Mishima - Una vita in quattro capitoli

19 luglio 2013

Noto soprattutto come sceneggiatore di Taxi Driver e come regista di American Gigolo, Paul Shrader ha firmato tra l’altro anche questa interessante riflessione biografica su Mishima, realizzata a quindici anni dalla morte dello scrittore giapponese.

La struttura narrativa imita la divisione in capitoli di un romanzo (annunciata sin dal titolo), selezionando alcuni aspetti rilevanti dell’opera, della vita e del pensiero di Mishima. In più, all’interno di ciascun capitolo si alternano tre diversi livelli di racconto, nettamente distinti anche dal punto di vista stilistico.

Il primo consiste nella ricostruzione degli eventi del 25 novembre 1970, ovvero dell’ultimo giorno di vita dello scrittore, conclusosi con la messa in atto di un suicidio rituale a lungo agognato. Non solo la morte in sé, ma anche la malinconia crepuscolare di una fine consumata nella generale derisione ispirano a Sharder un colore piatto e autunnale, che aggiunge una chiara connotazione sentimentale a una ricostruzione che ha ambizioni di estrema puntualità: il regista ha infatti potuto girare nei luoghi originari, grazie al supporto assicurato dagli eredi dello scrittore, e si è chiaramente avvalso della consultazione di molti filmati d’epoca, essendo stato Mishima (fino all’ultimo giorno) anche un generoso fenomeno mediale.

A un’opposta messinscena teatrale, dai colori sgargianti, si fa invece ricorso per sintetizzare tre opere scelte fra le oltre cinquanta, tra romanzi e drammi teatrali, stese in appena venticinque anni di attività: Il padiglione d’oro, La casa di Kyoko e Cavalli in fuga.

Il terzo livello narrativo, in bianco e nero, è infine quello della memoria e antologizza alcuni episodi salienti della vita di Mishima, dall’infanzia trascorsa con la nonna sino alla maturità, compreso l’allestimento dell’unico film girato dallo scrittore (anch’esso in bianco e nero), il cortometraggio Yûkoku (1966). Gli episodi sono in buona parte basati sul primo romanzo, l’autobiografico Confessioni di una maschera, con qualche prestito dal successivo Colori proibiti. Si tratta tra l’altro dei due lavori di Mishima più fortemente legati al tema dell’omosessualità, che Schrader non aggira ma lascia in secondo piano, certo più di quanto non accadesse nei romanzi stessi. Oltreché la visita di leva, da qui provengono comunque la scoperta dell’eros attraverso la riproduzione del San Sebastiano di Guido Reni, la frequentazione dei locali gay di Tokyo nel dopoguerra e l’insoddisfazione estetica per il proprio aspetto che spinse Mishima verso una crescente ossessione per la forma fisica e il culturismo.

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