Precious

27 dicembre 2012

Sulla carta parrebbe un’impresa impossibile raccontare la storia di una sedicenne di colore, povera, obesa, analfabeta che, violentata dal padre e rimasta incinta, partorisce un figlio Down, vive con la madre che la odia e la maltratta, viene violentata di nuovo dal padre e rimane di nuovo incinta (e siamo solo all’inizio del film). Impossibile senza cadere nelle voragini del melodramma più facile, o dello stereotipo razziale più trito, o senza istigare nello spettatore empatici istinti suicidi (che non mancano nemmeno alla protagonista).

Daniels, regista di colore al suo secondo film, riesce invece a mantenere il suo adattamento di Push, romanzo-evento di Ramona Lofton (anch’essa di colore), su un registro medio di esemplare pulizia, stemperando la tragedia nella commedia senza per questo rimuovere nessun aspetto del dramma (il mio momento preferito è quando Precious si immagina a recitare nella Ciociara).

Oltre che di colore, Daniels è anche gay (mentre Ramona Lofton si dichiara bisessuale), e trova lo spazio per inserire nel film anche un bel ritratto di coppia lesbica. Tale è infatti l’eroina della storia, una maestra esemplare che per vocazione aiuta ragazze difficili e riesce a salvare Precious dal suo destino che pareva altrimenti segnato. Il fatto che viva con un’altra donna è rivelato allo spettatore come una scoperta improvvisa quanto irrilevante: è così posta sotto il segno della normalità e consente anche allo spettatore meno incline ad accettarla di elaborare la sorpresa come fa Precious, e come dovrebbe fare qualsiasi persona pensante, confrontando cioè la realtà dei fatti con gli stereotipi acquisiti dalla cultura, dall’educazione, dall’ambiente, per concludere come la prima smentisca i secondi (che non possono fornire scuse e alibi per nessuno e per nessuna forma di omofobia).

A Precious la madre ha insegnato che «homos is bad peoples». «But Momma», inizia la ragazza nel suo flusso di pensieri, «homos not ones who raped me, and what do that make you? Homos not ones who let me sit in class all them years and never learn nothing. The homos not ones who sell crack to peoples in Harlem». E cioè: «gli omosessuali non sono quelli che mi hanno stuprato, e questo cosa fa di te?» (la madre aveva infatti assistito allo stupro senza intervenire). «Gli omosessuali non sono quelli che mi hanno fatto sedere in classe per anni senza imparare niente. Gli omosessuali non sono quelli che vendono crack alla gente di Harlem». Ed essendo la vicenda ambientata nel 1987, avrebbe potuto anche ben aggiungere: «Gli omosessuali non sono quelli che mi hanno attaccato l’AIDS», che Precious prende dal padre. Morale, «homos isn’t bad peoples», direbbe la ragazza nel suo inglese sgrammaticato. E questo è quanto. In un minuto anche Precious, che è tutto fuorché un genio, ha fatto piazza pulita dei luoghi comuni e dell’omofobia ereditata dalla distorta educazione famigliare. Anche in questo momento di sana omofilia il film è semplice, pulito ed efficace.

La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.

Le recensioni più lette di questi giorni

  1. 1

  2. 4

    Relax (videoclip , 1983)

    di

  3. 5

  4. 8

    Dune (libro , 1984)

    di

  5. 10

    Spatriati (libro , 2021)

    di