La gatta sul tetto che scotta

25 agosto 2005

Ecco un tipico esempio di cosa succedeva di solito all'omosessualità nel cinema hollywoodiano: raschiata a forza dal soggetto di partenza (in questo caso uno dei foschi drammi di Tennessee Williams) con la violenza e la tenacia di un assassino che cerca di nascondere le proprie tracce.

Ma dicono che il delitto perfetto non esiste e che qualche traccia rimane sempre. Il che è vero anche al cinema, specie se l'omosessualità è la causa del dramma e quindi non può semplicemente essere rimossa, ma deve essere rimpiazzata con qualcosa che giustifichi quello stesso dramma. A meno di non cambiare anche il dramma, ma allora tanto varrebbe cercare un altro soggetto...


La sostituzione non è sempre facile e in qualche caso, come in questo, ne esce un pasticcio confuso e inverosimile che tradisce tutto il suo imbarazzo per il soggetto originario.

Il dramma di Williams raccontava infatti la vicenda di un ex giocatore di football diventato impotente: non ne vuole più sapere di andare a letto con la moglie, e che sia la formosa Liz Taylor non fa che accrescere l'enormità della sua frigidità.

Ora, nel dramma la frigidità del protagonista Brick (interpretato nel film da un Paul Newman che fa sognare di per sé, ma soprattutto quando duetta con Burl Ives) era dovuta all'amore che lo legava a un compagno di squadra, Skipper, dalla cui morte Brick non si era mai ripreso.

Nel disperato tentativo di seppellire ogni traccia di questa relazione omosessuale, gli sceneggiatori di Hollywood (lo stesso regista Richard Brooks, con l'aiuto di James Poe) hanno rimpiazzato l'omosessualità con una serie improbabile di concause e con una più puerile crisi adolescenziale in consistente ritardo. Brick non era quindi innamorato di Skipper, solo lo aveva idealizzato e quando si era visto crollare il suo mito (che lui stesso aveva costruito) a causa di un tentativo di seduzione della moglie, il suo mondo era andato a pezzi (come quello di Skipper, del resto, che si era poi suicidato).


Nel lungo dialogo centrale tra Brick e il padre, in cui riaffiora la verità sul passato, in realtà è fin troppo facile leggere tra le righe l'originario soggetto del dramma, per quanto non ne rimanga alcuna traccia esplicita. Va bene l'amicizia maschile, e l'attaccamento per i pari di un'adolescenza poco precoce, e l'amore per lo sport, ma quando - per non fare che un esempio - un bel ragazzotto come Newman sposa una bella donna come la Taylor e la porta in viaggio di nozze negli spogliatoi della sua squadra lasciandola in balia dei colleghi mentre lui ha occhi solo per il suo amicone del cuore, tanto da non vedere che quel suo eroe in realtà è un giocatore mediocrissimo che vive solo di luce riflessa (la sua), beh, hai voglia a raschiare...

Il punto più paradossale e risibile è proprio quello in cui Margaret racconta del suo tentativo di sedurre Skipper nella speranza di procurare una delusione tale a Brick da farlo rinsavire (perché il fatto che il suo amico ci provi con sua moglie dovrebbe rappresentare una delusione enorme). Dal momento che - per non dir altro - Brick della moglie non si è mai occupato, è ovvio che un simile complottino famigliare non ha nessun senso a meno di non leggere in questo tentativo di seduzione un tentativo di conversione all'eterosessualità. Brick ne ricaverebbe allora una ben diversa e più profonda delusione sentimentale, e tutto acquisterebbe un altro spessore drammatico, infinitamente più credibile e sensato.

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