Victor/Victoria

24 maggio 2005, "A qualcuno piace gay" (La libreria di Babilonia, 1995)

Il film, una commedia brillante molto vicina al musical, è il remake di un omonimo, non meno riuscito film tedesco del 1933 di Rheinhold Schünzel.

Il film ha avuto un fortunatissimo riscontro di pubblico, sfruttando - grazie ad una sceneggiatura intelligente e briosa e alla regia di Blake Edwards che si esprime al meglio nelle commedie - il filone del travestitismo, generalmente molto redditizio nel cinema.

Un successo meritatissimo, visto che è esaltante, con innumerevoli gag e gustosi equivoci. Senza dire che mostra con raffinatezza una Parigi scintillante, in cui il mondo gay è visto con simpatia, soprattutto grazie al personaggio di Toddy, dalla pungente autoironia, interpretato magnificamente da Robert Preston.

Ma, al di là di tutto ciò, il film è in realtà ben più complesso. La trama ha il suo fulcro nella finzione, dovuta al piano elaborato dall'unico vero gay, Toddy (almeno fino a quando Squash non si rivelerà): il travestimento di Victoria riesce a creare per tutta la vicenda un senso di instabilità, che alla lunga confonde i limiti impalpabili tra ciò che è vero e ciò che è falso.

In apparenza, Victoria sembra dominare con sicurezza la sua doppia identità - è Victor sul palcoscenico o in pubblico, Victoria nell'intimità e dietro le quinte - eppure la perfetta riuscita del suo inganno deve molto al fatto che si trova perfettamente a proprio agio dietro quella maschera che, almeno un po', intacca la sua personalità quanto ritorna ad essere se stessa. La cosa non finisce qui: King, pur nella sua ostentata virilità, è costretto, prima di scoprire l'inganno, ad ammettere a se stesso di essersi innamorato di un uomo (come del resto crede Norma) e non riesce proprio a farsene un problema.

L'intero film - ordito sulla doppia opposizione apparenza/essenza e vita/finzione scenica - tende dunque a mostrare come non esistano polarità nette; mettendo in dubbio i ruoli prefissati della sessualità, si interroga, con garbo ed ironia, sulla labilità dei suoi confini. In sostanza, toglie le maschere ma confonde ancor più sulle identità.

Gli attori sono eccellenti, soprattutto Julie Andrews, splendida anche quando canta.

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