Non Stop

14 maggio 2004

Nato da un'idea di Enzo Trapani, Non stop può essere considerato una delle pietre miliari della televisione moderna. Visto oggi può risultare alquanto banalotto, se non addirittura pretenzioso, ma all'epoca fece scalpore segnando la nascita di un modo nuovo e rivoluzionario di fare televisione.


Non più presentatori in giacca e cravatta, non più balletti in stile Broadway con paiettes e lustrini, e soprattutto non più i classici comici nati con il varietà o l'avanspettacolo che fino ad allora erano stati un ingrediente fondamentale di tutti i varietà prodotti in RAI. Non stop ebbe il pregio di dare voce a tutta una nuova generazione di cabarettisti-comici destinati poi a diventare star del piccolo e talvolta anche del grande schermo.


Fra questi il bravissimo e sfortunato Ernst Thole, che interpretava un personaggio dichiaratamente gay. Thole iniziava ogni suo monologo con queste parole: "So... che penserete... questo qui appartiene a una minoranza! È vero, è vero. Sono negro." e poi, sempre scheccando visibilmente, continuava con la battuta-tormentone: "mio papà voleva un maschietto, mia mamma voleva una bambina: sono nato io e li ho fatti contenti tutti e due!".


Nel monologo vero e proprio interpretava una donna, di solito una borghese, ispirandosi chiaramente a Franca Valeri ma aggiungendo un gusto tipicamente camp. Una finzione nella finzione insomma, ma anche un modo per creare una sorta di complicità con il pubblico, specialmente quello meno abituato al linguaggio camp, e per rendere più accessibile al pubblico medio televisivo di quegli anni un tipo di comicità cui non era abituato.


Per il resto il livello del programma era molto disuguale con (molte) scenette poco ispirate e (pochissimi) momenti divertenti. Oltre alla presenza di Thole ricordiamo anche la vulcanica Stefania Rotolo, piccola icona gay degli anni '80, anche se qui risulta un po' sottotono rispetto ai successivi trionfi kitsch di Tilt o Piccolo Slam.

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