Dieci decimi. Tommaso Giartosio rilegge "Via da me" di Mauro Curradi

11 marzo 2005, "Babilonia" n . 228, febbraio 2004

Dieci scrittori contemporanei leggono dieci opere della letteratura italiana del Novecento, da I viceré di De Roberto (pubblicato nel 1894) e letto qui da Antonio Moresco, a La Gloria di Giuseppe Berto del 1978, presentato da Evelina Santangelo, passando tra gli altri per testi di Buzzati, Bianciardi, D'Arzo, Tozzi, riletti rispettivamente da Diego De Silva, Bruno Arpaia, Davide Longo, Domenico Starnone.

Si tratta di testi che forse non occupano nelle storie della letteratura italiana il posto che meriterebbero, alcuni considerati "minori", altri quasi inediti, altri di autori pressoché sconosciuti.

Legati all'attività didattica della "scuola Holden" di Alessandro Baricco, i dieci interventi, nati come lezioni in aula tenute a Torino nel corso del 2003, sono diventati dieci saggi interessanti che evidenziano la straordinaria complessità della nostra letteratura novecentesca. Che è veramente un pozzo senza fondo anche per chi è interessato al rapporto tra letteratura e omosessualità.

Il saggio di Tommaso Giartosio ("Una storia letterale. Su Via da me di Mauro Curradi") ci presenta infatti uno scrittore pressoché sconosciuto, Mauro Curradi, e un romanzo pubblicato nel 1970, Via da me, che sembra essere di grande interesse anche per come viene rappresentata l'omosessualità.

Il romanzo è per ora irreperibile, ma se ne annuncia una nuova uscita tra qualche mese. Ne riparleremo.

Per adesso grazie a Giartosio che con questo breve saggio, ben articolato e con citazioni puntuali, ci stimola alla lettura di un'opera che forse ha avuto il torto (e non è certo la sola nella letteratura del Novecento) di essere stata scritta con trenta anni di anticipo.

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