Federica in Cina. Niente bugie su Tondelli!

Lo scrittore Pier Vittorio Tondelli con la sua tenerezza e simpatia, rivisitato da un amico di "vecchia data".


***

Il recente annuncio della pubblicazione del libro Federica in Cina di Massimo Canalini ha scatenato non poche polemiche, in quanto l'autore vi dichiara che Pier Vittorio Tondelli non era gay o, comunque, aveva interessi sessuali "al femminile".
Canalini, proprietario della casa editrice Transeuropa, ha collaborato con Tondelli al progetto «Under 25» per giovani scrittori, ma la loro conoscenza è stata davvero superficiale, eppure adesso vorrebbe farci credere che il noto scrittore gay italiano, scomparso nel 1991, non era davvero gay!

In Federica in Cina, Canalini cita infatti come "prove" le lettere affettuose scritte da Pier Vittorio a una compagna di scuola, ma si tratta sicuramente di parole dirette ad un'amica in un momento particolare, quello dell'adolescenza, in cui ci si "scopre".
Come non considerare allora tutta l'opera di Pier Vittorio, incentrata proprio sull'essere gay e sulle relazioni amorose fra uomini?
È di questa opinione anche il giornalista Mario Fortunato, che sulle pagine de "La Stampa" attacca il libro di Canalini e ne smonta l'assurda tesi.
I media hanno poi ingigantito la cosa, sfruttandola per far circolare i soliti inutili pettegolezzi.

Incontrai Pier Vittorio nel 1982: avevo pubblicato una sua intervista su "Lambda", anni prima, a proposito del "libro-scandalo" Altri libertini, e lui aveva scritto la recensione su "La Repubblica" della prima Guida gay italiana edita da "Babilonia" e da me curata.

Da allora ci siamo frequentati assiduamente: oltre ad essere mio cliente alla libreria gay di via Sammartini, a Milano, che allora conducevo, frequentava il Centro d'iniziativa gay di via Bodoni e molto spesso uscivamo assieme per locali, fra battuage, darkroom e ubriacature.
Era "fidanzato" con un ragazzo e anche per questo si trasferì da Bologna a Milano.

Veniva a trovarmi (un giorno si lamentò perché non avevo le tazzine da tè appaiate e mi rimproverava perché non "aprivo agli amici" la mia casa più spesso), poi la sera ci spostavamo al "Contatto" in Corso Sempione (locale gay che oggi si chiama "Zip Club"), dove non disdegnavamo di farci un cicchetto (memorabili quelli al "Le Caveau" e allo "Steps" di Bologna...), per concludere, a volte, con incontri occasionali in dark.

Nel dicembre 1988 mi scrisse una dedica in occasione dell'inaugurazione del mio appartamento a Città Studi: "Un carissimo abbraccio alla signorina Felicita da Pier Vittorio. Buon Natale" e mi regalò il suo ultimo libro e una penna stilografica che conservo gelosamente.

Quindi con piacere pubblico questa bellissima foto del 1986 come documento "storico", per ricordarlo com'era davvero.

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Altre recensioni per Federica in Cina

titoloautorevotodata
Canalini e l'opera buffa su TondelliCarmine Urciuoli07/01/2005

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