Bassano 1902: Antonio Fogazzaro e il fattaccio del collegio Vinanti

Il collegio del cav. Vinanti di Bassano del Grappa era un istituto conosciuto e rinomato non solo nel vicentino: fondato nel 1892 da Luigi Vinanti offriva ai molti giovani che lo frequentavano un’ottima istruzione ed un’ospitalità piùche decorosa. Non si trattava di un’istituzione religiosa ed il corpo insegnanti era volutamente composto da personale laico, caratteristica che metteva in una sorta di animata concorrenza con il collegio vescovile della stessa città.

La fondazione dei collegi laici rappresentava, in un’Italia ancora giovane, una novità per certi versi coraggiosa, se si pensa che tutto ciò che non era legato alla Chiesa era considerato anticlericale.

Durante la primavera del 1902 anche a Vicenza aveva preso corpo la curiosa polemica che vedeva la stampa di area socialista invocare una legge atta a vietare ai religiosi di insegnare nelle scuole pubbliche e a rendere disponibili posti di lavoro per gli insegnanti laici e quindi con famiglia.

Ovviamente i quotidiani di area cattolica non erano rimasti in silenzio di fronte a quella che a loro pareva una vile provocazione ed al grido “anche loro hanno uno stomaco[1] si erano dati da fare per difendere il ruolo dei preti e delle suore nelle scuole.

Nel giugno del 1902, nel particolare contesto politico appena descritto, si aveva avuto notizia della denuncia del padre di un alunno del collegio Vinanti presentata contro il maestro Rispoli, accusato di aver commesso “turpitudini innominabili[2] nei confronti del figlio e di altri ragazzi ospiti dell’istituto. Per tale motivo l’istitutore era stato deferito all’autorità giudiziaria ed il tutto sarebbe lì, se la politica non ci avesse messo lo zampino.

Il cav.Luigi Vinanti, proprietario e direttore dell’istituto, era tempestivamente intervenuto licenziando il Rispoli ed altri due suoi colleghi, colpevoli questi di aver “tenuto un linguaggio non tollerabile[3], ma ciò non era bastato a placare l’ira dell’autorità scolastica provinciale, la quale incaricò il preside del regio liceo, il prof. Capetti, di eseguire un’inchiesta.

Dalle indagini era risultato che le insinuazioni erano fondate ed il Consiglio scolastico provinciale decretò così la censura per il direttore e, una volta finito l’anno scolastico, la chiusura dell’istituto. Il Vinanti era accusato dal Consiglio scolastico provinciale di non aver adeguatamente sorvegliato la condotta dei suoi insegnanti e, di conseguenza, aver permesso che tali gravissimi fatti potessero avverarsi nel suo istituto.

Il sindaco di Bassano, ritenendo che la chiusura del collegio sarebbe stata un colpo durissimo per la città, si rivolse al ministro della Pubblica Istruzione Nunzio Nasi, proponendo un compromesso per evitare la chiusura dell’istituto: Luigi sarebbe rimasto proprietario del collegio, mentre la direzione sarebbe passata ad un incaricato del comune. Il ministro accettò la soluzione proposta dal primo cittadino di Bassano, stratagemma che era piaciuto anche all’autorità scolastica provinciale.

Il 6 settembre tuttavia le cose erano già cambiate: era giunto un telegramma da Roma conil ministro Nasi ordinava l’immediata riapertura del collegio Vinanti alle condizioni di sempre, come se nulla fosse accaduto.

L’improvviso colpo di spugna fece gridare allo scandalo nello scandalo e subito venne convocata una riunione urgente del Consiglio scolastico provinciale, durante la quale lo scrittore e senatore Antonio Fogazzaro ed il commendator Almerico da Schio parlarono senza mezzi termini dell' “incoerenza e soperchieria del governo,nonchécontro le intromissioni di influenze parlamentari[4] .

Fogazzaro propose al Consiglio la votazione di un ordine del giorno: “I sottoscritti membri elettivi del Consiglio scolastico provinciale, considerato che i provvedimenti presi telegraficamente dal Ministro circa l’affare Vinanti contro un voto unanime del Consiglio e comunicatigli nell’odierna seduta costituiscono un gravissimo sfregio per la sostanza e per la forma, alla dignità del Consiglio stesso, e gli tolgono l’autorità necessaria all’esercizio delle sue funzioni, rassegnano all’egregio presidente le sue dimissioni[5].

La “questione scabrosa del collegio Vinanti[6] (così la definivano i quotidiani) sembrava davvero non aver fine.

Intervennero deputati e consiglieri provinciali di ogni parte politica ed alla fine fu lo stesso ministro Nasi a formulare la proposta che sembrava salvare capra e cavoli: il 17 gennaio del 1903 egli suggerì di lasciare la direzione e la proprietà del collegio, ma di autorizzare il Comune di Bassano a la possibilità di nominare una commissione permanente di vigilanza composta da tre cittadini eletti. Non solo: “S. E. il Ministro espresse fiducia che gli egregi dimissionari non insisteranno nel loro proposito[7] , e fu così che Antonio Fogazzaro e i suoi illustri colleghi ritirarono le dimissioni. E finalmente si concluse l’ “affare” del collegio Vinanti.

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