Tonio Kröger

30 giugno 2005

Thomas Mann è ritenuto generalmente il più grande letterato tedesco del Novecento. Di sicuro, occupa un primo piano nel panorama intellettuale germanico ed è universalmente noto il suo breve romanzo Morte a Venezia.

Dello stesso autore è Tonio Kröger, lungo racconto del 1903, adatto anche ai ragazzini.

L'autore affermò che Kröger era uno dei suoi personaggi più cari, in quanto aveva trasferito nel ragazzino le sue esperienze adolescenziali. Sembra infatti di trovare, nelle descrizioni della città e dei luoghi, la sua Lubecca, "città del nord con le strade ornate di frontoni".

Dall'esame della fisionomia di Tonio si comprende come Mann avesse descritto sé stesso,

"dal viso bruno con lineamenti marcati e meridionali, dagli occhi scuri e appena ombreggiati, dalla bocca di una non comune dolcezza".

Fin qui sembra arrestarsi l'influenza esercitata su Kröger da parte della vita reale di Mann. Ma non si può fare a meno di notare subito l'amore di Tonio per un altro ragazzo, bello e sportivo, e cercare di trovarvi una chiave di lettura omosessuale.

In realtà è una passione infantile per un compagno di classe, visto come modello da imitare, quel che avviene a molti adolescenti in cerca di validi esempi cui fare riferimento e che ammirano persone, ai loro occhi, dotate di virtù e abilità particolari. Però ci si rende conto del fatto che anche altre opere di Mann sono a sfondo autobiografico, quale di più, quale di meno; in tutte c'è sempre qualche messaggio lasciato dal proprio vissuto interiore. Mann amava pensare a sé stesso come a un lirico, il quale "ha il compito di esprimere la propria anima".


Il fatto era che Tonio amava Hans Hansen e ne aveva già sofferte per lui.

Chi più ama è il soccombente e deve soffrire: questa lezione semplice ma dura, la sua anima quattordicenne l'aveva già ricevuta dalla vita. E Tonio amava Hans in primo luogo perché era bello; poi perché in tutto appariva il contrario e l'opposto di quel che era lui.

La descrizione della bellezza di Hans sembrerebbe fatta apposta per un lettore attento alle caratterizzazioni maschili. "Straordinariamente carino e ben fatto, largo di spalle e snello ai fianchi, con occhi blu acciaio...". Ma in realtà non c'è altro e non si comprenderà mai cosa in realtà Mann avesse voluto far trasparire.

Tonio aspira all'amicizia di Hans ma non cerca di divenire come lui, s'accontenta di sperare di esserne amato.


La poetica raffigurazione della madre, una spagnola "dai capelli neri... bruna e focosa... che il padre era andato a prendersela in un paese basso basso nella carta geografica" che Tonio amava per la sua dolcezza e la descrizione delle movenze e dell'accento affettato del maestro di ballo, Knaak, aggiungono altri motivi di rimpianto per un'epoca inesorabilmente perduta, in cui dominava l'innocenza dei suoi sentimenti infantili.


Il difficile rapporto tra due adolescenti diversi è il tema centrale: l'uno, Tonio Kröger, timido e trasognato, svogliato a scuola e autore di poesie, l'altro brillante in tutto, sicuro di sé, amante dell'ippica e abile negli sport in generale. Per questi motivi, Tonio soffre della propria diversità da Hans e del fatto che la sua ammirazione non è ricambiata. Lo stesso struggimento egli proverà successivamente per la bionda coetanea Ingeborg Holm, la quale nemmeno s'accorge dell'infatuazione di Tonio per lei. La passione per Inge è breve, infatti egli coverà propositi di "compiere nel mondo una gran quantità di cose straordinarie... per cui era ormai superfluo desiderare di morire incondizionatamente per Ingeborg".

La sofferenza nel percepirsi diverso dagli altri accompagna Tonio anche nell'età adulta, anche quando egli è un affermato artista. Invece, nel finale del racconto, si capirà come Tonio, ritrovando per caso e spiando Ingeborg e Hans, nel frattempo fidanzatisi, comprenderà il senso della propria vita e della propria inclinazione di artista sofferente: "non fece che rallegrarsene con una gioia trepidante e dolce per tutti quegli anni morti non più sentita".

Egli, in preda a sconforto e disillusione, ha cercato infatti di rilassarsi in una località marittima della Danimarca, nazione molto vicina a Lubecca. Non per altro i nomi dei due amici di un tempo sono di suono inequivocabilmente danese.


Una volta terminata la lettura del racconto, si potrebbe forse (dico forse, perché non è ben chiaro se vi sia una reale similitudine tra l'arte di Kröger e quella di Mann) trovare uno spunto di critica verso l'arte come valore per cui vivere e agire.

Il suo modo di vivere l'arte difatti è pedantesco, sensibile ai dettagli. La parte relativa all'infanzia di Tonio è più ricca di elegiaca nostalgia, di malinconia per un mondo impossibile da ricreare ma si avverte un forte scompenso stilistico rispetto alla seconda parte.

Il finale, per quanto si avvalga del colpo di scena (la sorpresa di ritrovare in Danimarca gli amici di un tempo "biondi, felici e fortunati") finisce bruscamente dando al lettore l'impressione che ci debbano essere altre pagine a conclusione, che in realtà non ci sono.

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