Deschauffours, Étienne-Benjamin

Un eccentrico a Capri

Crimini, arresto e processo

 

 

Sentenza di condanna di Deschauffours.

Nato a Viviers, nella regione della Linguadoca, intorno al 1690[2], era il figlio di Abramo e Judith Deschauffours Artillac; i loro nomi biblici inducono a sospettare che la sua fosse una famiglia ugonotta (protestante).

Visse a lungo nel paese natio, per poi trasferirsi a Parigi[3], dove visse spacciandosi per il "marchese du Preau" ma facendo in realtà il ruffiano, seducendo ragazzi e anche bambini, con i quali aveva rapporti sessuali prima di cederli per denaro ai clienti.

Deschauffours era il candidato ideale per una punizione esemplare, in quanto non s'era macchiato di "semplice" sodomia, ma anche d'una serie impressionante di reati altrettanto gravi che andavano dallo stupro al prossenetismo, al ratto e perfino alla castrazione d'un ragazzo italiano (per farne un cantante), pratica che in Francia era proibita.

Fu addirittura accusato dalla voce pubblica, non si sa se a ragione o a torto, dell'efferato omicidio che si diceva fosse avvenuto nel 1719 ai danni d'un ignoto bambino, che si mormorava fosse stato colpito con una bastonata alla testa perché resisteva a un tentativo di stupro[4], ma il cui presunto cadavere non era mai stato ritrovato. Gli inquirenti non trovarono dati che sostanziasse quest'ultima voce.

Deschauffours fu arrestato nel luglio del 1725 assieme al suo valletto e complice Picard, imprigionato alla Bastiglia e processato, con molti testimoni a suo carico[5].

Nel processo fu coinvolto un paio di centinaio di clienti, comprendenti nobili da mezza Europa. Fra loro, ben cinque italiani; nel processo venne fatto il nome d'un certo marchese di Monticelli o Monzelli "signore veneziano", di un certo Borghetti, del marchese Spinelli "signore napoletano", e di un abate Cofratti (anche se ovviamente tutti questi nomi erano falsi), che effettuavano un vero e proprio "turismo sessuale" fino a Parigi per "rifornirsi" da Deschauffours.

Tra i francesi figuravano personaggi di rilievo, come il vescovo di Laon e un conte, Cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo. Per questi motivi fra le autorità alcuni avrebbero preferito insabbiare il caso, ma il luogotenente generale della polizia di Parigi, René Hérault (1691-1740), ritenne che questa fosse l'occasione per "dare un esempio", sia per spaventare i "clienti" che avevano "comprato" i giovani dall'imputato[4], sia anche per far abbassare in generale la testa a una sottocultura omosessuale che si stava rivelando sempre più affollata e "sfacciata".

Fra i complici di Deschauffours incarcerati compariva anche il pittore Jean-Baptiste Nattier ("l'aîné", 1678-1725), che si tagliò la gola in carcere[6] e Jacques-François Riotte de La Riotterie, che iniziando con cinque anni di prigione per la sua frequentazione di Deschauffours, avrebbe passato venticinque anni dentro e fuori da carceri e monasteri a causa di un comportamento sistematicamente "dissoluto"[7].

Il 24 maggio 1726, un venerdì, l'imputato venne infine condannato ad essere bruciato in Place de Grève (oggi Place de l'Hôtel-de-Ville). L'esecuzione si svolse il giorno stesso, alle otto di sera: nonostante la sentenza lo avesse condannato ad essere bruciato vivo per l'atrocità dei suoi crimini, gli fu concessa segretamente la grazia d'essere strangolato prima del rogo, anche se un testimone affermò successivamente di averlo visto compiere una mossa "molto violenta" quando venne raggiunto dalle fiamme[8].

Reazioni allo scandalo

La condanna al rogo, già considerata anacronistica e piuttosto atroce, accompagnò le più "miti" condanne al carcere e alla deportazione, per mandare un segnale "forte", in grado di colpire l'immaginazione di tutti i "sodomiti".

Questa è l'esplicita opinione del giurista Edmond Barbier (1689-1771), che nel commentare l'accaduto sul suo Diario metteva in dubbio l'utilità delle esecuzioni pubbliche di sodomiti, dato che non solo esse non spaventavano i rei ma a suo parere finivano semmai per far conoscere l'esistenza dello stile di vita sodomitico a chi ancora non ne sapeva nulla:

 

« Si sono viste cose orribili in questo processo, nel quale si sono trovate prove complete. Sono state arrestate molte persone che sono state imprigionate, o deportate alle isole[9].

Si diceva anche che si sarebbe insabbiato tutto, ma la cosa è sembrata troppo grave. (...) [Si è] voluto fare comprendere che era necessario dare un esempio, non essendo possibile punire tutti coloro che erano stati nominati, perché ciò farebbe troppo chiasso. E del resto non occorrerebbe molto di più per illustrare questo crimine e renderlo più comune, laddove in maggioranza il popolo non sa neppure cosa sia[10]. Deschaufours (sic) era il più colpevole. (...) Ieri mattina è stato sottoposto a un interrogatorio stringente per crimine di sodomia, giudicato e condannato ad essere bruciato vivo. È stato giustiziato nel pomeriggio, in Place de Grève, con la sola variazione che è stato prima strangolato.

Era da molto tempo che non avvenivano esecuzioni per questo crimine, e questo terrà a bada per un po' tutti coloro che sono infatuati di questo crimine contro natura. (...) [Un parente ha chiesto la grazia], ma siccome questo crimine diventa comune e quell'uomo ne teneva accademia, se ne è voluto fare un esempio[11]»

 

 

Un'altra versione della sentenza.

Fama postuma

Del caso Deschauffours si continuò a parlare per anni. Circolarono "fogli volanti" sull'esecuzione capitale, e nel Diario di Mathieu Marais (1665-1737), leggiamo che Marais[12] il 2 giugno 1726 aveva inviato a un corrispondente una copia della sentenza.

Del caso si sarebbe parlato a lungo.

Verso il 1735 una canzoncina di Charles Collé si rivolse a Deschauffours come al rappresentante di tutti coloro che non amavano le donne bensì i soldati:

 

« Permettete, gran Duchauffour,

che criticando i vostri fuochi
noi cantiamo altre fiamme[13].

Lasciateci, gran Duchauffour,
l'amore per le donne,
e seguite l'altro amore voi,
signori che seguite le sue orme,
e trovate attrattive
nelle belle sentinelle;
arraffate i lacchè
e lasciate a noi le belle,
e firmiamo la pace[14]»

Nel 1739 una commedia anonima[15] introdusse come protagonista l'"ombra" (ossia il fantasma) di Deschaffours quale beffardo apologeta dei sodomiti.

Nel 1776 Voltaire avrebbe usato il nome di Deschauffours per accusare i gesuiti di praticare la sodomia, insinuando che la scintilla che aveva dato fuoco alla biblioteca d'un collegio di gesuiti, nella stessa notte del rogo di Deschauffours, fosse venuta direttamente dalla sua pira:

 

« Quando Deschauffours si bruciò

per il peccato filosofico

per risonanza, una scintilla[16]

arrivò fino a Loyola.[17] »

Ancora nel 1789, nel pamphlet controrivoluzionario Les enfants de Sodome, il suo nome fu sarcasticamente citato come quello d'un "martire della causa" sodomitica.

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