James Dean: mito o Leggenda?

Morte nel pomeriggio

Erano le 17.50 del 30 settembre 1955: un caldo pomeriggio californiano di fine estate.

L'auto, una Porsche scoperta, color alluminio, dal modello aerodinamico, correva lungo la strada che da San Luis Obispo porta a Salinas: la Highway 466.

Al volante c'era un ragazzo di nome Jimmy, cui il vento scompigliava i capelli. Da sei mesi appariva sugli schermi, affascinava migliaia di spettatori, valeva milioni di dollari per la Warner Bros. che l'aveva sotto contratto. Si chiamava James Dean.

La Porche correva lungo un rettilineo deserto e Jimmy la stava portando a Salinas per partecipare ad una gara su pista: lo sguardo, dietro le lenti degli occhiali da sole gli brillava di eccitazione. Non c'era nulla al mondo che Jimmy apprezzasse quanto una corsa d'auto. It is like a good baby, disse a proposito della sua nuova automobile all'uomo che gli sedeva accanto: il meccanico Rolph Wütherich, ventinove anni. Il tachimetro segnava sessanta miglia all'ora, novantasei chilometri e il vento disperdeva il suono delle parole. Bakerfield era passata da poco, mancavano sette miglia a Salinas.

Sulla Highway 466 non c'erano altro che loro. Erano le 17.59. Si avvicinava l'incrocio di Paso Robles fra la 466 e la 41. "Rallenta!", ordinò Rolph. Jimmy rispose con un brontolio. Odiava rallentare quando correva così bene. Hi! fece Jimmy, lasciando andare l'acceleratore.

Il sole era basso e Dean ne era abbagliato. Proprio davanti a lui era l'uscita per la Route 41, che portava a destra per Salinas. Due anni più tardi Cary Grant sarebbe stato inseguito, in questa location, da un aeroplano in Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock.

Improvvisamente Jimmy si accorse della macchina che veniva verso di loro. Era una grossa Ford Tudor bianco e nera, andava abbastanza forte ma non come la sua Porsche.

In prossimità dell'incrocio la Ford iniziò a spostarsi a sinistra per svoltare nella 466, in pratica gli stava tagliando la strada.

Ora era molto vicina, così vicina che si poteva distinguere con chiarezza la faccia del giovane che la guidava.

La consapevolezza del pericolo dovette immediatamente colpire Jimmy allo stomaco. Rallentò la Porsche e cercò di portarsi fuori dal punto pericoloso. Il guidatore della Ford cominciò a curvare, si guardò intorno mentre il sole si rifletteva sulla carrozzeria della Porsche, rendendola indistinta. Doveva tentare la fortuna o rimanere dov'era e portarsi sulla destra? Pensò di potercela fare ed era ormai nella corsia di Dean quando si rese conto del suo errore, ormai troppo tardi.

"Dovrebbe fermarsi lui", disse Jimmy. Uno sbattere di ciglia più tardi la sua macchina si scontrava frontalmente col massiccio lato destro della Ford. La leggera e piccola Porsche si accartocciò come fosse una lattina e fu gettata in aria. E fu la fine.

Jimmy, immobile, giacque come un fantoccio di pezza riverso sul volante, il sangue impregnava la sua T-shirt bianca, il collo spezzato.

Tutto era così semplice e senza importanza ormai: amori, carriera, voglia di vincere alle corse.

L'auto contro la quale andò a fracassarsi la sua bella e costosissima Porsche, comprata col compenso delle riprese del film Il gigante appena terminato, era quella di un certo Donald Turnupseed, studente di un college che aveva ventiquattro anni, proprio come Jimmy. Era biondo e piccolo come Jimmy. Tornava da Salinas.

La leggenda narra che proprio quel pomeriggio aveva assistito ad una proiezione del film con James Dean La valle dell'Eden.

All'urto il suo sportello si aprì e fu sbalzato fuori, pressoché illeso.

Il meccanico Rolph Wütherich invece ebbe diverse fratture, se la cavò con un mese d'ospedale e sette mesi in riabilitazione.

Un'inchiesta ebbe luogo l'11 ottobre a Paso Roble e Donald Turnupseed venne assolto dall'accusa d'omicidio colposo. Dean non si fidava mai di nessuno per carattere, quel pomeriggio di 50 anni fa un eccesso di speranza verso il prossimo gli fu fatale: Quando corro - diceva - non ho più paura di morire.

C'era una corsa da fare a salinas...e poi non ci fu più niente.

Durante un'intervista James Dean aveva detto: Se uno riesce a gettare un ponte tra la vita e la morte, se riesce cioè a vivere anche dopo morto, forse allora è stato un grand'uomo.

