Orgasmo

27 agosto 2012

Primo dei quattro thriller con cui Lenzi porta il suo contributo al filone del giallo all’italiana, che si stava sviluppando in quegli anni, Orgasmo sfrutta in modo piuttosto becero (come poi ancora Un posto ideale per uccidere) la rivoluzione sessuale per ritrarla come insieme il prodotto e la causa di una generazione di nordici sfaccendati (qui inglesi, in Un posto ideale per uccidere danesi). La liberalità di costumi sconfina sempre nell’amoralità, spingendosi in questo caso fino alla criminalità.

Peter ed Eva seducono a turno la ricca Kathryn (interpretata da Carroll Baker, sulla soglia della quarantina ma ancora piacente), che si concede all’uno e all’altra al solo prezzo di deboli resistenze e senza poi troppo discriminare. Del resto, come ama ripetere lei stessa, è la peggiore di tutti... Ma Peter ed Eva hanno in realtà un piano diabolico in mente (in combutta con lo zio), che è quello di tutti i thriller psicologici: debilitare mentalmente e fiaccare fisicamente l’ereditiera di turno per farla morire di crepacuore o indurla al suicidio, in modo da impadronirsi dei suoi beni.

Non è quindi mai ben chiaro quanto Eva seduca e si conceda per effettiva attrazione saffica, per gusto di libertà (è pure incestuosa, giacché ha anche una relazione di lungo corso con il fratellastro Peter) o per semplice calcolo economico. Ma non ha nessuna importanza: non meno del collegio femminile di Nude si muore, o dei titoli stessi di questi film, si tratta solo di un pretesto per giustificare pruriti che in questo sottogenere dalle tinte spesso eroticheggianti si andavano diffondendo a macchia d’olio. Il lesbismo (anche se si dovesse trattare semplicemente di bisessualità, confusione o “sperimentazione”) è un fatto per lo spettatore, su cui Lenzi insiste dapprima in modo allusivo, durante la scena del ballo (nella quale Eva dà in pasto Kathryn al fratello, ma la guarda con desiderio evidente e bacia una bambola bionda che la rappresenta e la sostituisce provvisoriamente), e poi in modi sempre più concreti, con baci, languide carezze, nottate a tre e infine pure fra le due donne sole.

Doppio finale moralizzante, il primo dei quali ironico e ben riuscito, il secondo eccessivo e inutile al punto da rovinare il precedente.

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