Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile

26 novembre 2012

Il solito giallo all’italiana con il solito serial killer e il solito ispettore che non sa far di meglio che cercare il maniaco sessuale e quindi anzitutto fa una bella retata fra mignotte e omosessuali. Ecco dunque convocato in questura, fra gli altri, anche Cleopatra: effeminato, chiassosa camicia giallo canarino, accento toscano e cagnolino al seguito, non gli manca proprio niente. «Guardate che con me perdete il vostro tempo. Io con le puttane non me la faccio, e gli uomini che ci vanno li compiango, poverini», si lamenta con un ispettore altrettanto stereotipato, dall’accento meridionale. «E poi perché dite sempre l’assassino? Non potrebbe essere una donna?». «Vero, ma tu come ti consideri?», provoca l’ispettore. «Uno che non rompe mai i coglioni a nessuno. Anzi…», risponde Cleopatra, ammiccante.

Lo strazio non finisce qui. Quando il capo della omicidi si lamenta perché non trova un movente comune ai delitti (notare che l’assassino uccide solo donne fedifraghe dell’alta borghesia lasciando accanto al cadavere la foto dell’interessata con l’amante…), un anatomopatologo gli risponde: «Non saprei, potrebbe anche trattarsi di un omosessuale». «Un omosessuale?» chiede il poliziotto, un Farley Granger invecchiato bene dai tempi di Senso e che piacerebbe pensare perplesso quanto il suo personaggio. Di certo non era particolarmente orgoglioso della parte, dal momento che nella sua autobiografia salta questo e tutti gli altri film fatti allora in Italia a piè pari, limitandosi a dire che erano lavori «di cui non valeva la pena scrivere a casa». I tempi di Visconti e dei molti amori italiani (maschili e non) erano ormai lontani anche per lui.

Le alternative messe sul piatto dall’anatomopatologo sono un impotente e un marito tradito (che, date le premesse, parrebbe la più plausibile, ma chissà perché è l’unica che l’ispettore scarta a colpo sicuro).

Il fatto che a suggerire queste false piste sia proprio l’assassino, o che all’inizio il questore con Cleopatra scherzi in modo familiare, o ancora che poi l’assassino si riveli un padre che vuole vendicare la figlia morta durante una fuga con il suo amante, non muta il quadro raccapricciante con cui gli omosessuali sono sempre ritratti in questi film, quali creature esotiche che vivono al confine tra il consorzio sociale e la malavita, depravati quanto basta ad essere intrinsecamente predisposti al crimine. L’ispettore all’inizio insinua che Cleopatra possa essere l’assassino perché misogino (semplicemente in quanto omosessuale), mentre l’anatomopatologo giustifica la sua ipotesi con una gelosia morbosa (per i piacenti amanti delle signore bene). E allo spettatore medio dell’epoca entrambe le congetture dovevano sembrare plausibili, come per i due poliziotti.

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