Jimmy non ebbe tempo per diventare un uomo ma divenne qualcosa di più: un eroe immortale.

La gioventù di tutto il mondo si riconobbe come ad uno specchio nel volto di James Dean. La morte, aveva dato autenticità al "furore di vivere" e alla sua sfida adolescenziale alla vita... che da sempre è un duello iniziatico con la morte.

Il sociologo Edgar Morin ha scritto, a proposito, nel 1963 [1]: La morte attua il destino di ogni eroe della mitologia dotandolo di una doppia natura: umana e divina. Essa realizza la sua profonda umanità che è di lottare eroicamente contro il mondo, di sfidare coraggiosamente una morte che finirà per abbatterlo. Contemporaneamente, definisce l'eroe nella sua natura sovraumana, lo divinizza aprendogli le porte dell'immortalità. E' solo dopo il sacrificio, dove s'espia la condizione umana, che Gesù Cristo diviene Dio.

La ricerca dell'Assoluto è realizzata per assurdo dall'incontro con la morte che dona l'immortalità: da qui comincia la vittoria sulla morte. La velocità stessa è una forma moderna, irrazionale e rozza di questa ricerca alla pienezza della vita.


Quando un giovane muore


Gli eroi da sempre muoiono giovani e portano i messaggi dell'adolescenza (per esempio Rimbaud), ma fu solo negli anni Cinquanta che l'adolescenza prese coscienza di sé in quanto età particolare, in opposizione agli adulti e ai loro modelli culturali. I giovani videro che la vita e il carattere "eroico" di James Dean non erano prefabbricati dallo star system , ma reali e concreti e vi si identificarono. Trovarono in lui un coetaneo che ha il gusto del rischio e che, in mancanza d'ideali collettivi, ripiega su se stesso e cerca "l'evasione".

A 23 anni, nel 1956, François Truffaut scrisse su Arts [2]: In James Dean la gioventù attuale si ritrova tutta intera, non tanto per le ragioni strombazzate ( violenza, sadismo, frenesia, nefandezza, pessimismo e crudeltà ) quanto per delle altre infinitamente più semplici e comuni: pudori di sentimenti, fantasia instancabile, purezza morale senza alcuna relazione con la morale corrente ma ben più rigorosa, gusto tipico dell'adolescienza per la competizione, ebbrezza , orgoglio e rimpianto di sentirsi "fuori" dalla società, rifiuto e desiderio d'integrarsi, ed infine accettazione o rifiuto del mondo così com'è...con James Dean l'identificazione è insieme più profonda e più totale, perchè porta in sé nel suo personaggio, la nostra stessa ambiguità, il nostro dualismo e tutte le debolezze umane.

E' chiaro che Dean non fu un "ideale" ma un modello. Con la sua morte subì un processo di divinizzazione analogo a quello dei divi del cinema muto (ad esempio Rodolfo Valentino), ma i divi moderni sono modelli ed esempi comportamentali, mentre quelli di un tempo erano solamente ideali di sogno.

Non si può credere facilmente alla morte di un eroe ed in effetti la morte di "superuomini" come Napoleone o Hitler (che lo sono stati nel bene o nel male) è stata difficilmente accettata perché non se ne può concepire la loro essenza mortale.

Una leggenda, vuole che Dean sia miracolosamente sopravvissuto all'incidente e che fu un autostoppista ad essere investito e poi messo nella bara al suo posto. James Dean infermo, sfigurato e irriconoscibile, sarebbe ricoverato in una clinica al riparo dagli sguardi del mondo.

Per anni più di duemila lettere alla settimana gli venivano indirizzate, scrivendogli come se fosse ancora vivo e vegeto a Hollywood.

Ci furono anche dei dean-agers che si rivolsero allo spiritismo per parlare con lui nell'aldilà. Come in tutti i "culti" si cercò di ristabilire il contatto tra il "morto immortale" e i mortali.

La tomba di James Dean, nel luogo natale a Fairmount in Indiana, è ancor oggi continuamente ricoperta di fiori e lettere. E' accaduto anche, nel 1983, che la lapide fu rubata, di notte. Fu poi ritrovata, dopo molti anni, buttata sbrigativamente in una discarica di rifiuti nella zona.

Molti fans, anche oggi, vanno al cimitero, staccandone dei frammenti per farne reliquie. Degli amuleti che si tengono addosso per impregnarsi della sostanza mistica dell'eroe. Come nelle società arcaiche.

Ogni anno, il giorno in cui si commemorava la sua morte, migliaia di fedeli vi si recano in pellegrinaggio, chi in sincera preghiera e chi per sfogarsi in americanate kitsch di dubbio gusto.

