Atomico dandy

22 giugno 2005, "Pride", giugno 2005.

Costruito su tre piani temporali, gli anni Ottanta del Novecento, il 2002 e il 2009, il nuovo romanzo di Piersandro Pallavicini rappresenta il passato, il presente e il futuro di un personaggio complesso che per molti aspetti richiama i protagonisti dei due romanzi precedenti (Il mostro di Vigevano e Madre nostra che sarai nei cieli).

Nel 1986 Vittorio Nuvolani è ancora “il virginio studente fascistello, devoto a scienza e onanismo giornaliero”, ha 23 anni , sta per laurearsi in Chimica, ha prospettive di una magnifica carriera, ma quanto a sesso ancora niente, e la cosa lo mortifica. I suoi tentativi di farsi una ragazza sono goffi e frustranti e la prima esperienza di sesso la fa con un uomo, con tutto il seguito di ansie che l’altro possa parlarne a qualcuno, di paure di aver contratto l’Aids, di giustificazioni con se stesso di aver ceduto solo per mancanza di materiale femminile disponibile. Anche se le sue frenetiche masturbazioni si consumano davanti a materiale pornografico gay o a libri fotografici pieni di africani nudi equipaggiati di superbi membri, l’idea che possa essere gay non lo sfiora. Si sente piuttosto un dandy e il suo modello è Des Esseintes , il protagonista di A rebours di Joris-Karl Huysmans, che ha conosciuto al liceo e che continua a leggere facendo tesoro di tutto il repertorio dell’estetismo decadente di fine Ottocento. Cercando di essere all’altezza del suo modello,Vittorio si inebria di musiche e di profumi raffinati, cura meticolosamente il suo abbigliamento, si compiace delle sue giacche in tweed di Brooksfield, delle sue camicie bianche Helmut Lang, dei suoi gilet Pringle e dei suoi papillon dal nodo rigoglioso e perfetto, e non di “quelle schifezze con l’elastico”.

Sullo sfondo della sua formazione sessuale e sentimentale, ma anche politica e scientifica, echeggia, un po’ seria e un po’ grottesca, la Storia degli anni Ottanta da Chernobyl alla guerra USA-Libia, dal referendum sul nucleare alla paura dell’Aids.

Prima fascista, poi simpatizzante della Lega, Vittorio si trasforma in lettore di sinistra della “Repubblica” e del “Manifesto”, inizia una brillante carriera universitaria, ma il sesso rimane frustrante: riesce a farsi una fidanzata, pure sovrappeso di una quindicina di chili, ma questa gli preferisce un bel congolese, proprio di quelli che piacciono tanto a lui.

Nel 2002 è professore dell’Università di Pavia, pubblica i suoi articoli su riviste internazionali, ha una moglie, con la quale organizza interessanti incontri a tre col bel René, ovviamente africano, alto, muscoloso e senza tracce di grasso: “ la sua bellezza ti commuove. E vedere lui e mia moglie che si baciano e si accarezzano e si stringono a quel modo è, per me, come ammirare un immenso capolavoro che l’arte non ha espresso ancora”. Sempre più raffinato nel suo estetismo, vive la sua vita inimitabile con cinismo e distacco. Gli altri in genere li usa: se il suo vecchio professore può essere un intralcio alla sua carriera non esita a disfarsene, e anche i suoi “negroni” (senegalesi, congolesi o camerunesi) che utilizza come oggetti di piacere sono per lui dei magnifici esemplari da usare, pagare, e poi liberarsene.

Nel 2009 è stato abbandonato dalla moglie, va in giro per il mondo a tenere conferenze sulle sue scoperte molecolari, anche se i suoi impegni scientifici sono ormai altri e più nobili (in collaborazione con un gruppo di ricercatori del Kenia lavora per bloccare l’evoluzione del virus Hiv in Aids), la Spartacus la porta con sé dicendosi che è solo per ridere, ma poi se la studia e a New York lo troviamo in un gay-bar per neri, a casa ha lasciato l’amico-amante congolese Sérenité che in sua assenza sparisce svuotandogli la casa, come prima di lui hanno fatto Julian e Djeng.

E’ a questo punto che Vittorio non sembra più in grado di controllare gli eventi e pare profilarsi la sconfitta del superuomo, ma la storia non è ancora finita…..

Il romanzo, ben costruito, a tratti divertente, ma anche drammatico, si legge con un certo disagio. Tra atmosfere provinciali e fantasie hard, cinici perbenismi del mondo accademico e ingenui dandysmi, Piersandro Pallavicini delinea un personaggio spesso antipatico, un omosessuale che pensa e vive la propria sessualità totalmente avulsa da qualsiasi rappresentazione esterna. Vittorio non ha imbarazzi moralistici o sensi di colpa, tanto meno consapevolezza. Gli altri, soprattutto se omosessuali, semplicemente non lo interessano e si illude di poter vivere la sua vita inimitabile e la sua sessualità senza alcun bisogno di un confronto col mondo.

Il personaggio, con tutta l’antipatia che trasmette, è però terribilmente vero, e il disagio che provoca ci aiuta a cogliere in tutte le sfumature la verità di un tipo umano che, soprattutto in Italia, conosciamo bene.

