La Grecia vista da Hong Kong

29 maggio 2017

Se alla prima lezione proiettassi una foto di due uomini nudi a letto, e poi chiedessi a bruciapelo agli studenti chi di loro è omosessuale e chi ha avuto fantasie omosessuali, immagino che mi ritroverei in mezzo a una strada con una scatola di cartone in mano e dentro i resti dell’arredamento del mio ufficio. Ma l’università a Hong Kong pare funzioni diversamente: il mio collega locale di storia culturale ne ricava infatti persino il compiacimento del preside mentre a scandalizzarsi è solo una studentessa cattolica di cui nemmeno il fidanzato sembra curarsi. Sicché il mio collega continua a disporre di un ufficio. Arredato.

Se sia meglio lo standard milanese o quello di Hong Kong è passibile di discussione, ma di una cosa sono certo: il licenziamento sarebbe sanzione incontestabilmente opportuna per qualsiasi docente di storia culturale che a lezione si limitasse a blaterare qualcosa sul fatto che in Grecia le cose andavano un po’ diversamente. Questo è appunto tutto quello che i giovani di Hong Kong imparano e perché non vadano oltre è presto detto: il professore in questione è troppo occupato a organizzare orge (in barca, in albergo, a casa sua…) per poter preparare le lezioni. Orge in cui coinvolge lo studente più insicuro del proprio orientamento, guarda caso fidanzato con la sunnominata ragazza cattolica ma che di notte sogna di essere legato a una croce e frustato. Prima da una donna e poi da un uomo, che indossano solo una maschera. Sì, sembra proprio una parodia di Eyes Wide Shut.

Scud è giunto così al suo sesto film, e dice di averlo girato al fine di concedere per una volta un lieto fine e uscire lui stesso da un periodo di depressione. Ci felicitiamo ovviamente che la depressione non abbia avuto la meglio su di lui come è accaduto a Ren Hang, l’altro enfant terrible cinese, suicidatosi di recente a soli 29 anni. Tuttavia sono decisamente più convincenti i film precedenti del regista, con le loro storie di amori turbolenti, impossibili e non privi di salutari inflessioni patologiche.

Si rimane infine dubbiosi se Hong Kong sia davvero così arretrata da poter ricavare balsami da due nozioni su Socrate e Platone oppure se sia tutto solo un pretesto per elaborare una lunga fantasia erotico-pederastica sul piacente studente che si invaghisce del suo piacente professore e avere la possibilità di spingersi un po’ oltre i già abbondanti nudi dei film precedenti (qui si arriva a una masturbazione dal vero).

Allo stesso modo, le divagazioni del professore – dai filosofemi greci smerciati per utopie (da cui il titolo internazionale) a una Per Elisa suonata a quattro mani, a conferma che a Hong Kong basta davvero poco… – sembrano solo un pretesto per giustificare la sua pura e semplice erotomania (persino quando riesce finalmente a portarsi in albergo l’agognato studente, mentre questi va ad allenarsi un po’ in palestra ne approfitta per rimorchiare un gruppo di marchette).

È anche possibile che io stia sottovalutando il potenziale del film per l’odierno spettatore queer, visto che qualcuno l’ha preso per un trattato sulla pansessualità. Ma mi riesce difficile capire cosa vi sia di “pan” in un mondo in cui i due protagonisti semplicemente vanno con uomini e donne (cioè sono bisessuali) e in cui tutti gli uomini sono fatti con lo stampino, poiché l’immaginario erotico di Scud non conosce alternative al giovane palestrato (modello cui si conforma persino l’ultima delle comparse, e il fragile tentativo di evocare Mishima a far da padrino sa proprio di excusatio non petita). Anche per questo, a dispetto della bisessualità ossessivamente ribadita, è palese che a Scud interessano solo i maschi, sia in termini di personaggi sia in termini di corpi.

Sorge dunque il dubbio che pansessuale sia semplicemente il nome che i teorici di oggi danno appunto alla bisessualità (o, in casi più estremi, a un mestiere assai antico), perché anche i teorici devono mangiare e il metodo più semplice per capitalizzare e correre al supermercato a fare la spesa è inventare nuovi nomi per cose già perfettamente note.

Ad ogni modo, dopo un’inutile coda giudiziaria priva di qualsiasi tensione, professore seduttore e studente sedotto si ritrovano insieme, con le relative compagne (sempre la ragazza cattolica, che nel frattempo ha aperto i suoi orizzonti), si dichiarano appunto liberati e lo dimostrano andando a letto tutti insieme. Ma anche per orge e ménage à trois c’erano già nomi sufficientemente perspicui.

Nella stessa occasione il professore spiega che quella che aveva spacciato per la sua assistente è in realtà sua moglie, ma siccome sono sposati da dieci anni, periodicamente lei finge di essere un’assistente e si portano a letto qualche studente per riaccendere il desiderio. Non aggiunge altro, ma se avesse ammesso anche di aver finto di essere un professore, tutto avrebbe più senso. Ah, ovviamente anche il giovane sedotto diventerà professore e terrà la stessa lezione (proiettando però un’immagine di due uomini e una donna…). Cos’altro avrebbe potuto fare, visto che in classe ha imparato solo due cose: di essere bisessuale e a pronunciare Alcibiade (sembra niente, ma a Hong Kong è una parola difficilissima)?

Alla fine si rimane non solo delusi, ma soprattutto con molte domande insoddisfatte sullo stato dell’università di Hong Kong.

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