M. Butterfly

4 aprile 2005, A qualcuno piace gay (La libreria di Babilonia, 1995)

Ispiratosi ad un fatto vero, conclusosi con il processo per spionaggio contro il diplomatico Bernard Boursicot ed il suo amante Shi Pei Pu, cantante dell'Opera di Pechino, e portato sui palcoscenici italiani con successo da Ugo Tognazzi e Arturo Brachetti, il film si rifà alla vicenda narrata dal sino-americano Hwang. Cronenberg, dichiaratosi "intellettualmente attratto dall'omosessualità", esplora il corpo e le mutazioni cui esso può essere soggetto e accentua ancor più quegli aspetti di inverosimiglianza che già i veri accadimenti si tiravano dietro.

Il dito è puntato innanzitutto sulla fascinazione che la cantante opera sull'uomo, ovvero la malia che l'Oriente ha sempre gettato sull'Occidente (al riguardo forse ha ragione il padre della moglie di Gallimard, navigato diplomatico, dicendo che "l'est è l'est e l'ovest è l'ovest: non si incontreranno mai"). L'uomo/Occidente viene prima attratto dalla donna/Oriente, rimanendo incantato da un'esibizione addomesticata della cultura orientale (la Turandot di Puccini) per poi restare catturato dalla brutale autenticità dell'opera cinese, lo spettacolo che mette in scena il vero Oriente e non quello ricostruito.

L'innamoramento di Gallimard è sincero, lui ama la sua donna cinese, delicata e forte ad un tempo, e ne rispetta valori e tradizioni. Ad ingannarlo però non è solo probabilmente il perfetto travestimento di un uomo che, in quanto tale, sa come procurare piacere ad un altro uomo, ma c'è anche un autoinganno, portato avanti per anni, per non ammettere a se stesso la propria natura omosessuale e la propria ottusità nel non aver compreso la realtà sin dall'inizio. Song, d'altra parte - spia per costrizione di un regime deciso a soppiantare tutto il "vecchio" - si innamora realmente del suo uomo, ritenuto all'inizio solo un veicolo per la libertà, ma non può fare nulla per fermare un congegno politico irrimediabilmente avviato.

Il film trova i suoi momenti più belli in un erotismo affrontato sì con pudore, ma anche con trascinante passione, e nel drammatico suicidio di Gallimard nel carcere, in una disperata quanto umana messinscena davanti ad altri carcerati, ma che in realtà è un amaro, tragico rendiconto con se stesso.
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