Costruito su tre piani temporali, gli anni Ottanta del Novecento, il 2002 e il 2009, il nuovo romanzo di Piersandro Pallavicini rappresenta il passato, il presente e il futuro di un personaggio complesso che per molti aspetti richiama i protagonisti dei due romanzi precedenti (Il mostro di Vigevano e Madre nostra che sarai nei cieli).

Nel 1986 Vittorio Nuvolani è ancora “il virginio studente fascistello, devoto a scienza e onanismo giornaliero”, ha 23 anni , sta per laurearsi in Chimica, ha prospettive di una magnifica carriera, ma quanto a sesso ancora niente, e la cosa lo mortifica. I suoi tentativi di farsi una ragazza sono goffi e frustranti e la prima esperienza di sesso la fa con un uomo, con tutto il seguito di ansie che l’altro possa parlarne a qualcuno, di paure di aver contratto l’Aids, di giustificazioni con se stesso di aver ceduto solo per mancanza di materiale femminile disponibile. Anche se le sue frenetiche masturbazioni si consumano davanti a materiale pornografico gay o a libri fotografici pieni di africani nudi equipaggiati di superbi membri, l’idea che possa essere gay non lo sfiora. Si sente piuttosto un dandy e il suo modello è Des Esseintes , il protagonista di A rebours di Joris-Karl Huysmans, che ha conosciuto al liceo e che continua a leggere facendo tesoro di tutto il repertorio dell’estetismo decadente di fine Ottocento. Cercando di essere all’altezza del suo modello,Vittorio si inebria di musiche e di profumi raffinati, cura meticolosamente il suo abbigliamento, si compiace delle sue giacche in tweed di Brooksfield, delle sue camicie bianche Helmut Lang, dei suoi gilet Pringle e dei suoi papillon dal nodo rigoglioso e perfetto, e non di “quelle schifezze con l’elastico”.

Sullo sfondo della sua formazione sessuale e sentimentale, ma anche politica e scientifica, echeggia, un po’ seria e un po’ grottesca, la Storia degli anni Ottanta da Chernobyl alla guerra USA-Libia, dal referendum sul nucleare alla paura dell’Aids.

Prima fascista, poi simpatizzante della Lega, Vittorio si trasforma in lettore di sinistra della “Repubblica” e del “Manifesto”, inizia una brillante carriera universitaria, ma il sesso rimane frustrante: riesce a farsi una fidanzata, pure sovrappeso di una quindicina di chili, ma questa gli preferisce un bel congolese, proprio di quelli che piacciono tanto a lui.

Nel 2002 è professore dell’Università di Pavia, pubblica i suoi articoli su riviste internazionali, ha una moglie, con la quale organizza interessanti incontri a tre col bel René, ovviamente africano, alto, muscoloso e senza tracce di grasso: “ la sua bellezza ti commuove. E vedere lui e mia moglie che si baciano e si accarezzano e si stringono a quel modo è, per me, come ammirare un immenso capolavoro che l’arte non ha espresso ancora”. Sempre più raffinato nel suo estetismo, vive la sua vita inimitabile con cinismo e distacco. Gli altri in genere li usa: se il suo vecchio professore può essere un intralcio alla sua carriera non esita a disfarsene, e anche i suoi “negroni” (senegalesi, congolesi o camerunesi) che utilizza come oggetti di piacere sono per lui dei magnifici esemplari da usare, pagare, e poi liberarsene.

Nel 2009 è stato abbandonato dalla moglie, va in giro per il mondo a tenere conferenze sulle sue scoperte molecolari, anche se i suoi impegni scientifici sono ormai altri e più nobili (in collaborazione con un gruppo di ricercatori del Kenia lavora per bloccare l’evoluzione del virus Hiv in Aids), la Spartacus la porta con sé dicendosi che è solo per ridere, ma poi se la studia e a New York lo troviamo in un gay-bar per neri, a casa ha lasciato l’amico-amante congolese Sérenité che in sua assenza sparisce svuotandogli la casa, come prima di lui hanno fatto Julian e Djeng.

E’ a questo punto che Vittorio non sembra più in grado di controllare gli eventi e pare profilarsi la sconfitta del superuomo, ma la storia non è ancora finita…..

Il romanzo, ben costruito, a tratti divertente, ma anche drammatico, si legge con un certo disagio. Tra atmosfere provinciali e fantasie hard, cinici perbenismi del mondo accademico e ingenui dandysmi, Piersandro Pallavicini delinea un personaggio spesso antipatico, un omosessuale che pensa e vive la propria sessualità totalmente avulsa da qualsiasi rappresentazione esterna. Vittorio non ha imbarazzi moralistici o sensi di colpa, tanto meno consapevolezza. Gli altri, soprattutto se omosessuali, semplicemente non lo interessano e si illude di poter vivere la sua vita inimitabile e la sua sessualità senza alcun bisogno di un confronto col mondo.

Il personaggio, con tutta l’antipatia che trasmette, è però terribilmente vero, e il disagio che provoca ci aiuta a cogliere in tutte le sfumature la verità di un tipo umano che, soprattutto in Italia, conosciamo bene.

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