I corpi presentano tracce di violenza carnale

11 ottobre 2012

Nonostante qualche momento efficace, questo giallo all'italiana tira a campare facendo ricorso ai luoghi comuni più abusati del genere, a cominciare dal solito assassino psicopatico traumatizzato da piccolo che elimina tutte le donne piacenti che incontra per sfogare la propria impotenza.

Carne da macello non gli manca certo, visto che l’intera popolazione universitaria di Firenze è qui composta da sessantottini da fumetto, cultori di orgette, spinelli e capelli lunghi. Questi ventenni più attempati del dovuto e altrettanto imborghesiti (si lasciano persino apostrofare senza battere ciglio da un poliziotto paternalista) sono ritratti da Martino facendo ricorso agli stessi stereotipi che aveva sfruttato tre anni prima nel suo “mondo”-documentario America così nuda, così violenta (1970), e che erano già in circolazione nel genere (ad esempio nei film di Umberto Lenzi).

Tra le vittime ci sono anche due lesbiche che fanno coppia, di cui una di colore, e che si esibiscono in toccamenti, strusciamenti e sbaciucchiamenti per l’assassino e per un beota voyeur di paese (che fa un po’ ironicamente la parte dello spettatore modello), oltreché per la macchina da presa di Martino. La quale in realtà è tanto maliziosa quanto pusillanime nel ricorrere al fuori fuoco e all’ingombro dell’inquadratura con oggetti utili a nascondere ciò che vorrebbe mostrare ma che si limita a fare immaginare, e non certo per contenere la volgarità dell’insieme.

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