Dawson's Creek

13 agosto 2005

Dopo esperimenti occasionali in Una vita da vivere, Beverly Hills 90210 e Melrose Place, con Dawson's Creek emerge finalmente un adolescente gay stabile (a partire dalla seconda stagione), nel quale l'autore Kevin Williamson sostiene di aver riversato la sua esperienza personale.

La differenza sostanziale tra Dawson's Creek e serie come My So-Called Life o l'australiana Sweat risiede in un fatto semplice quanto fondamentale: Dawson's Creek ha goduto di un duraturo successo internazionale che ha reso Jack McPhee inevitabilmente più significativo dei pur molti personaggi omosessuali, anche giovani, che hanno spopolato nelle serie tv degli anni '90. Ad esempio, è chiaramente grazie al successo di Dawson's Creek che in Italia si è tentato l'inserimento di un adolescente gay in Cuori rubati.


Jack viene seguito lungo un percorso difficile che va dalla lenta presa di coscienza al coming out in un contesto familiare difficile, dalle reazioni di fidanzata, amici e conoscenti al primo approccio con la "comunità", al primo amore, al primo bacio, alla prima disillusione, ai primi scontri con la società, al primo contatto con una visione diversamente consapevole dell'omosessualità, al secondo amore, al terzo, e così via, fino al... primo fantasma (eccessi consentiti dal genere soap).


Jack è oggetto di una trattazione prudente di chiara matrice pedagogica, intesa ad assicurare un doppio registro di fruibilità che possa interessare la globalità del pubblico adolescente, gay (sul modello "non sei l'unico") e etero (sul modello "sono persone come le altre").


Se poi le tonalità sono abbondantemente accordate sul registro patetico, di modo che Jack passa buona parte del suo tempo a compiangersi, ciò non si deve al fatto che è gay, ma al fatto che questo è il registro dell'intero serial. Solo mettendo a confronto Jack con gli altri personaggi della serie si possono evitare sia bocciature automatiche (per via dei suoi eccessi lacrimosi, del cumulo di sfortune che gravano su di lui e sulla sua famiglia, del sistematico fallimento delle sue relazioni), sia promozioni scontate, per il semplice fatto che è il primo adolescente gay per adolescenti che approda a un trionfale bacio di quattro secondi e mezzo (con un giovane militante che in una puntata è anche vittima di un pestaggio omofobo), e dopo cinque anni di macerazioni si ritrova persino con una bambina da crescere (quella della sua migliore amica) e con un fidanzato poliziotto.

Le lacrime che inumidiscono il percorso di Jack fanno parte del gioco, o meglio del genere (siamo di fronte a un tentativo di adattare il modello della soap per un pubblico di teenager).

Nel personaggio di Jack sembra operante il vecchio stereotipo del giovane omosessuale sofferente, con il suo percorso già scritto di rifiuto e di paura che lascia aperte solo le strade canoniche del suicidio (tentato da Jack nella quinta stagione, per altro in una puntata che ha attirato una certa attenzione, essendo la centesima del serial), della normalizzazione (il tentativo di Jack di fare coppia con Joey), della ricerca di un altro omosessuale tribolato (infatti il rapporto con il più disinibito Tobey fallisce, mentre alla fine Jack si mette con Doug, fino a due minuti prima velato).
Tuttavia la sostanziale indistinguibilità di Jack dagli altri personaggi (Jack piange in continuazione, ma Dawson piange più di lui) induce piuttosto a ritenere attivo per tutti il tipo dell'adolescente macerato, inquieto, moralmente e sessualmente incerto, solo con se stesso e con i suoi pari, spesso semplicemente in lotta contro i mulini a vento di un mondo che vede (e vorrebbe far vedere allo spettatore...) diverso da quello che è.


Comune a tutti i ragazzini di Capeside è lo scontro con il mondo adulto che pare dissolversi nella crisi della famiglia canonica e dei suoi valori (religione in testa), tanto che spesso sono gli adulti a trovare aiuto e conforto negli adolescenti (parecchie associazioni di genitori americane hanno protestato per questo).


Ma in realtà gli adolescenti di Capeside non hanno niente di alternativo da proporre e nonostante il fallimento del modello delle loro famiglie è a quello stesso modello che aspirano.

La cappa di moralità che soffoca l'universo di Dawson's Creek boccia sistematicamente qualsiasi alternativa: la coppia aperta dei genitori di Dawson; la sessualità spensierata di Jen (rappresentata come un comportamento autodistruttivo, conseguenza di un'instabilità psicologica dovuta a un trauma infantile); le relazioni con alto scarto generazionale; ecc.
La demolizione della famiglia lascia con un cumulo di macerie sulle quali piangere, non con uno spazio sociale aperto su cui costruire strutture nuove. È proprio questo spazio vuoto a permettere a Jack tanta "visibilità", ma è questo stesso spazio, o almeno la sua presenza formale accompagnata dalla sua negazione sostanziale, a limitare allo stesso tempo lo sviluppo del personaggio, le cui possibilità sono rimaste soffocate non tanto dal modo in cui è concepito in quanto gay, bensì in quanto adolescente, al pari di tutti gli altri coprotagonisti.


Con tutti i suoi limiti, Dawson's Creek ha per lo meno fatto discutere. Si è parlato molto, ad esempio, del bacio tra Jack e Tobey. C'è poco da stupirsi: è vero che gli anni '90 hanno visto proliferare i personaggi omosessuali nelle serie televisive, ma in quelle di largo consumo prevale ancora quanto meno il dubbio autocensorio, più spesso la diffidenza nei confronti del tema stesso, e quando va bene il personaggio viene promosso a protagonista, e magari ha anche successo, purché rimanga bene in piedi il confine tra ciò che si dice e ciò che si fa (sullo schermo: caso emblematico Will & Grace).

Dunque, due adolescenti che si baciano per cinque secondi sullo schermo, anche se per quel bacio hanno speso prima, e spenderanno dopo, ore interminabili di pianti, non è un fatto da sottovalutare. Tanto più se si considera che l'aspetto dell'omosessualità che ha più sconvolto i benpensanti e subito le maggiori censure negli anni, sia al cinema che in televisione, non è il sesso bensì l'affettività: due maschi che si baciano teneramente fanno più effetto di due maschi mezzi nudi a letto insieme.


Comunque, se fa discutere il bacio tra Jack e Tobey, dovrebbe anche far discutere il fatto che si tratta solo di un bacio. Non solo Jack non fa sesso, ma non ci pensa nemmeno, quando invece tutti gli altri adolescenti di Capeside sono immersi proprio in quisquilie sessuali, tra profilattici, malattie veneree, consultori, gravidanze, aborti. Invece Jack con il coming out conosce un preoccupante revival della latenza.

Allo stesso modo Jack è il primo adolescente gay della televisione a mettere piede in un locale gay, ma c'è ben poco di trionfale: si tratta di una cantina buia dove viene divorato dagli sguardi predatori degli altri avventori, che lo mettono subito in fuga. Una sequenza che richiama il primo bar gay del cinema americano (quello di Tempesta su Washington) e lo ripete pari pari a quasi quarant'anni di distanza!


Prudenze inevitabili? Billy Douglas, l'adolescente gay di Una vita da vivere, non era vergine, né irresoluto e piagnucoloso, ed era interpretato da un attore diciassettenne (Kerr Smith, l'interprete di Jack, ha il doppio degli anni del suo personaggio).

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