L'altra Cina: Taiwan

7 agosto 2005, "Pride", agosto 2005. Recensione di Enrico Bisetto

E' in libreria Il maestro della notte di Bai Xianyong, il primo romanzo cinese che affronta apertamente la vita gay. A Taiwan. Dove il movimento gay, come è ben mostrato dal romanzo, ha scelto una "via orientale" di ricerca d'identità glbt, forse più vicina alla nostra di quanto ci aspettiamo.

Cattivi figli o reietti (Niezi), è il titolo originale dello splendido romanzo di Bai Xianyong che, pubblicato a Taiwan nel 1983 e già tradotto in altre lingue, ha da poco ottenuto, grazie al lavoro di M. R. Masci, anche una sua edizione italiana.

E se per la gioia di vederlo finalmente sugli scaffali delle nostre librerie si può ignorare il cambio di titolo ne Il maestro della notte (le vie del marketing sono infinite!), quel sottotitolo Il romanzo della gioventù bruciata cinese continua a venir voglia di coprirlo con un paio di righe di indelebile nero. Non solo per il suo appeal scandalistico a metà tra la citazione cinefila e i pruriti adolescenziali (le vie del marketing sono davvero infinite!), ma soprattutto perché fuorviante rispetto alla realtà rappresentata.
Non è infatti possibile, oggi, parlare di una generica "gioventù" cinese, dopo che la storia dell'ultimo secolo ha visto le esperienze della Cina Popolare, di Hong Kong e di Taiwan percorrere strade, politiche e culturali, profondamente diverse.
E' legittimo, certo, cosiderare il libro di Bai Xianyong il primo romanzo a tematica omosessuale della letteratura cinese contemporanea, ma la realtà rappresentata, l'ambientazione e le dinamiche sociali
messe in campo appartengono specificatamente alla particolare situazione taiwanese. E poco hanno a che fare con la Cina del post Mao, o post Tian'anmen ('89), o con le sue recenti (e reticenti) aperture neocapitaliste, a sproposito invocate nelle recensioni di alcuni critici italiani.
Ma facciamo un po' d'ordine.
Lasciando che un'analisi strettamente letteraria dell'opera trovi il giusto spazio altrove, è invece importante sottolineare quanto questo libro sia diventato una pietra miliare nell'evoluzione dell'identità gay taiwanese. E non solo per l'orientamento sessuale dei protagonisti, o per il fatto di essere stato il primo romanzo moderno cinese a tematica omosessuale, ma soprattutto per la centralità di due temi profondamente connessi allo sviluppo del movimento gay taiwanese: la famiglia e il Parco nuovo.

Il Parco nuovo di Taipei, costruito nel 1908 durante l'occupazione giapponese dell'isola, ristruttuato negli anni '50 dal governo nazionalista (con l'aggiunta di gazebo e pagode che ricordassero l'illustre cultura tradizionale cinese), circondato da edifici dall'architettura occidentale, rappresenta perfettamente l'ibrido culturale che caratterizza Taiwan. La modernità taiwanese, infatti, è profondamente segnata in varia misura dal colonialismo giapponese, dalla cultura autoritaria del partito nazionalista, dalla presenza economica e militare degli Stati uniti e, in definitiva, dai legami e dalle fratture tra cultura locale e diffusione globale del sapere che definiscono (a Taiwan forse più che altrove) le culture postmoderne.
Ma quello che più ci interessa è che, fin dagli anni '40, il parco era diventato il più importante, o meglio l'unico, spazio di aggregazione per gli omosessuali taiwanesi. Come ci racconta Bai, qui trovavano spazio non solo la prostituzione maschile e gli incontri sessuali, ma andava formandosi quella comunità omosessuale fatta di amicizie e complicità che darà vita, negli anni '90, ai movimenti di liberazione glbt.
Ed è proprio negli anni '70 descritti dal romanzo che, complice anche un'economia dei consumi in pieno sviluppo, questa comunità gay cominciava a prendere coscienza di sé autodefinendosi circolo di vetro (boli quan) e a dare vita a nuovi luoghi di ritrovo, come bar e locali.
Il romanzo di Bai, e soprattutto la sua trasposizione cinematografica nel 1986, portarono all'attenzione pubblica l'esistenza di questa comunità, stimolando anche l'interesse degli intellettuali e dei media.

Con la caduta della legge marziale (1987), e l'inizio di una nuova stagione di apertura nella cultura dell'isola, negli anni '90 presero vita molti movimenti per i diritti glbt, e ancora una volta il Parco nuovo fu simbolo della comunità gay taiwanese e delle sue istanze sociali.

Nel 1995, secondo la nuova politica di rinnovamento liberale della nazione e di ricostruzione ideologica e concreta di Taipei da parte dell'allora sindaco Chen Shui-bian (ora presidente dell'isola), il Parco nuovo venne rinominato "Parco memoriale del 28 febbraio" e venne annunciato un piano di riorganizzazione urbana che lo comprendeva.
Seppur animato da ideali libertari (il 28 febbraio 1947 era avvenuto un massacro di taiwanesi da parte dell'esercito nazionalista, che ora ne riconosceva la violenza), questo piano di riorganizzazione, di fatto,
andava a cancellare la lunga storia parallela omosessuale del parco. La reazione dei movimenti glbt non si fece attendere, ma invece di svilupparsi secondo una strategia di scontro frontale con l'amministrazione, mirò all'appropriazione culturale e alla risignificazione di quello stesso spazio pubblico.

