recensione diMauro Giori
Frida
Già autrice di una versione cinematografica del truculento Tito Andronico di Shakespeare, sospesa tra fascino visivo e scivolate kitsch, Julie Taymor conferma il suo talento schizofrenico in questa biografia della pittrice Frida Kahlo.
Si tratta infatti di un biopic piuttosto tradizionale che alterna (lunghi) momenti di calma piatta a (brevi) impennate inventive perfettamente in tono (anche nei loro momenti più naif) con la pittura della Kahlo, intese a sondarne i motivi ricorrenti, le ossessioni, le crudezze.
Si sarebbe voluto un film più (sistematicamente) visionario: il soggetto si offriva perfettamente allo scopo, ma la Taymor ha tutto sommato voluto rischiare poco, insistendo soprattutto sul legame tra la Kahlo e il pittore Rivera (pur senza tacere le avventure lesbiche della sua eroina), e affrontando in modo piuttosto superficiale la realtà politica che attraversa le loro vite e la loro opera. Ne esce un film più didascalico e sentimentale di quel che vorebbe essere: Frida Kahlo meritava qualcosa di più.