Pornografia

18 dicembre 2005

Il romanzo racconta dell'attrazione provata da due uomini maturi per una coppia di giovani, Carlo ed Enrichetta. L'opera si muove tra deliranti paranoie sull'ordine universale, che inducono i due uomini a ritenere che Carlo ed Enrichetta – i quali si ignorano a vicenda – siano destinati ad amarsi, e inni di entusiasmo e disprezzo innalzati alla Gioventù tipici di Gombrowicz.

Ma è evidente che il centro di tutto questo universo non è certo Enrichetta, bensì Carlo, e che l'attrazione di Witold per il giovane, che ha un'origine quanto mai carnale, sfiora consapevolmente in più occasioni l'attrazione omosessuale, prontamente repressa, anche spingendo Carlo, pur «accessibile» (p. 53), tra le braccia di Enrichetta.


Come non ricordare allora il primo racconto di Gombrowicz, Il ballerino dell'avvocato Kraykowski (che apre Bacacay)? L'ammirazione del protagonista per il brillante avvocato era pura e semplice attrazione sessuale, che trovava sfogo per interposta persona, nella figura di una donna che si tentava in tutti i modi di spingere tra le braccia dell'amato. Pornografia appare come una variazione di quello stesso schema narrativo.


Witold, già a disagio per il «corpo così.... "specifico"» (p. 7) dell'amico Federico, proprio in coincidenza del suo esorcismo nei confronti della repressione cattolica («Vittoria, vittoria sulla messa!», p. 19) scorge «un frammento di guancia e un pezzo di nuca» (p. 20) e ciò basta perché si ritrovi con un «nodo alla gola». Si tratta di Carlo, un garzone di fattoria le cui movenze producono nel protagonista una «sconvolgente attrazione» (p. 21). Quando scopre che la nuca del ragazzo ha qualcosa di analogo a quella di Enrichetta, partorisce l'idea che i due siano destinati a una felix coniunctio, per realizzare la quale costruirà con Federico un piano delirante - tipicamente gombrowicziano - destinato a sfociare in un duplice omicidio.

Ma Enrichetta non è altrettanto bella e non esercita altrettanta attrazione. L'unica volta che risulta eccitante per Witold è solo «perché di nuovo la riaccostavo a Carlo» (p. 67). Impressione confermata più avanti, quando Witold dichiara senza mezzi termini: «tanto a noi poteva piacere solo "con" Carlo» (p. 159).

Non c'è equivalenza tra Carlo e Enrichetta: alla «bellezza di quel corpo snello» (quello di lui) si contrappone nella stessa pagina la semplice «snellezza» (p. 37) di lei.

Persino Beppe esercita un'attrazione ben superiore a quella di Enrichetta:

Quale non fu il mio spavento, o la mia emozione, nello scorgere un (ragazzo) la cui snellezza era la copia conforme della snellezza di (Carlo), sdraiato per terra e vivo. Ma "vivo" era dir poco, perché lì giaceva la grazia fatta persona: una chioma d'oro, due immensi occhi scuri, una pelle bruna e abbronzata che si intravedeva qua e là nell'intrico selvaggio delle braccia e delle gambe nude rannicchiate sul pavimento.

Un biondino selvatico e rapinoso, scalzo, contadino ma irraggiante bellezza da tutti i pori, un delizioso idoletto sporco che lì sul pavimento faceva risuonare una grazia acerba. (p. 83)

Witold rifugge però l'attrazione omosessuale ogni volta che ne percepisca la presenza, che nondimeno confessa. Come interpretare altrimenti la «vergogna» (p. 26) provata per l'eccitazione nell'interrogare un conoscente a proposito di Carlo, o il sedere accanto a lui percepito come sconveniente durante il viaggio a Ostrowiec? In quest'ultimo capitolo si intesse un discorso pieno di sottintesi nei quali Witold legge con timore tentativi di seduzione operati da Carlo nei suoi confronti, visto che «la sua fame e il suo desiderio lo rendevano accessibile» (p. 53). Tanto che poco dopo la solita formula dell'attrazione tra Maturità e Gioventù rende le armi dell'astrazione e si fa semplicemente commercio carnale (p. 55).

Nella parte finale del romanzo emerge infine un altro leitmotiv dell'opera grombrowicziana, quello del rifiuto della maschilità tradizionale.

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