Homicidal

20 aprile 2005

Homicidal è un film senza troppe pretese prodotto dal regista William Castle allo scopo di sfruttare il successo ottenuto l'anno prima da Alfred Hitchcock con Psyco. Castle sguazzava da qualche anno nel cinema di exploitation, cioè un cinema a basso costo dedito allo sfruttamento di temi sensazionalistici, sesso e violenza in testa. Chi meglio di lui poteva comprendere che l'effetto del film di Hitchcock era legato in buona parte alle atmosfere morbose e alla sessualità irregolare che dominava il film dalla prima all'ultima sequenza?


Storie che giocano con il timore di spezzare il fragile discrimine tra i generi sessuali ingenerando una confusione destinata a trapassare dal genere all'orientamento (e di qui a comportamenti psicotici, che fanno tutt'uno), attraverso scelte sbagliate nell'educazione dei figli, circolavano da tempo nella letteratura di consumo al confine tra thriller e horror, ma anche nel cinema. Ciò che rende particolare la vicenda di questo film, oltre al suo rapporto parassitario con Psyco, è il clima profondamente morboso che la pervade.


L'ultima sequenza illustra il "caso clinico" rappresentato nel film, ma in realtà spiega ben poco, nonostante si tratti con tutta evidenza di un finale inteso a sedare le inquietudini dello spettatore suscitate dalle morbosità del racconto, ma anche probabilmente i suoi dubbi sulla coerenza dell'intreccio. Ad ogni modo, la differenza sostanziale tra Homicidal e Psyco consiste nel fatto che nel primo viene totalmente negato il caso clinico, la malattia psichica (tanto che la spiegazione viene data da un poliziotto, non da uno psichiatra come accadeva nel film di Hitchcock), che sarebbe solo una messa in scena di Warren al fine di assicurarsi l'eredità.


Ma i soldi sono solo un pretesto in Homicidal, così come lo erano in Psyco: anche se la spiegazione finale del poliziotto ci vuole fare credere il contrario, in realtà tutto il film gioca con un'inquietudine che non è venale ma piuttosto sessuale e sul tentativo (presto fallimentare) di fare credere allo spettatore che Warren e Emily siano due persone diverse (un po' come accadeva per Norman e sua madre in Psyco). Ma il dubbio allora è: chi è l'invenzione, Emily o Warren?


Homicidal sposa l'idea del bambino come tabula rasa, la cui identità sessuale è determinata dai condizionamenti sociali che subisce crescendo. Warren nasce bambina, ma la madre e la nutrice Helga decidono di trasformarlo in un maschio e lo allevano come tale ingannando anche il padre: il loro scopo è mettere le mani sulla lauta eredità che egli ha destinato al suo erede maschio.

Il piano di Warren, adulto, è semplice, secondo il poliziotto del finale: sta per compiere ventuno anni, età nella quale potrà finalmente intascare i soldi che gli spettano, e vuole eliminare tutti coloro i quali sono a conoscenza del suo vero genere sessuale. Ovvero la nutrice Helga e il giudice di pace ucciso all'inizio (che aveva a suo tempo falsificato il certificato di nascita). Allo scopo inventa il personaggio di Emily, killer psicopatica.


Solo in riferimento al più inquietante substrato sessuale del film l'intreccio assume una qualche coerenza. Più volte viene ricordato che Warren e Helga sono stati per qualche tempo in Danimarca, da cui sono tornati poi in tre: Warren, Helga e Emily. L'insistenza sulla specificazione della destinazione del viaggio può stupire lo spettatore odierno, ma quello dell'epoca sapeva bene cosa si voleva insinuare. Tutti si ricordavano ancora di quando, undici anni prima, George Jorgensen Jr. si era recato in Danimarca, per tornare il 12 febbraio 1953 con il nome di Christine: non era la prima operazione di cambio di sesso, né la prima di cui si fosse occupata la stampa, ma il caso Jorgensen fece parlare di sé come nessun altro prima, e molto a lungo. L'operazione per il cambio di sesso sollevò un caso nazionale, la Jorgensen divenne una celebrità, Danimarca divenne sinonimo di operazione per il cambio di sesso (un po' come più tardi Casablanca). Nel 1959, due anni prima di Homicidal, Christine Jorgensen era tornata a far parlare di sé quando si era fidanzata con un impiegato: a quel tempo era ormai una star dei night club.


