Nude per l'assassino

6 ottobre 2012

Giallo di routine, con tutti gli ingredienti tipici della variante all’italiana: ambientazione alto-borghese e donne nude, poliziotti imbranati, killer squilibrati e donne nude, un eroe eterosessuale che indaga da solo, varia omosessualità di contorno e ancora donne nude. Non si può certo dire che il titolo sia ingannevole.

È anche piuttosto consueto che l’omicida sia una donna, come in questo film. Il suo movente è una vendetta personale legata alla morte della sorella durante un aborto (che lo spettatore può seguire nei suoi dettagli ginecologici quale promettente prologo del film). Ma la squilibrata non vendica la morte della sorella, bensì il suo tradimento: come ci spiega Carlo (il fotografo playboy che è l’eroe del film), tra le due c’era infatti qualcosa di particolare… Non sapendo bene con chi prendersela, la giovane vendicatrice decide di eliminare tutti i dipendenti dell’atelier presso cui lavorava la sorella: modelle, fotografi, proprietari, ecc. A cominciare dal fotografo gay, che ovviamente muore subito. Non è tutta colpa sua: l’assassina si traveste con una tuta da motociclista che la rende ambigua quanto basta perché il poverino creda di vedersi arrivare in casa un bel fanciullo, cui ovviamente spalanca la porta. O almeno questo dovrebbe pensare il pubblico: il personaggio è infatti sfruttato solo per mettere fuori strada lo spettatore, così come il fatto che finisca in una pozza di sangue col didietro al vento. In realtà, data la natura del movente, la ragazza semplicemente ama infierire sui cadaveri, spogliandoli e violentandoli in vario modo. Altri non saranno più fortunati, subendo castrazioni, evirazioni e amputazioni esibite allo spettatore con l’eleganza tipica di questi film.

A fare le spese di tanta furia omicida è anche la direttrice dell’atelier, Gisella. Facciamo la sua conoscenza quando raggiunge il posto di lavoro insieme al marito per interessarsi subito di una nuova modella, che Carlo ha già… provato in sauna. Dopo la morte del fotografo, interrogata dalla polizia Gisella si mostra discreta, rifiutando di fornire indiscrezioni sulla vita privata dell’uomo. «Non mostrava nessun interesse per le donne», ripete ancora anche quando la polizia le chiede esplicitamente se fosse «un invertito». La sceneggiatura qui ricorre a giri di parole tanto estenuanti quanto inutili.

La sequenza dopo ritroviamo Gisella a letto mentre prende a schiaffi la sua amante in un accesso di gelosia (le lesbiche di questi film, anche quando non uccidono, sono sempre un tantino manesche), rea di essersi data a Carlo. Trattasi infatti della nuova modella, che protesta inutilmente di non voler fare da schiava e di essersi concessa solo a fini di carriera. La tirannica Gisella non sente ragioni e minaccia, ma non ha motivo di temere ulteriori tradimenti: appena rimasta sola, la fanciulla verrà uccisa dalla vendicatrice in tuta di pelle. Gisella morirà invece di notte in una periferia sperduta dove era andata per pagare un ricattatore che minacciava di rivelare le sue preferenze sessuali.

Ad ogni modo si comprende perché il marito di Gisella se ne sta a casa a consolarsi con le bambole gonfiabili, con una delle quali fra le braccia troverà la sua morte.

Per quanto riguarda il resto, basti dire che, rispetto agli altri membri del cast, Edwige Fenech sembra Eleonora Duse.

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