Valentino

1 gennaio 2005, http://www.gayroma.it/z%2011%20febbraio%202004%20b.htm

Natalia Ginzburg è stata senza alcun dubbio una delle migliori scrittrici italiane del Novecento. Nei suoi romanzi brevi e nei suoi racconti vi sono personaggi pieni di vita, spesso traditi dalla vita.

I suoi persoanggi maschili sono inconsueti rispetto all'immagine stereotipata del presunto "italiano medio": sono indifesi, malinconici, di una riservata dolcezza e spesso distratti.

Anche i personaggi femminili (talvolta più eccentrici, "ncasinati"come Mara di Caro Michele) sono personaggi vivi e reali.

Natalia Ginzburg, con garbo e discrezione, sapeva descrivere situazioni tragiche, paradossali, caotiche, con grande energia creativa, e con quel talento che contraddistingue le scrittrici e gli scrittori di talento da coloro che scrivono per mestiere e per soldi.

Nei libri della Ginzburg vi è una forte coscienza morale, mai sbandierata fanaticamente, mai retorica, mai banale (e non si deve confondere morale con moralismo: nessuno più della scrittrice nata a Palermo ma cresciuta a Torino e poi romana d'adozione era lontana da ogni moralismo).

Anche quando volle descrivere un personaggio gay, come il giovane Valentino dell'omonimo racconto, lo fece con grande sapienza letteraria e umanità.

Natalia Ginzburg era nata a Palermo nel 1916 da una famiglia colta e d'ideali socialisti. Il padre, ebreo, era il celebre dottor Giuseppe Levi, originario di Trieste, insegnante di Rita Levi Montalcini.

Levi era un temperamento geniale, irruento, con idee modernissime in fatto di pedagogia; aveva contribuito alla fuga di Filippo Turati, eminente leader socialista, insieme a un giovane ed intraprendente ligure di nome Sandro Pertini.

La madre, cattolica, di origine lombarda, era una signora innamorata delle romanze d'opera.

Natalia ha descritto i suoi genitori in quel capolavoro che è Lessico famigliare.

A 19 anni Natalia pubblicò i suoi primi racconti, a 22 anni sposò un giovane ebreo, di origine russa, intelligentissimo e attivissimo antifascista nel glorioso gruppo "Giustizia e Libertà": Leone Ginzburg.

Anche Leone amava moltissimo la letteratura: a vent'anni aveva tradotto Anna Karenina di Lev Tolstoj, a ventidue si era laureato con una tesi su Guy De Maupassant. Il fascismo lo condannò al confino.

Durante la seconda guerra mondiale Leone, Natalia e i tre figli tornarono a Roma. Leone venne arrestato dai nazisti e dopo alcuni mesi di detenzione a Regina Coeli morì per le torture subite: era il 1944 e due mesi dopo avrebbe compiuto trentacinque anni.

In una splendida lettera dal carcere egli aveva confortato la giovane moglie e l'aveva esortata a scrivere, a non rinunciare alla sua vocazione artistica.

Da quella lettera, scritta da un uomo che si trovava in una condizione insopportabile, emana un senso di pace, di quiete interiore, di forza morale assai grande (la lettera si può leggere nel bellissimo volume Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, ed. Einaudi).

Nel dopoguerra Natalia trovò lavoro presso la casa editrice Einaudi, di cui suo marito era stato uno dei fondatori, e fra l'altro tradusse, splendidamente, il primo volume di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Si ostinò inoltre a difendere un voluminoso romanzo di un'altra scrittrice, Elsa Morante, che grazie alla Ginzburg diventerà giustamente famosa.

Lessico famigliare è il romanzo più celebre di Natalia, vincitore di premi e molto letto, ma altrettanto belli sono i molti racconti e le commedie, i saggi di Le piccole virtù, gli articoli (bellissimo quello su Emily Dickinson!) e le ultime opere come Caro Michele, o Famiglia, in cui la scrittrice, negli anni della maturità, comprese il complicato decennio degli anni Settanta.

Nel 1969 si era risposata con l'autorevole anglista Gabriele Baldini.

Deputata della sinistra indipendente, aveva scritto numerosi articoli, denunciando la società artificiosa degli anni Ottanta fino alla morte, avvenuta nell'autunno del 1991, a Roma, città in cui viveva dal tempo di guerra, da lei molto amata.


"Valentino", scritto negli anni Sessanta, ha una trama molto insolita per quei tempi.

Cesare Pavese, grande amico di Natalia, aveva scritto nel 1949 un racconto lungo in cui era centrale un amore tra due donne, "Tra donne sole".

Pasolini aveva affrontato il delicato tema dei "ragazzi di vita" nei suoi primi romanzi.

Giorgio Bassani aveva composto, a fine anni Cinquanta, Gli occhiali d'oro su un distinto professore veneto emigrato a Ferrara, Athos Fadigati, deriso, beffato e derubato da un bel giovane di nome Eraldo negli anni Trenta.