A lungo il rottame della Porsche venne portato in esposizione in tutti gli Stati Uniti come una reliquia-simbolo della "Passione" di James Dean.

Con la scusa d'educare i giovani alla guida sicura la si esibiva alle fiere, dove per pochi dollari, chiunque poteva sistemarsi sul sedile su chi era morto il celebre attore e toccare le chiazze di sangue sul volante, che qualcuno prontamente aveva rimpiazzato con vernice rossa. C'è chi pretendeva di farci l'amore sopra e chi anche pagava fino a venticinque dollari per averne un bullone.

Ma, si diceva, che una maledizione accompagnasse queste lamiere contorte. Alcuni pezzi furono venduti ed usati come ricambi per altre Porsche, i cui proprietari perirono in strani incidenti.

Addirittura, mentre la stavano caricando su un camion, nel corso della macabra tournée, si ruppe un argano e precipitò su un operaio.

Poi nel 1960 scomparve. Finché, verso il 1996, riapparve in Italia dove fu restaurata da uno specialista.

Come nuova, finì poi ad un'asta privata per una cifra esorbitante. L'acquirente misterioso, probabilmente uno sceicco saudita, ogni tanto la espone a Las Vegas.

Il vero James Dean


Ma com'era veramente il James Dean attore e persona? Era alto 1,68, 1,70 o 1,75? I suoi capelli erano biondi, castani o color paglia? Aveva gli occhi azzurri, verdi o grigi? Lo si può definire un esibizionista o uno psicopatico? Era l'espressione pura dell'adolescenza o un arrivista avido di successo?
La leggenda immortala ma deforma.

Soprattutto quando l'eroe è anche merce e quando deve adeguarsi al bisogno d'identificazione di milioni di adolescenti; le ambiguità proliferano anche perchè giustificate da una personalità che fu, in effetti, tormentata e contraddittoria.

Ma tutti si domandano quanti furono tra quelli che se ne sono vantati, uomini e donne, che in realtà fecero l'amore con lui?

E' indubbio che non viveva tranquillamente anche le sue inclinazioni omosessuali.

Raramente chi lo conobbe osa parlare di questo aspetto della persona-Dean: all'epoca essere gay era paragonabile alla droga e al comunismo.

Erano cose che si facevano ma di cui non si parlava pubblicamente.

Nella biografia dedicatagli dall'inglese John Howlett [3] si legge: Quasi certamente era bisessuale, benché non si possa dire se fosse più intensa la sua attività eterosessuale o omosessuale. Furono di più gli uomini che le donne a dichiarare di aver dormito con lui...

E' sicuro che Dean era amico intimo di Roger Brackett, un regista della televisione notoriamente gay, e che con lui trascorse molti week-end in casa di alcuni amici che vivevano sul fiume Hudson. Basta saper leggere tra le righe della biografia di Dean per avere altri indizi: crociere sullo yacht con famosi produttori hollywoodiani, vagabondaggi nei cinematografi della 42ma Strada a New York e sul molo di Venice a Los Angeles, giornate passate a penzolare lungo la piscina dell' Hotel Sunset Plaza in cerca di protezioni per la carriera e numerosi inviti a cena con il gioielliere newyorkese Louis Fabricant.

Ci sono altre storie che lo coinvolgono nella prostituzione, durante il suo primo ed infelice periodo hollywoodiano.

C'è chi lo udì una sera, con grande scandalo, ad un party newyorkese a casa dell'attore gay Judson Laire dirgli in faccia e ad alta voce: Beh? E allora i soldi dove sono?

Dean era molto amico dell'attore Nick Adams, famoso per certe sue "enormi doti" non certo recitative e che poi ebbe anche una parte di rilievo in Gioventù bruciata.

Adams, nel 1956 divenne inseparabile da Elvis Presley, sullo schermo e nella vita privata, quanto si cercò di costruire una carriera cinematografica da "ribelle" ad Elvis sulla scia della scomparsa di James Dean.

Elvis aveva un culto ossessivo per Dean, anche se non l'aveva mai incontrato di persona, lo attraeva sessualmente e spiritualmente, tanto che si rivolse persino a dei medium pur di raggiungerlo nell'aldilà. Adams divenne così l'unico collegamento-feticcio possibile col "caro estinto".

Comunque fosse, Nick Adams e James Dean vissero a Los Angeles per un breve periodo nel 1951. Il loro amico Bill Dakota dichiarò che Jimmy e Nick, letteralmente, facevano a botte per accaparrarsi l'unico paio di jeans Levi's, che possedevano in comune, per uscire ed andare "a battere".

La relazione sessuale tra i due fu confermata pure da Sal Mineo al giornalista Boze Hadleigh, poi pubblicata in Conversation With My Elders (1986, New York, St. Martin's Press).

