Le luci della quotidianità

23 dicembre 2017

Sono un grande appassionato di carteggi ed epistolarî, perché spesso dalle lettere, come d’altronde dalle memorie o dai diarî, esce un quadro vivo d’un certo momento storico, e la civiltà d’un certo contesto emerge con particolare risalto sia da missive composte pensando ai posteri o limate in un secondo momento con l’occhio alla fama futura, sia da lettere inviate senza particolari preoccupazioni retoriche; fra l’epistola come genere letterario e quella come puro messaggio utilitaristico esiste, del resto, una gradazione amplissima di situazioni intermedie, anche perché ad esempio uno scrittore non sempre riesce a deporre i panni reali e curiali mentre scrive al prossimo in privato. Esistono perfino, e si leggono con piacere, carteggi che sono splendidi modelli di stile anche quando non dicono praticamente nulla, come molte lettere di Simmaco e di autori bizantini, ed altri, redatti da gente affatto imperita, dalla prosa rotta e impervia, densi però di curiosità e testimonianze, a volte commoventi, su luoghi e tempi e mentalità ed esperienze lontani dai nostri, come avviene per certi dispacci rinvenuti su papiri, o ai fogli mandati a casa da soldati o emigranti a stento alfabetizzati. Ci sono poi missive composte da gente famosa, che trovano l’onore della pubblicazione grazie appunto alla fama dell’autore, ma opache nell’eloquio e povere di contenuto, le quali, com’è ovvio, interessano il biografo e magari anche l’appassionato, ma non brillano per nessun altro pregio che le possa rendere piacevoli e interessanti a tutti gli altri lettori: per queste l’idea migliore mi sembra riservarne la pubblicazione a un’eventuale edizione critica. Ecco, il caso della corrispondenza fra Isherwood e Forster mi sembra proprio quest’ultimo. Che Isherwood fosse un epistolografo insulso me n’ero accorto leggendo il florilegio delle “lettere da Sintra” stampate qualche anno fa da un editore nostrano mettendovi in copertina, oltre a lui e a Spender, un Auden che a Sintra con gli altri due stette pochissimo e non scrisse lettere a nessuno (le lettere scritte da Isherwood a Forster durante il soggiorno nella città portoghese ovviamente sono incluse anche nella presente raccolta pubblicata da Archinto); speravo che almeno Forster meritasse la spesa del libro, ma mi sono ingannato: neanche lui come autore di lettere vale granché, sebbene sia migliore di Isherwood; ma ci vuol poco. Forster era vecchio, aveva problemi di salute (anche se fu molto longevo), era depresso per molti fatti politici e culturali che vedeva attorno a sé, ma a mio avviso era altresì un terribile piagnone: somigliava insomma a tante persone d’una certa età, che passano il tempo a lamentarsi di tutto: la salute, il governo, le finanze proprie e altrui, i libri (degli altri), i conoscenti, la gente in generale; in realtà faceva una vita piuttosto comoda e neanche tanto disagiata, ma non se ne rendeva nemmeno conto. L’altro infiorava le sue paginette di resoconti senza sugo, di freddure noiose, di battute che non fanno ridere; unico punto interessante, quando entrambi parlavano di Maurice, che, com’è noto, Forster lasciò inedito in vita, ma fece leggere a parecchi amici fidati. Il sottotitolo all’edizione italiana parla di lettere su letteratura ed omosessualità. Di letteratura, tutto sommato, in queste pagine si parla pochino, e quasi sempre a proposito di gente nota tutt’al più a specialisti di letteratura inglese (nei rari casi ove si citino scrittori famosi, come Tolstoj, non emergono giudizî degni di memoria); di omosessualità, meno ancora, e appena di striscio: sarà pure che in Inghilterra essa era un reato, ma lo era anche nella Roma pontificia, il che non impediva per esempio a Baldassar Castiglione di riferirne al riguardo motteggi molto divertenti e arguti nel Cortegiano; qua, con due corrispondenti seriosi e noiosi, di motteggi divertenti e arguti non si vede manco l’ombra: quando Isherwood tenta di fare il simpatico (Forster neanche ci prova), fa cascare le braccia. Insomma, un libro per addetti ai lavori o per idolatri dei due autori britannici, che ovviamente andrebbero in sollucchero anche leggendone le note per la lavandaia e la lista della spesa.
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nomeprofessioneautoreanni
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autoretitologenereanno
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