John Gielgud

Nell'aprile del 1999, in occasione del novantacinquesimo compleanno dell'attore, il Sunday Times Culture scriveva che "John Gielgud non ha un posto nella storia del teatro inglese del XX sec., John Gielgud è la storia del teatro inglese del XX sec.". I necrologi pubblicati un anno dopo erano tutti su questo tono, concordi nel salutare con Gielgud uno dei giganti del teatro, ma anche un grande attore cinematografico, capace di trionfare nei ruoli da protagonista e di rubare con facilità la scena in quelli secondari, che non aveva mai disdegnato e in cui aveva saputo offrire alcune delle sue migliori interpretazioni, fossero drammatiche o umoristiche.

Da Shakespeare a Shakespeare

Arthur John Gielgud nacque a Londra nel 1904 in un famiglia in cui si respirava da generazioni l'aria del teatro. Il padre, Frank Gielgud, era un agente di borsa di discendenza polacca figlio di un'attrice shakespeariana, mentre la madre, Kate-Terry Lewis, era imparentata con Ellen Terry, una delle più famose attrici inglesi dell'800.

Dopo la formazione alla Westminster School, il sedicenne Gielgud debuttò a teatro sul palco dell'Old Vic in un allestimento dell'Enrico V di Shakespeare. Due anni dopo esordì anche al cinema. Le prime esperienze importanti le fece grazie all'appoggio di Noël Coward, che gli concesse il ruolo di sostituto del protagonista nel suo The Vortex (1924).

Ma fu su Shakespeare (e poi su Checov e su alcuni moderni, come Graham Greene e Harold Pinter) che costruì la sua fama di attore: nel giro di pochi anni spaziò da Romeo (che qualche critico giudicò un tantino effeminato) a Amleto (interpretato a soli 26 anni), che insieme al Riccardo II rimase una delle sue interpretazioni più memorabili.

In breve Gielgud si affermò come uno dei più importanti attori della sua generazione insieme a Laurence Olivier e a Ralph Richardson. Interpretò anche diverse opere scritte apposta per lui, tra cui Richard of Bordeaux che godette di un grande successo.

Nel '37 Gielgud fondò la sua compagnia al Queen's Theatre riscuotendo ampi consensi critici anche per la sua innovativa attività di regista.

Negli anni '50 si dedicò sempre meno al teatro (dove comunque furoreggiò per alcuni anni con The Ages of Man, una raccolta di brani shakespeariani) e sempre più al cinema. Fino a quel momento aveva interpretato solo sette film (tra cui Agente segreto di Alfred Hitchcock, nel 1936), ma ora cominciò a costruire una carriera cinematografica continuativa che lo avrebbe portato a interpretare oltre cento film.

Iniziò ancora da Shakespeare con il ruolo di Cassio nel Giulio Cesare (1953) di Joseph Leo Mankiewicz, seguito dal Romeo e Giulietta (1954) di Castellani e dalRiccardo III (1955) di Olivier (in cui interpretò Clarence). Poi i suoi ruoli si diversificarono, ma tornò spesso a Shakespeare, per esempio interpretando Enrico IV nel Falstaff (1966) di Orson Welles, fino a ricoprire tutti i ruoli in L'ultima tempesta (1991), un progetto che lui stesso offrì a Peter Greenaway. Il film fece discutere i critici pudibondi anche perché l'attore, a 87 anni, si mostrava per la prima volta nudo.

Gielgud ebbe la fortuna di non essere mai sprovvisto di buoni ruoli nemmeno al cinema e nemmeno in età avanzata. Lo si ricorda soprattutto protagonista dello splendido Providence (1977) di Alain Resnais o in Il direttore d'orchestra (1980) di Andrzej Wajda. Ma sapeva trarre grandi soddisfazioni anche dai suoi ruoli minori, come da quelli di The Elephant Man (1980) di David Lynch o di Shine (1996) di Scott Hicks. Alcune delle sue prove più memorabili sono proprio le piccole parti in Il caro estinto (1965) di Tony Richardson e nella miniserie televisiva Brideshead Revisited (1980). L'anno dopo vinse anche un oscar, per Arturo(1981).

Dai cessi di Londra alla campagna del Buckinghamshire

Quando, il 12 giugno 1953, Gielgud venne fatto Sir, Noël Coward annotava nei suoi diari: «sono davvero contento perché se lo meritava da anni» [1]. Era un sentimento comune. Da tempo i suoi amici ed estimatori, come Laurence Olivier e Ralph Richardson, si prodigavano perché Gielgud fosse insignito di questo titolo. Ma i rumori sulla vita privata dell'attore avevano sempre suscitato una certa diffidenza nella corona (lo stesso motivo per cui anche Coward dovette attendere a lungo per diventare Sir).