Nel febbraio del '96 venne organizzata la prima manifestazione pubblica glbt, intitolata "Alla ricerca di un nuovo Parco nuovo", in cui si invitavano gli omosessuali a raccogliere i propri ricordi legati a quel
luogo, per creare una sorta di storia omosessuale del parco stesso.
Contemporaneamente venne organizzata un'operazione analoga con la creazione di un sito web dedicato al parco, che conteneva brevi storie ambientate nei suoi giardini, ispirate direttamente alla descrizione della comunità omosessuale contenuta nel Maestro.

Ma il nodo centrale, tanto del romanzo quanto dell'identità gay taiwanese (e in questo caso più in generale cinese), è il rapporto con la famiglia. E torniamo quindi a quel "cattivi figli" del titolo originale, che sottolinea fin da subito il maggiore ostacolo, e la principale accusa, con cui si scontrano gli omosessuali cinesi nella ricerca di una propria identità.
Anche se nella società cinese tradizionale (confuciana) è sempre esistita una certa tolleranza dei comportamenti sessuali (comunque riservata ai maschi delle classi superiori), essa pone al suo centro il matrimonio e la continuazione della famiglia con la prole come caratteristiche fondanti dell'individuo, che è un individuo solo in virtù delle relazioni sociali che lo qualificano.
Se esisteva, dunque, una tolleranza nei confronti dell'omoerotismo (purché praticato parallelamente ai propri doveri matrimoniali e filiali), questa tolleranza viene a scontrarsi, nella società contemporanea, con un'identità gay esclusiva, che mal si concilia con l'istituzione confuciana della famiglia patriarcale.

Ancora una volta, però, la ricerca di un'identità gay taiwanese ha scelto di non scontrarsi direttamente con la cultura dominante, ma di integrarsi ad essa.
Le amicizie fraterne, la protezione quasi "paterna" dei più anziani nei confronti dei più giovani e il conseguente sentimento filiale di riconoscenza di questi ultimi, descritti nell'opera di Bai, si rifanno esplicitamente a categorie tradizionali di rapporti familiari, finendo col ricreare una famiglia alternativa che, invece di negare la struttura familiare tradizionale, sembra piuttosto reinterpretarla. E sulla stessa scia si porranno poi le opere che, durante gli anni '90, caratterizzeranno la scena culturale taiwanese.

Nell'ultimo decennio del secolo, infatti, si assiste a Taiwan ad una vera esplosione del fenomeno omosessuale, e della sua rappresentazione mediatica e artistica.
La nuova libertà culturale, e la necessità di prendere le distanze dall'autoritarismo nazionalista e dal totalitarismo censorio della Repubblica popolare, hanno spinto numerosi autori taiwanesi (anche non omosessuali) a rappresentare la realtà glbt come emblema della contemporaneità e delle libertà democratiche conquistate.
I numerosi premi nazionali e internazionali vinti in questo periodo da opere glbt, tanto nel campo letterario che in quello cinematografico, testimoniano l'importanza (anche ufficiale) attribuita a queste tematiche.

Proprio nel campo cinematografico (uscito prima della letteratura dai confini nazionali) ritroviamo due esempi di film, diventati di culto anche da noi, che insistono sul tema del rapporto con la famiglia, mostrandoci però due prospettive diverse.
Il banchetto di nozze (Hsi yen) di Ang Lee, Orso d'oro al Festival di Berlino del 1993, tenta una soluzione del conflitto falsamente conciliante, attraverso i silenzi e le dissimulazioni di una famiglia
alto borghese, mentre Il fiume (He Liu) di Tsai Ming-liang, Orso d'argento al Festival di Berlino del 1996, attraverso l'incontro (sessuale) tra padre e figlio in una squallida sauna ci fornisce una visione più disturbante, ma anche più viscerale. Queste differenze sottolineano lo scarto tra una prima generazione di autori che ha fornito semplicemente visibilità alla tematiche glbt, e una seconda generazione che ha voluto invece interpretare l'intera realtà da un'ottica glbt.

Dunque la situazione sociale e culturale taiwanese, già contenuta in germe nel romanzo di Bai Xianyong, esprime la complessità degli elementi che concorrono alla formazione dell'identità omosessuale nelle differenti realtà contemporanee.
Ci suggerisce inoltre nuovi approcci alla questione, che non si adattano acriticamente al modello statunitense di liberazione, sottolineando la non universalità delle categorie "gay" e "lesbica" occidentali, e la falsa tolleranza di un potere classista e consumista.
Il rifiuto di uno scontro frontale con la cultura dominante come quello promosso dal movimento americano, e il tentativo di reinterpretazione del concetto tradizionale di famiglia (lontano dall'affermazione della propria libertà di individuo, anzi al di fuori di essa, come avviene nel coming out) sono solo esempi di questo diverso approccio.

Provate a sostituire il termine tradizione confuciana con tradizione cattolica e capirete perché può essere importante, soprattutto per noi italiani, riflettere su modelli di identità glbt che anche se geograficamente lontani sono, per certi aspetti, più vicini a noi di Castro Street o del Greenwich Village...

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