verso giusto e, quasi come vendetta collettiva e rituale della società, viene ucciso come un mostro, fatto a pezzi e divorato.

Ad onta di tutto ciò, il film, pur negativo nei confronti dell'omosessualità, ha degli spunti interessanti, soprattutto per l'accusa contro un certo matriarcato e, a modo suo, ha aiutato il cinema a progredire verso una maggiore chiarezza.

Le recitazioni sono ottime, soprattutto la Taylor e Montgomery Clift (un attore gay!), ma esageratamente urlate, com'è peraltro tipico di tanta drammaturgia americana.

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Improvvisamente l'estate scorsaMauro Giori21/11/2004