Caso volle che proprio l'anno in cui tali pudori furono accantonati scoppiasse lo scandalo. Il 21 ottobre 1953 Gielgud fu arrestato a Londra perché batteva nei cessi (fino al '67 l'omosessualità rimase fuori legge in Gran Bretagna). Non era certo un'eventualità rara ed era prassi in questi casi presentarsi in tribunale dichiarando un nome e una professione false, per sfuggire all'occhio indiscreto della stampa. Nel 1946, ad esempio, un altro grande attore, Alec Guinness, se l'era cavata presentandosi in aula come Herbet Pocket. Ma Gielgud fu meno furbo: si disse impiegato, ma usò il suo nome di battesimo. Il giorno stesso la notizia fece il giro delle redazioni e la stampa montò una campagna violentissima nei suoi confronti, che tuttavia ebbe maggiori ripercussioni all'estero che in patria: Gielgud non poté mettere piede negli Stati Uniti per quattro anni.

Il pubblico non si curò granché dei fatti privati dell'attore, impegnato in quel periodo in una turné fuori Londra. Alla sua prima entrata in scena dopo lo scandalo la platea si alzò in piedi ad applaudirlo. Inoltre non mancarono giornali, come il New Statesman e l'Observer, che approfittarono dell'occasione per invocare la riforma della legge e la depenalizzazione dell'omosessualità, di cui si discusse a lungo negli anni seguenti. Tuttavia Gielgud era mortificato dalla situazione e meditò persino il suicidio (lo confessa in una lettera a Lilian Gish). Suo fratello Val, intanto, si adoperò per aiutarlo utilizzando il potere che gli derivava dalla direzione della BBC radio: minacciò l'impresario teatrale Hugh 'Binkie' Beaumont (che stava con un ex di Gielgud) di fargli l'outing se avesse fatto qualcosa per impedire a John di continuare il suo lavoro.

In realtà lo scandalo si sgonfiò presto e venne poi dimenticato, ma Gielgud ne rimase segnato e se nelle sue numerosissime epistole agli amici più intimi affrontò con crescente libertà la sua vita sentimentale e sessuale, non tornò più a parlare pubblicamente della sua omosessualità (dedicò più energie alla causa animalista che a quella gay) fino al 1988, quando accettò che sul programma di sala di The Best of Friend fosse specificato che da anni viveva con il suo compagno Martin Hensler.

Nell'ottobre del '59 si era trovato di nuovo in difficoltà quando, mentre era a New York, fu vittima di un ricattatore che minacciava di far scoppiare un nuovo scandalo. Pochi giorni furono sufficienti per individuare il ricattatore e scoprire che non era in possesso delle prove compromettenti che dichiarava di avere, ma Gielgud aveva temuto di dover affrontare di nuovo il dramma di qualche anno prima. E si sentiva offeso soprattutto per il fatto che il ricattatore sosteneva di averlo visto in situazioni compromettenti in una quantità di luoghi, "tanto che quasi ho cominciato a pensare di essermi comportato molto male, cosa che non è vera" [2].

Avventure a parte, Gielgud costruì vari rapporti duraturi nella sua vita. Il primo fu quello con l'attore John Perry, conosciuto nel '26. I due convissero in un appartamento a Covent Garden fino ai primi anni '40, quando Perry lasciò Gielgud per mettersi con Beaumont.

Negli anni '50 fu la volta dell'arredatore Paul Anstee. Nel '56, dopo uno spettacolo, conobbe però George Pitcher, un giovane accademico americano che avrebbe poi insegnato filosofia a Princeton, e portò avanti con lui una relazione parallela per otto anni. Pitcher aveva a sua volta un compagno, il musicista Edward Cone, ma i due facevano coppia aperta e la presenza di Gielgud era ben gradita, benché talora l'attore si sentisse un po' in imbarazzo. Al contrario, Anstee non gradiva condividere Gielgud con altri, era geloso, odiava gli amici dell'attore e Pitcher in particolare. Alla fine del '59 Anstee e Gielgud si lasciarono, ma rimasero amici fraterni per tutta la vita.

Infine, nei primi anni '60 incontrò a una mostra alla Tate Gallery l'ungherese Martin Hensler: era più giovane di trent'anni, lo avvicinò e se lo portò a casa. Qualche giorno dopo scrisse a un'amico: "ho uno strano ungherese ora, che ho rimorchiato in modo piuttosto spudorato alla mostra di Kokoschka, che è misterioso, intensamente timido" [3]. Rimasero insieme per quarant'anni (oltre venti dei quali passati nella campagna del Buckinghamshire, dove si erano ritirati), fino alla morte di Hensler, avvenuta nel 1999. Per Gielgud, che aveva 96 anni ed era già malato di cancro, fu un duro colpo, senza contare che Hensler gli faceva da segretario-factotum e non aveva smesso di prendersi cura di lui nemmeno quando egli stesso era già molto malato. Al suo ex amante George Pitcher scrisse poco dopo la scomparsa di Hensler: "non ha voluto funerali o cerimonie di nessun tipo, così ho semplicemente sparso le sue ceneri nel giardino e sto cercando di affrontare il futuro senza di lui" [4]. Ma non avrebbe dovuto sforzarsi a lungo: sopravvisse a Hensler solo pochi mesi.

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