Institute Benjamenta

10 aprile 2004

L'universo oscuro dei fratelli Quay dilatato in un lungometraggio perde una parte del suo fascino macabro e si condanna a una ripetitività che nuoce alla poesia notturna del loro simbolismo e finisce col ridurlo spesso a una metafora ingenua e manierata della vacuità dell'esistenza all'interno dei codici sociali. Sospeso tra l'esperienza visiva del lynciano Eraserhead e le profonde suggestioni di Jan Svankmajer, maestro dell'animazione e nume ispiratore dei lavori dei fratelli Quay, Institute Benjamenta accumula visioni, deliri, frammenti e rottami di un immaginario non razionalizzabile, all'interno del quale trova posto anche la singolare attrazione suscitata dal nuovo arrivato nei confronti sia dell'unica insegnante che del direttore del fatiscente istituto. Quest'ultimo manifesta la propria attrazione in modo ambiguo (come del resto ambiguo è il suo rapporto con la sorella), proponendosi al nuovo studente dapprima come mentore, quindi come confidente, e in ultimo, una volta morta la sorella "rivale" e decisa la chiusura dell'istituto, come "compagno" nell'esplorazione del mondo fuori dalle mura dalla scuola. La recitazione affettata del direttore e la sequenza in cui si mette il rossetto non lasciano dubbi sul carattere anche sessuale dell'attrazione provata per il nuovo allievo, ma ciò non sembra voler essere che una bizzarria in più in un mondo dove nulla è normale, se non ciò che rinuncia al significato lasciando alle regole prefabbricate il compito di risolvere ogni problema.
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