Manuale pratico di medicina legale

20 aprile 2005

Letto e citato nell'edizione francese Paris, 1883.


Il luminare tedesco Johann Ludwig Casper aveva già scritto sull'argomento allora in voga "come riconoscere i pederasti dalle tracce corporee" prima ancora che Tardieu scrivesse il suo celebre trattato. Lo stesso Tardieu nel suo libro citava e correggeva le teorie di Casper, il quale dal canto suo torna ancora sull'argomento dopo l'uscita del fortunato libro del collega francese, correggendolo a propria volta. Il trattato di Casper ha goduto di una certa fortuna, circolando anche in Italia.


Nel 1868 Ulrichs, in una noticina del suo Gladius furens, citava l'autorità di Casper come quella di un "pentito", che ormai non considerava queste idee altro che sciocchezze. Ulrichs sottovalutava probabilmente l'incidenza che questo genere di lavori poteva esercitare sull'opinione pubblica, e sopravvalutava d'altro canto le ritrattazioni di Casper.


Il medico berlinese riconosce a Tardieu il merito di aver lavorato su osservazioni dirette (merito che rivendica anche per sé, e infatti, come Tardieu, mette in appendice al proprio lavoro una serie di casi di sue consulenze medico-legali). Ma nel resto del suo trattato, pur non citando più direttamente il collega francese, Casper ne ridimensiona notevolmente le ambizioni, mostrando un rigore scientifico maggiore e un'ansia decisamente minore di autopromozione della categoria. Ammette ad esempio che nel caso di rapporti lesbici "il medico legale dovrà [...] dichiararsi incompetente" perché in questi casi - Casper giura che sono per altro rarissimi - non rimangono segni corporei (p. 123). Non di meno, Casper certo non contesta la concezione dell'omosessualità come vizio da estirpare contro il quale nulla hanno potuto crisitianesimo, civilizzazione e codice penale (p. 118). Vizio che sarebbe di origine asiatica, importato poi in Grecia, di qui a Roma, e da Roma nel resto del mondo (p.118).


Casper ammette a più riprese che anche tra maschi vi sono "pratiche sessuali contro natura" che non possono essere in alcun modo riconosciute da segni corporei, com'è il caso non solo della pederastia attiva, ma di tutte quelle forme di pederastia (ignorate da Tardieu) che non prevedono penetrazione, che Casper, citando confessioni di pazienti, fa notare essere le più diffuse. Queste pratiche non lasciano segni decifrabili sul corpo, esattamente come il medico non può decifrare quei segni codificati che permettono agli omosessuali di riconoscersi tra di loro, ovunque essi si trovino (emerge qui il leitmotiv della comunità sommersa, che si trasformerà poi in fobia di complotto).


Gli unici segni corporei ammessi da Casper sono dunque quelli del pederasta passivo, per altro nemmeno tutti quelli citati da Tardieu, né promossi tutti con altrettanta sicurezza (per quanto Casper ci tenga ad aggiungere all'elenco un'altra caratteristica anatomica - la mancanza delle pieghe anali che sarebbero limate dall'attrito del pene - già citata da Paolo Zacchia secoli prima in un suo celebre trattato ma non ripresa da altri trattatisti successivi).

Allo stesso modo, Casper non riprende la convizione di Tardieu circa le dimensioni anormali del pene dei pederasti, anzi nei casi scelti per l'appendice di norma si fa notare che la dimensione degli organi genitali è del tutto normale.


Al termine della sua trattazione, Casper riassume le sue conclusioni perentoriamente, senza mezzi termini:


1. Tutti i segni diagnostici locali o generali della pederastia citati dagli autori non hanno alcun valore, perché non risiedono su osservazioni dirette; possono mancare e mancano la maggior parte delle volte;

2. Un affossamento in forma conica delle natiche verso l'ano è un segno degno di essere preso in considerazione;

3. L'assenza di pieghe della pelle dell'orifizio dell'ano è il segno meno insicuro (pp. 122-123).


E questo, secondo Casper, è tutto. Come si vede, Casper mette in discussione tutti i segni individuati dai suoi predecessori, il che deve aver provocato la felicità di Ulrichs, ma di fatto non contesta il principio di questo genere di ricerche e anzi propone nuovi segni di cui egli è maggiormente convinto. E' un passo avanti, ma non così radicale come lo vedeva Ulrichs.


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