In Homicidal non si sa se l'operazione sia avvenuta o meno (il film non scioglie il dubbio), ma è solo in relazione ad essa che tutto assume un senso. Ad esempio l'uccisione di Helga, che da un punto di vista logico non sarebbe necessaria. La sua decapitazione eseguita con un coltello chirurgico (dettaglio su cui si insiste con la scena altrimenti assurda dell'arrotino) assume un chiaro significato simbolico.

Lo stesso si può dire dell'uccisione del giudice di pace dopo la celebrazione di un matrimonio in cui Warren sfoga finalmente la sua femminilità portandola nientemeno che all'altare, dopo averla sfruttata per sedurre un compiacente impiegato, prendendosi allo stesso tempo la sua rivincita contro l'istituzione della famiglia che da un lato le ha segnato rovinosamente la vita, dall'altro le si para innanzi come un sogno irraggiungibile.


Warren, in un certo senso, continua a giocare con le bambole: Emily è la sua bambola in carne e ossa, con cui immagina di sposarsi, con cui può dare sfogo finalmente alla sua femminilità repressa. Accettando l'idea che Warren sia stato operato, l'invenzione di Emily non è altro che la manifestazione di una schizofrenia mediante la quale Warren può liberare finalmente, ora che non può tornare indietro, la sua parte femminile. Sulla sua capacità di far sparire Emily una volta conclusa la vendetta e intascata l'eredità è dunque lecito sollevare qualche dubbio.


Lo psichiatra di Psyco si affrettava a sottolineare che travestitismo e omosessualità erano due cose diverse, mentre Homicidal, da buon film di exploitation, si compiace di lasciare ogni possibile ambiguità aperta. L'ambiguità, del resto, è una caratteristica costante di molto cinema di exploitation: consente di sguazzare nel sensazionalismo mettendosi allo stesso tempo al riparo da qualsiasi possibile accusa.

Il film sfrutta così la transessualità per attrarre pubblico, pur non potendo essere tacciato di stabilire equazioni nette tra transessualità e istinti omicidi, anche se la luce in cui Warren/Emily è presentato non è mai, in nessuna sequenza, positiva o compassionevole. È impossibile che lo spettatore si identifichi con Warren, o parteggi per lui, soprattutto perché gli viene servita una coppia decisamente più affabile, tradizionale, pronta al matrimonio e a perpeturare sanamente la naturale evoluzione genetica dell'eterosessualità: la coppia Miriam/farmacista, buoni, dolci, generosi, premurosi, disgustosamente perfetti. Qui siamo distanti mille miglia da Psyco, nel quale invece non c'era nessun personaggio realmente positivo e disponibile all'identificazione. I soldi ereditati costituiscono le fondamenta di un rapporto duraturo e destinato a risultare perfetto e felice, in quanto dotato delle caratteristiche più sane previste dalla società occidentale: eterosessualità e capitale.


Piuttosto Homicidal sembra mettere sotto accusa un certo tipo di educazione: nell'epoca ancora dominata dal mito del dr. Spock, la violenza sui minori a fini educativi è condannata senza mezzi termini. Progressismo? O piuttosto conservazione: i maschietti vanno allevati come maschietti, le femminucce come femminucce, guai a mischiare le cose o a rendere ambigue le differenze di genere. Miriam e il suo fidanzato, buoni come sono, rappresentano la premessa naturale per il ristabilimento dell'ordine familistico, (etero)sessuale, sociale, educativo (nel segno ovviamente della bontà e della comprensione). Quel ristabilimento dell'equilibrio che Psyco negava, ma che l'exploitation garantisce sempre. Apparentemente Homicidal, nel suo carattere apertamente sensazionalistico è più audace di Psyco, ma in realtà si mostra molto più prudente e reazionario.

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