Panni sporchi

3 novembre 2018

Perché un ragazzetto con il pallino del satanismo dovrebbe essere più mostruoso di un'adolescente la cui massima ambizione è diventare una ballerina di Fantastico? È questo il fraintendimento alla base di Panni sporchi, il penultimo film di Mario Monicelli, la cui riuscita modesta – a dispetto di un cast luccicante e di un pool di sceneggiatori blasonatissimo – deriva dalla volontà di clonare un film di culto come Parenti serpenti, richiamandone parte del cast (Alessandro Haber, Marina Confalone e Pia Velsi), intorbidandolo con una trama meno lineare e soprattutto pompandolo con una moltiplicazione delle figure repellenti. Esacerbando, per giunta, la sgradevolezza di tali figure, ma senza nessun esito, se non quello di renderle di gran lunga più piatte.

Parenti serpenti era reso grande dalla limpida proverbialità delle situazioni e delle battute e, benché i personaggi fossero tanti, le loro psicologie avevano il tempo e il modo di respirare, risultando spesso esemplari. Panni sporchi al contrario è un triste collage di figure bidimensionali ritagliate dalla cronaca nera e rosa dei giornali di provincia: Monicelli e Suso Cecchi D'Amico, col figlio Masolino e la nipote Margherita, si prodigano per collezionare tutti i mostri grandi e piccini delle realtà paesane italiane. Il guaio è che – pur di non lasciarsene scappare nessuno, nello zelo di radunare tutte le mele marce nello stesso cesto (l'arrivista cocainomane, il nonno farfugliante, il fallito scroccone, l'albanese avida, la madre fragile, la teenager maleodorante etc.) – li lasciano indefiniti come piccoli scarabocchi.

Poi è inevitabile che, anche solo per abitudine, sceneggiatori con cotanta storia alle spalle come Monicelli e la Cecchi D'Amico tirino fuori da questo pentolone stracolmo almeno qualche chicca: uno dei pochi momenti gustosi è quando Gianni Morandi viene convinto con l'inganno a fare da guest-star al matrimonio che costituisce il climax finale. Eppure anche questa sequenza dal grande potenziale si riduce a un campionario di trash deliberato e posticcio, meno sconvolgente di tanti matrimoni kitsch – non necessariamente ad alto budget in stile Boss delle cerimonie – in cui si può incappare nella provincia profonda e non solo.

Per creare almeno una nota di contrasto in tutto questo marciume, gli autori concepiscono il personaggio fin troppo immacolato del Professor Rodolfo Melchiorri, interpretato da un Gigi Proietti che si segnala per misura recitativa in un film in cui gli attori si collocano a proprio piacimento sopra (in particolare Paolo Bonacelli, il nonno rimbecillito) o sotto le righe (Mariangela Melato, confinata nel ruolo poco stimolante di moglie cornuta e madre inascoltata).

Il Professor Melchiorri – unica macchia bianca su uno sfondo nero come la pece – è il figlio illegittimo di un piccolo industriale marchigiano appena scomparso, Nonno Razzi (nome premonitore). Docente di inarrivabile cultura e umanità, Melchiorri fa innamorare di sé tutte le parenti – giovani e non – del defunto, mentre suscita il sospetto degli uomini di casa, che temono sia venuto a batter cassa sfruttando la parentela col caro estinto. Ma il sant'uomo se ne guarda bene: tutto ciò a cui lui aspira è rimettere in carreggiata la nipote pigra di nonno Razzi, aiutandola a ritrovare la passione per lo studio, e illustrare le bellezze dell'arte rinascimentale a una vedova in cerca di consolazione (Marina Confalone).

Quando la ragazzina scopre che questo principe azzurro brizzolato è oggetto dell'interesse della vedova, pensa bene di accusarlo di molestie di fronte al padre (Michele Placido), provocando un prevedibile vespaio; chiarita la situazione, la vedova chiede la mano del professore, il quale oppone un grazioso rifiuto: il suo cuore appartiene ad Andrea (Francesco Gabbrielli), un giovane carabiniere che – ahilui – gli verrà soffiato proprio dalla stessa, olezzante ragazzina.

Il coming out inatteso del sant'uomo, garbato ma indiscutibilmente virile, è l'ennesima prova della parentela tra Panni sporchi e Parenti serpenti, in cui un altro professore (Alessandro Haber) si rivelava omosessuale, suscitando maggior sconcerto e soprattutto battute più memorabili. Qui tuttalpiù, in riferimento alla divisa del giovane fidanzato del candido professore, una domestica esclama: «Santa Vergine! Anche nella benemerita...».

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titoloanno
Parenti serpenti1992