Generi di traverso

11 marzo 2005, : sito

"Fuorispazio", settembre 2002.


Il libro raccoglie le versioni rielaborate di una serie di saggi presentati nel 1997 a Vercelli al convegno "Gender is as gender does", organizzato dalla Sezione di Anglistica del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università del Piemonte Orientale.
Studiosi di varie discipline (storia, antropologia e soprattutto lingua e letteratura inglese) si interrogano da diversi punti di vista sulla questione del genere.

"Molti, scrivono i curatori nell'introduzione, sono i soggetti coinvolti nella discussione, a partire non solo da prospettive metodologiche ma anche da indirizzi politici; non esiste il consenso su quali possano essere gli elementi essenziali a definire lo spettro di significati di questa parola: il genere, come dimostrano alcuni dei saggi contenuti in questo volume, può essere una dimensione del corpo, il punto d'intersezione fra l'universo culturale e sociale e la biologia; ma la parola evoca anche dei progetti metodologici, delle aspirazioni etiche e politiche. Serve a parlare dei corpi, e della loro sessualità, ma è anche uno strumento potente per costruire delle forme di riflessione trasversali, progettuali e in taluni casi addirittura utopiche".

Tutti molto densi e non sempre di agevole lettura per chi come me conosce poco Eve Sedgwick o Judith Butler, i vari saggi spaziano in vari modi nell'ambito del femminismo, in particolare americano.

I più interessanti nell'ambito degli studi gay sono quelli di Marina De Chiara, di Silvana Carotenuto e di Marco Pustianaz.

Marina De Chiara ("Se il corpo è una ferita. Borderlands di Gloria Anzaldùa") fa una analisi del libro della scrittrice lesbica Gloria Anzaldùa Borderlands a partire dall'immagine di Coactlicue, la divinità serpente preatzeca e dalle metafore simboli che l'accompagnano (la divinità riunisce in sé vita e morte, luce e tenebre, maschio e femmina).
Emerge così un discorso complesso e affascinante sulla "terra di confine" (borderland), sulle problematiche dell'identità e sulle "ferite" inferte dal terrorismo coloniale.


Silvana Carotenuto ("Una storia 'sui generis': la filosofia di Judith Butler") analizza la filosofia "queer" della Butler sulle dinamiche oppressive del potere e sul carattere quasi "naturale" che il potere sa costruire per se stesso: "ogni teoria che si esima dal pensare le possibilità di trasformazione dal di dentro della sua specifica formazione "sistemica" è essa stessa complice con l'idea del carattere "eterno" del capitale che esso così facilmente produce".


Il saggio di Marco Pustianaz ("Genere intransitivo e transitivo, ovvero gli abissi della teoria 'queer'") analizza, a partire da Foucault, Sedgwick, De Lauretis, due testi italiani nati all'interno del movimento politico omosessuale della fine degli anni Settanta (o comunque ad esso contigui), Il risveglio dei Faraoni di Mario Mieli e La maschia di Vittorio Pescatori. L'idea centrale dell'analisi di Pustianaz è quella di dimostrare come la frattura politica e culturale che negli ani Settanta ha portato anche in Italia all'assunzione della parola da parte degli omosessuali abbia prodotto delle narrazioni di identità "trasversali" rispetto ai binarismi normativi. Il polimorfismo nel romanzo di Mieli e l'oscillazione tra i generi del protagonista del romanzo di Pescatori (Teo-Tea) farebbero risaltare un rapporto non pacificato (e forse non pacificabile) con la norma.
Ma come sappiamo, poi, il movimento omosessuale italiano (e la letteratura che ha espresso, se l'ha espressa) ha percorso negli ultimi decenni una strada diversa, quella dell'integrazione nella norma.


Tra gli aspetti più suggestivi dei vari saggi c'è la contaminazione tra diverse discipline, lo slittamento dalla storia all'antropologia alla letteratura e la consapevolezza di quanto sia importante uno spazio d'incontro tra tradizioni intellettuali diverse, un margine entro cui confrontarsi e pensare le relazioni fra corpi, culture, strategie narrative e identità politiche.

Questo tipo di indagine e di interpretazione, suggestivo e ricco di stimoli, con un linguaggio che procede spesso per analogie e suggestioni di varia natura, rischia però di essere poco fruibile da parte di un lettore comune.

Capisco che certe cose non possono dirsi se non col loro linguaggio specifico, ma, come scriveva un nostro scrittore tardottocentesco, "non è male di tanto in tanto di scrivere anche per i lettori".

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