Batman Unmasked

5 ottobre 2004

Nell'analizzare la figura di Batman dalla sua origine (alla fine degli anni '30) fino alle sue reincarnazioni cinematografiche odierne, Brooker dedica particolare attenzione al dibattito sollevato negli anni '50 intorno alla possibile omosessualità del supereroe e del suo compagno di avventure Robin. L'autore dedica ben 70 pagine (pignole, talora pedanti e un po' ripetitive) alla discussione dell'argomento, partendo da una rilettura del classico studio dello psichiatra Fredric Wertham, Seduction of the Innocent (1953).

Batman Unmasked è senza dubbio il più ampio ed esauriente studio sull'argomento, sicuramente da raccomandare, anche se è proprio la sua difesa di Wertham a non convincere del tutto.

Pur ammettendo che i metodi e le tesi generali del libro di Wertham sono insostenibili, Brooker intende dimostrare come le sue pagine siano in fondo moderate e tutt'altro che omofobe, specie nel contesto degli Stati Uniti degli anni '50. In sostanza, sostiene Brooker, Wertham si limitava a dire che alcuni giovani (per esempio alcuni suoi pazienti) vedevano nei fumetti di Batman e Robin un esempio di relazione omosessuale (per quanto ovviamente nei fumetti non fosse mai presentata come tale), e ciò poteva creare disagi e sofferenze - soprattutto per l'impossibilità di confessarne le cause -, che Wertham avrebbe voluto risparmiare loro.

Riprendendo in mano i fumetti stessi dell'epoca, Brooker fa le pulci, non senza un certo astio, al commento un po' troppo disinvolto che un altro studioso, Andy Medhurst, ha dedicato al libro di Wertham. Ma nonostante tutto il loro rigore, anche le pagine di Brooker non sono immuni da errori e ingenuità. Anzituto andrebbe fatto notare che l'idea di Wertham (il cui non essere contro l'omosessualità - se pure è vero - non lo rende a favore dell'omosessualità) è quella di agire su finte cause, al solo scopo di evitare l'insorgenza dei sintomi, ma non di eliminare il male: il suo libro è in ciò perfettamente in linea con il pensiero del tempo, che non a caso è la conseguenza anche di quasi un secolo ormai di psichiatria.
Secondo Brooker, Wertham sarebbe semplicemente preoccupato di difendere "i giovani e i lettori emotivamente più vulnerabili" (p. 116), ma questa è la tipica scusa fondante di ogni forma di censura: il pensiero apparentemente liberale è in realtà la radice di una repressione che Wertham in qualche modo invoca nel suo testo (che Brooker ammette essere meno illuminato di altri lavori dello psichiatra). Brooker non trova nulla di sbagliato nel ragionamento di Wertham, che invocherebbe dunque la modificazione dei fumetti, quando non la loro soppressione, per evitare ai giovani lettori le ansie indotte dall'identificazione con il gaio "duo dinamico". Il ragionamento è però evidentemente strumentale: il problema non sono i fumetti, che fanno semplicemente prendere coscienza ai giovani in questione di essere ciò che sono, ma la società che crea l'associazione omosessualità/colpa da cui derivano le ansie inconfessabili dei giovani pazienti di Wertham. Questi, dunque, sbaglia l'obiettivo, e Brooker sbaglia a minimizzare questo aspetto del problema.
Inoltre le pagine di Wertham non sono affatto immuni da inflessioni sospette, che Brooker tace: già solo espressioni come "paura di essere omosessuali" e "dipendenza da fumetti omoerotici" non sono affatto neutre, così come meriterebbe un commento l'associazione tradizionale omosessualità/misoginia, su cui Wertham insiste, replicandola per altro in forma inversa parlando di Wonder Woman (insomma, l'omosessualità implicherebbe sempre il disprezzo per l'altro sesso).

Infine, secondo Brooker, Wertham si limiterebbe a commentare l'omoerotismo insito nelle scene domestiche dei fumetti di Batman, colpevoli di creare ansie nei giovani lettori che vi si identificano. Ma Wertham va ben oltre: accusa esplicitamente questi fumetti di "generare e alimentare" negli adolescenti "omoerotismo e atteggiamenti misogini" e li accusa anche di essere violenti, mettendoli così esplicitamente sulla lista nera di tutti quei fumetti socialmente pericolosi di cui auspica la soppressione, o almeno la revisione.

In conclusione, nel tentativo - in parte condivisibile - di sottrarre Wertham alla demonizzazione un po' eccessiva di cui è stato fatto oggetto da parte di svariati studiosi, Brooker finisce con l'eccedere a sua volta in scuse difensive che omettono una parte dei fatti.

Ma nel resto dell'analisi l'autore sa anche mettere in luce aspetti importanti e meno noti legati all'omosessualità di Batman, come per esempio il fatto che il fumetto inizia a flirtare con il camp anche prima della produzione della celebre serie televisiva (nel trattare della quale Brooker torna inevitabilmente a parlare di omosessualità).

Brooker fa anche giustamente notare che il tentativo di eterosessualizzare il fumetto, introducendo prima Batwoman e poi una nipote di Bruce per Robin, non ha in effetti sortito effetti coerenti, e talora ha finito con l'accentuare anche più il legame Batman-Robin, la cui possibile omosessualità è deducibile non solo da fatti evidenti (la loro doppia vita, che si estende al privato e alla convivenza domestica, per esempio) ma anche da dettagli più sottili e meno perspicui per il lettore odierno, come il nome stesso del protagonista, Bruce, che negli anni '40 e '50 era quasi sinonimo di gay, e lo sarebbe diventato anche più dopo la serie televisiva batmaniana degli anni '60.

Non si può che condividere la conclusione di Brooker: Wertham scrisse le sue pagine sull'omosessualità di Batman e Robin nella speranza di farla scomparire, e invece proprio grazie a lui se ne sarebbe parlato fino all'ossessione per i successivi cinquant'anni!

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Fredric WerthamSeduction of the Innocentsaggio1953

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