Vigilia dell'acqua. L'omosessualità dietro metafora poetica.

20 settembre 2004

Andrade è uno dei miei poeti omosessuali contemporanei preferiti. Purtroppo in italiano è disponibile ben poco della sua produzione, ma fra questo poco si annovera questo bel libro.


L'autore vi parla di amori omosessuali attraverso insistite metafore ("neve", "acqua", "bianco" e "calce" = sperma, eiaculazione, orgasmo; "verde" = giovane uomo, giovinezza; e così via) che a tratti appaiono felici, a tratti invece moleste. La scelta è infatti solo in parte artistica, mentre in parte nasce dal ben più prosaico bisogno contingente di evitare processi per oscenità (De Andrade iniziò a pubblicare sotto la dittatura fascista portoghese).

Di questa necessità il poeta seppe fare però uno stile, che ha nella metafora e nell'"indovinello" ermetico un elemento caratterizzante.


Così ad esempio è descritto un coito:


"T'insegnerò come si riconosce

bada

è ancora un ragazzo

non smette di crescere

sulle spalle

la luce

disciolta

la fulva

chiarezza dei fianchi.

La bocca sulla bocca nevicava" (p. 83).


E ancora:


"Già fu un bimbo, quel verde,

inquieto di tanto guardare

la notte negli specchi -

adesso appoggiato alla mia spalla

dorme nell'autunno interminato.

(...)

Si perderà, non tarda,

si perderà nell'acqua senza memoria,

così come indifferente cade

un capello - o neve" (p. 123),

dove il concetto è, fuo di metafora, che raggiunta la soddisfazione dell'orgasmo svanirà l'intimità con quel giovane...

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