Città degli amanti, La [1929]

11 febbraio 2005

Romanzo del 1929, ristampato innumerevoli volte (per esempio: Oscar Mondadori, Milano 1979).

Due innamorati italiani arrivano in una città del Texas costruita per dar sfogo a tutti i capricci amorosi dei ricchi, che ovviamente finirà per crollare (come già Sodoma e Gomorra...) sotto il peso della propria immoralità. Loro due soltanto si salveranno, grazie alla purezza del loro amore...

Fra i personaggi presentati in questa città appare (parte III, 1, 8, pp. 196-8) il turpe Graf von Geierfelsen [i tedeschi, si sa, sono tutti omosessuali], che succhia fluido vitale (non fatemi spiegare...) da un harem di giovanotti al suo servizio. Bacchelli non osa rompere il tabù che proibiva di nominare apertamente l'omosessualità, dopo averla evocata, e allora vi allude di sbieco, parlando dell'harem come di una nuova "sacra coorte tebana" (cioè il "battaglione degli amanti") i cui componenti "leggono tutti Corydon di André Gide", (cioè l'apologia dell'omosessualità più "scandalosa" ed esplicita dell'anteguerra). Cenni prudenti, comprensibili solo a chi già conoscesse il carattere omosessuale dei fatti a cui si allude.

Alle pp. 208-9 (III, 2, 5) una perfida e anonima donna svizzera irretisce alla danza la civetta Nissa, iniziando lei e altre a (oh, fremito!) "pratiche lesbiche" (p. 209). E a p. 216 è nominata la celeberrima ballerina (lesbica) Isadora Duncan in modo tale da rivelare che è lei la destinataria di questo maligno ritratto.

Infine le pp. 219-233 (capitolo "L'orco", III 3) racconta la squallida morte di Geierfelsen, a cui ormai il... sangue (!) che succhia dai ragazzi non riesce più a garantire la vita.

Non mi si sgridi, ma la parte che m'ha davvero avvinto di questo romanzetto è la lunga, drammatica digressione di Bacchelli sulla rotta di Caporetto, durante la quale il protagonista incontra la protagonista. Un brano potente, avvincente: da antologia.

Il resto, quando si parla di sessualità, è francamente puerile.

Allusioni sparse anche alle pp. 53-55 e 64-65.

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