Elsa Morante aveva scritto il famoso L'isola di Arturo… insomma, i personaggi gay non erano stati assenti dalla letteratura italiana, ma la mentalità nazionale restava assai arretrata.

Erano molto pochi i gay e ancor meno le lesbiche dichiarati tra il dopoguerra e gli anni Sesssanta.

Qualcuno era dichiarato ma solo tra le/gli intellettuali o nell'alta società.

Ovviamente vi erano lesbiche e gay in tutte le classi: borghesi, piccoli borghesi, proletari, sottoproletari, ma in questi ceti dichiararsi era ancora più difficile e soprattutto i borghesi mantenevano, spesso, un'estenuante doppia vita.

Solo con il '68, dopo il movimento hippy e sopo quello femminista, qualcuno incominciò ad "uscire allo scoperto".

I primi circoli, il cinema, la letteratura e la musica incominciarono a far emergere una "coscienza omosessuale" che prima non esisteva.

Nel racconto di Natalia Ginzburg protagonista è la mite, riservata sorella di Valentino, Caterina.

Caterina adora il fratello, che all'inizio del racconto è un giovane bello, biondo, trasognato, vanesio, che adora i gatti, ha molte fidanzatine che indossano berrettini di lana, studia senza voglia da medico e su cui si fondano tutte le speranze paterne.

L'ambiente è quello di Torino, la famiglia è una famiglia borghese, con guai economici notevoli.

Un giorno Valentino meraviglia i suoi parenti: presenta loro una nuova fidanzata, diversissima dalle ragazzine precedenti, Maddalena.

Maddalena è una donna adulta, più vecchia di Valentino, grassa, imponente, bruttissima e ricchissima. Come un geologo registra i movimenti tellurici, Natalia Ginzburg registra fedelmente il dramma familiare, la cocente delusione dei familiari per l'imminente matrimonio di Valentino con Maddalena. I costosi regali della fidanzata mortificano i genitori, onesti piemontesi, ancorati al mondo decoroso dei valori liberali. Temono, con vergogna, che Valentino, stia per sposarsi per interesse.
Valentino, al contrario, si occupa solo del bel completo per il matrimonio, un elegantissimo vestito "di panno blu marin, con una sottilissima riga bianca".

Una volta sposati i due coniugi conducono una vita sfarzosa e mondana, mentre il padre di Valentino crolla in una tristezza sempre più grande.

Dopo la morte dei genitori Caterina sarà invitata da Maddalena in una villa in campagna, dove lei e il marito soggiornano per l'estate.

Caterina fa amicizia con Kit, un cugino di Maddalena.

Nella villa la vita scorre veloce per Maddalena, che si occupa di tutto, alleva i tre bambini che ha avuto in quegli anni, governa le sue terre. Valentino non fa pressoché nulla: la sera si reca al caffè centrale a bere un aperitivo con Kit e da tempo ha smesso i suoi studi da medico.

Inaspettatamente durante una gita Kit propone a Caterina di sposarsi: "Ma chi sa? Potrebbe anche andarci bene a noialtri due; sei una ragazza così tranquilla, così dolce".

Caterina è quasi infatuata di Kit, verso cui prova comunque tenerezza, e con meraviglia ascolta le aspre critiche di Valentino e di Maddalena quando racconta loro della proposta di matrimonio ricevuta da Kit. Valentino denigra l'amico, Maddalena le dice che avrebbe preferito "un uomo più a posto" per lei, ma aggiunge che Kit è "molto buono di cuore".

Venti giorni dopo Kit rompe il fidanzamento. "(… ) Io mi ero inventato tutta una storia di noi due insieme. Era una bella storia ma tutta inventata, niente vera, ti prego di perdonarmi.

Non mi posso sposare. Ho spavento", le dice sommessamente Kit.

Caterina accetta le sue parole, ma prova anche desiderio di piangere e vergogna.

Poco tempo dopo, mentre è da una zia, le giunge una lettera della cognata: Kit si suicidato.

Tornata alla villa Caterina scopre che Maddalena e Valentino si sono separati.

Maddalena,con rabbia e cattiveria,le racconta che "Avrei sopportato qualunque cosa, qualunque storia con una donna. Ma non questa cosa qui".

Questa cosa, che Maddalena non sopporta, è la relazione sentimentale che aveva scoperto tra Valentino e Kit.

Non vi svelo il finale, molto bello, nel caso desideraste leggere il racconto.

Nel quale, con fine attenzione, Natalia Ginzburg delinea i suoi personaggi, molto variegati nei temperamenti.

E con grande sensibilità ha saputo inventare un giovane, trasognato gay come Valentino.

[Nota: il testo è stato lievemente accorciato rispetto alla redazione originale apparsa su gayroma.it, per adattarlo alle caratteristiche di culturagay.it].

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