Ma c'è dell'altro se si dà retta a ciò che scrive quella malalingua inviperita di Kenneth Anger nel suo libro Hollywood Babilonia 2 [4]. Anger, racconta che nel rapporto sull'incidente di Dean un ufficiale di polizia scrisse che sul torace era visibile una "costellazione di cicatrici e bruciature". Quel rapporto non fu mai mostrato ai giornalisti. Nessun giornale pubblicò che alla vigilia della morte James Dean aveva partecipato ad un ricevimento gay a Malibù dove, tra l'altro, litigò furiosamente con un ex amante che l'accusava di farsi vedere in giro con belle ragazze soltanto per farsi pubblicità.

Nemmeno si raccontò che già da un anno l'attore frequentava regolarmente il Club, un locale per omosessuali a West Hollywood, dove aveva da poco scoperto i giochi sadomasochistici. I frequentatori abituali del locale l'avevano soprannominato "il portacenere umano" perché pregava i suoi "padroni" di spegnergli le sigarette sul petto! Tutto ciò sarebbe accaduto nell'ultimo periodo di vita di Dean, quando iniziò a frequentare gente eccentrica, dedita ad allucinogeni, come l'attrice finlandese Maila Nurmi che in tivù interpretava l'ossessa Vampyra. C'è chi dice che fu lei ad iniziarlo, addirittura, al satanismo.

Chissà se tutto questo corrisponde al vero. Sicuro è che Dean aveva evitato il servizio militare dichiarando d'essere omosessuale. Quando la celebre giornalista Edda Hopper, il cui figlio lavorò in Gioventù bruciata con Dean, gli domandò come avesse fatto a rimanere fuori dall'esercito, durante la guerra in Corea, lui rispose: Ho baciato il medico!

Ci furono molte dicerie circa una sua presunta relazione con Rock Hudson, ma è quasi certo che fra i due non ci fu del tenero, perché Hudson lo detestava e lo considerava "poco professionista" sul set.

La verità forse è che i due non si sopportavano perché nel 1955 avevano avuto entrambi un intrallazzo col bellissimo attore Tab Hunter, anch'esso star cinematografica di prima grandezza. Dean abitava a casa di Dick Clayton, agente anche di Tab, quando stava a Los Angeles.

E che cosa dire poi del legame morboso e narcisistico che legò Dean e Marlon Brando nel 1954 e sul quale di tanto in tanto trapelano nuovi particolari?

Sembra strano, ma quando si guarda a tutti i sex-symbol della storia del cinema, ci si accorge che erano dotati di un'ambigua vita sessuale: Rodolfo Valentino, Ramon Novarro, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Tallulah Bankhead, Joan Crawford, Erroll Flynn e Tyrone Power, Ava Gardner e Lana Turner, Cary Grant e Randolph Scott...

James Dean con la presenza da macho-soft sedusse anche il suo collega Sal Mineo con cui girò, nell'aprile 1955, Gioventù bruciata di Nicholas Ray, il capostipite dei film gay hollywoodiani.

Nell'ambiente omosessuale californiano circolò addirittura la foto di un giovane difficilmente identificabile che si diceva fosse Dean, seduto su un albero con il pene eretto. Io quella foto l'ho trovata, ormai è diventata celebre, ma vi posso garantire che assolutamente non si tratta proprio del nostro James Dean.

Quale sarà la verità?

Impossibile oggi districarla dal falso. James Dean, per chi l'ha conosciuto, è un ragazzo morto molto tempo fa, legato ai ricordi labili della giovinezza, un punto fisso come una stella in una notte di settembre, la cui voce non è stata offuscata dallo svanire progressivo di tutte le certezze e illusioni verso la vita.

Cosa ne è stato di Rock Hudson, Bill Bast, Dizzy Sheridan, Sal Mineo, Annamaria Pierangeli, Nathalie Wood, Nicholas Ray e tanti altri che gli furono vicini?

Tra loro c'è chi non ha mai raggiunto la celebrità, chi è morto di Aids divenendo suo malgrado un portavoce del movimento gay, chi è stato massacrato sotto casa da uno sconosciuto, chi è morto annegato in mezzo l'oceano, chi si è tolto la vita con i barbiturici e chi, invece, ha congelato la propria lenta agonia sul letto di morte in un film, come Nicholas Ray, in Lightning Over Water del 1980, dedicato a James Dean.

"Beato Jimmy che è morto giovane!" pare ripetessero tutti con invidia. La maggior parte col rancore che se verranno ricordati in futuro lo sarà soltanto perché citati qua e là in qualche biografia dedicata a James Dean.

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