Nighthawks: la "vera" vita notturna gay (a Londra negli anni '70)

21 agosto 2005

Nighthawks rappresenta una pietra miliare nella storia del cinema gay. La sua lunga gestazione inizia nel 1975, quando il progetto presentato al British Film Institute per chiedere delle sovvenzioni venne respinto. Lo stesso accadde in seguito con la National Film Finance Corporation.

Il film fu girato comunque, con un budget esiguo racimolato a fatica grazie all'appoggio di varie personalità, non solo gay e non solo del mondo del cinema: tra gli altri il critico Robin Wood, lo scrittore Robin Maugham e il regista John Schlesinger (il cui Domenica, maledetta domenica rappresentava uno dei pochi modelli positivi cui ispirarsi). A essere decisivo fu però l'appoggio della televisione tedesca ZDF, alla fine del '77.

Nonostante numerose altre complicazioni (nessuna scuola, ad esempio, dava il permesso di girare al suo interno, visto che il professore del film era gay), il film fu portato a termine e presentato al Festival di Edimburgo nell'agosto del '78.


L'importanza del film non risiede certo nella sua ruvida confezione piuttosto approssimativa, ma nel progetto preliminare di fare un film su una realtà omosessuale quotidiana che ne mostrasse quella normalità che il cinema si ostinava a negargli o demonizzandola o facendone l'oggetto di interminabili dibattiti morali, legali, sociali, ecc. Che le intenzioni fossero più o meno buone, si finiva sempre nel sensazionalismo.

Nighthawks propose invece uno sguardo rivoluzionario su una realtà ancora poco conosciuta e, vuoi per la mancanza di mezzi, vuoi per la scelta di attori non professionisti lasciati liberi di improvvisare, vuoi per l'uso estremamente parco del montaggio che preferisce riprese lunghe quando non veri e propri piani-sequenza, sconfina a tratti nel documentario nel mettere in scena la Londra gay notturna, con i suoi locali e le sue discoteche.


L'omosessualità non era mai stata così semplice e così naturale. I primi locali gay senza psicopatici, quelli dove Jim va a rimorchiare, non sono cantine spettrali popolate di assatanati nello stile di Tempesta su Washington ma luoghi banalissimi dove c'è chi parla, c'è chi balla, c'è chi si mette in mostra e chi studia chi si mette in mostra. Sono spazi di libertà dove ciascuno fa quello che vuole e nessuno viene giudicato, e dove ciascuno ha una storia da raccontare, le propria storia semplice di persona cui è accaduto di essere gay.


La vita sessuale molto libera di Jim, che ogni sera si porta a casa un nuovo ragazzo sperando di trovare quello giusto, è rappresentata senza moralismi: nel personaggio troviamo il giusto equilibrio tra tempeste ormonali e tenerezze sentimentali, nel racconto il giusto equilibrio tra dramma e ironia.

Gli sceneggiatori si divertono anche ad affrontare direttamente e a demolire certi stereotipi, per esempio quando la collega di Jim, che si è invaghita di lui, gli chiede come siano i locali gay, aspettandosi chissà cosa, e Jim gli spiega quanto siano normali e simili a qualsiasi altro locale.

Particolarmente divertente è la sequenza in cui Jim, su richiesta dei suoi allievi, fa coming out scatenando un dibattito ripreso in modo evidentemente improvvisato, lasciando che i ragazzini intervengono in totale libertà.

Ne segue la minaccia di licenziamento di Jim, che difende la sua scelta e la necessità di parlare di omosessualità nelle scuole, sostenuto dai colleghi. La vicenda non si conclude e il film si chiude con una nuova notte in discoteca. Anche le lotte per la dignità fanno parte della realtà quotidiana e non costituiscono il tema centrale del film, ma solo un aspetto della vita di Jim.


Sulla stessa strada (e con uno stile molto simile, dovuto ancora in parte alla scarsità di mezzi) si muoverà, una paio di anni dopo, Ai cessi in tassì, che ha curiosamente per protagonista di nuovo un maestro.
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