Lady in the Dark

3 giugno 2004

A dieci anni dalla fallimentare trasposizione cinematografica Max Liebman, uno dei pionieri dell'intrattenimento televisivo americano, confeziona con professionalità e attenzione questa riduzione televisiva del celebre musical di Kurt Weill e Ira Gershwin. L'idea originale dell'opera si deve a Moss Hart, autore del libretto, il quale attinse a piene mani dalla propria lunga e dolorosa terapia, a cui si sottopose per più di 10 anni nel vano tentativo di curare le sue numerose nevrosi, dovute anche alla non accettazione della propria omosessualità. Lady in the Dark non fu solo il primo musical che usò la psicanalisi come elemento fondamentale della narrazione ma fu uno dei primissimi esempi di musical integrato: alla fine di ogni atto Liza racconta un sogno al proprio analista e questi sogni  vengono rappresentati come una sorta di mini-opera, permettendo allo spettatore di comprendere meglio lo stato d'animo della protagonista. Nel primo sogno, chiamato Glamorous Dream, Liza sogna di essere la donna più bella e desiderata d'America, nel secondo, Wedding Dream, sogna il giorno del proprio matrimonio e nel terzo e ultimo sogno, Circus Dream, finisce sotto processo perché nella vita non è mai riuscita  a prendere una decisione, il tutto ambientato in un surreale circo. Chiude l'opera My Ship una sorta di sogno ad occhi aperti in cui Liza riesce a ricordare un episodio della propria adolescenza in cui venne umiliata da un ragazzo e che fu la causa primaria di tutti i suoi problemi. Questa riduzione televisiva rispetta abbastanza lo spirito originale dell'opera, anche se per motivi di durata vennero tagliati o accorciati molti numeri musicali, rendendo a tratti la storia un po' troppo frammentaria. Fra i personaggi di contorno troviamo Russell Paxton, un fotografo effemminato e chiaramente gay che è per Liza una sorta di confidente e amico. Russell rappresenta il classico clichè dell'effemminato che tanta fortuna aveva avuto nei film musicali degli anni '30: è un elemento rassicurante sia per il pubblico maschile (lui non è abbastanza uomo per insidiare le ragazze) sia per il pubblico femminile (non è abbastanza donna per rappresentare una vera minaccia ma è sempre pronto a rassicurarle e coccolarle); interpretato qui da Carleton Carpenter, attore versatile  e attivista gay, forse un po' fuori parte in una delle sue interpretazioni meno brillanti. Deludente è anche la talentuosa Ann Sother che è una Liza Elliot svogliata e un po' giù di voce. Un'opera comunque interessante e che è considerata il primo esempio di programma televisivo in cui viene rappresentato un personaggio gay. Tutto il programma non fu registrato e succesivamente montato, ma mandato in onda dal vivo.
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