Cura pastorale delle persone omosessuali

21 gennaio 2005

Celeberrima lettera (disponibile anche in internet) del 1986, approvata da Giovanni Paolo II e controfirmata dal Cardinal Joseph Ratzingeer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e da Alberto Bovone, Arcivescovo titolato di Cesarea di Numidia e segretario della Congregazione.

Nasce per la sempre maggior forza e diffusione del dibattito sull’omosessualità che proprio nel 1986 registrava la presentazione dell’Interparlamentare donne comuniste, sia alla Camera che al Sentao, della prima proposta per regolamentare le unioni civili. Esprime con nettezza la svolta conservatrice della chiesa woitiliana.

Ribadisce l’importanza della Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale, sempre della Congregazione per la dottrina della fede,del 29 dicembre 1975, sottoscritta da papa Paolo VI, che apriva spiragli alla "comprensione della condizione omosessuale" e giudicava con prudenza "la colpevolezza" degli atti omosessuali "intrinsecamente disordinati" e non approvabili in "nessun caso".

Quella dichiarazione, da molti, fu interpretata come una timida e "benevola" apertura all’omosessualità.

Questa lettera, al contrario, ribadisce con fermezza, a p. 4, che "la particolare inclinazione della persona omosessuale […] costituisce tuttavia una tendenza più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere considerata oggettivamente disordinata".

"Solo nella relazione coniugale", a p. 6, l’uso della "facoltà sessuale è moralmente retto" e "una persona che si comporta in modo omosessuale agisce immoralmente".

Il tono della missiva è molto duro anche rispetto alla coppia gay che, alla stessa pagina, secondo la chiesa cattolica romana non esprimerebbe

"un’unione complementare, capace di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un’esistenza vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l’essenza stessa della vita cristiana. Ciò non significa che le persone omosessuali non siano spesso generose e no facciano dono di se stesse, ma quando si impegnano in un’attività omosessuale esse rafforzano al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa caratterizzata dall’autocompiacimento".

L’attività omosessuale, alla stessa pagina, impedirebbe poi "la propria realizzazione e felicità".

Il tono accanitamente omofobo di questo testo destò scalpore.

La lettera si conclude invitando i ministri della Chiesa a non esercitare pressioni sull’ente per l’accettazione dell’ente dell’omosessualità anche perché, a p. 9, "la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone".

Questa frase è un triste e chiaro riferimento all’epidemia di Aids che, al dì là delle dichiarazioni di Ratzinger, miete vittime sia tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali.

La Congregazione per la dottrina della fede, alla stessa pagina, attacca anche direttamente il movimento gay e i gruppi di gay credenti che non devono avere l’appoggio dei sacerdoti perché "abbandonano l’insegnamento della chiesa" e, a p. 12, "nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l’attività omosessuale è immorale". E’ fatto divieto, poi, di usare proprietà della chiesa, a p. 15, per i loro incontri.

A p. 14 un passo allusione velatamente al sostegno della chiesa cattolica a prospettive terapeutiche per far fronte all’omosessualità. Dai primi anni ottanta (con il testo di Elisabeth Moberly, telogo inglese autoprocalamatosi psicologo, Homosexuality: A New Christian Ethic), infatti, incominciò a diventare di moda la terapia di riconversione dell’omosessualità:

"I vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a loro isposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per le persone omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche".

Solo un accenno che deplora la violenza contro i gay lenisce il tono della lettera. Ai gay rimane solo la possibilità di vivere "la castità".

E’ un attacco senza precedenti alla modernità che assume maggiore comprensibilità se inserito in quel contesto storico.

Nel 1986 oltre a registrare un picco nella virulenza della epidemia dell’Aids la militanza gay era ormai molto radicata nel nostro paese.

Questa lettera rappresenta la reazione della Chiesa cattolica romana resasi conto dell’impossibilità di arginare il fenomeno di accettazione dell’omosessualità nel nostro paese.

L’edizione oggetto di questa recensione non è la prima (pubblicata dallo stesso editore nel 1986) ma acquisisce maggior interessante perché contiene un’appendice con il documento Alcune considerazione concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali sempre della Congregazione e pubblicate sull’"Osservatore romano" il 24 luglio 1992.

Il documento è voluto dalla congregazione per offrire uno strumento per valutare le proposte di legge antidiscriminatoria sull’omosessualità oggetto di dibattito politico in alcuni paesi.
Con un’ingerenza evidente nella politica dei singoli paesi la Congregazione sostiene che una legge antidiscriminatoria può "avere – dice un passo - un impatto negativo sulla famiglia e sulla società".

Visto, poi, che la tendenza omosessuale è "un disordine oggettivo", "non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica [di calcio e pallavolo no?, ndr.], e nel servizio militare".

La lettera aggiunge che gli omosessuali pur essendo "persone umane" hanno diritti, casa, lavoro, e così via, ma "questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato […] allo scopo di proteggere il bene comune".

L’appendice si conclude con una giustificazione dell’intervento nella politica degli altri stati sulla base della presunzione cattolica di dover promuovere la moralità pubblica dell’intera società attraverso la propria, opinabile per i più, verità.

In Italia, per quanto questa appendice sia poco citata, una legge antidiscriminazione a favore degli omosessuali non esiste e un omosessuale può essere licenziato in quanto tale secondo i dettami della Congregazione della dottrina della fede.

Concludendo, la chiesa è contraria a "leggi perniciose" antidiscriminatorie.

Per questo a rigor di logica è favorevole alla discriminazione degli omosessuali per "il bene comune".

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