ABC dell'omosessualità. Quando la religione si traveste da scienza

31 agosto 2005

[Recensione a cura di Alessandro Galvani].


Un saggio breve, di tipo divulgativo, che pretenderebbe di esaurire, attraverso la struttura dell'abecedario, l'intera questione dell'omosessualità, a partire da un approccio storico, scientifico ma soprattutto teologico di stretta confessione cattolica.

Gli autori sono una sedicente "equipe multidisciplinare formata da professionisti del campo psicologico, medico, filosofico, pedagogico e da sacerdoti" (così a pag. 2).

In particolare a questo volume hanno collaborato Chiara Atzori, Jennifer Basso Ricci, Medua Boioni, Marco Invernizzi, Roberto Marchesini, Giacomo Perego, Giancarlo Ricci, Laura Salvetti, Guido Testa.

Di costoro stranamente non viene offerto però alcun profilo professionale.

Una veloce ricerca in rete può mostrare una valida motivazione a questo curioso silenzio: la sua delirante e mostruosa composizione "multidisciplinare".

  • Chiara Atzori: infettivologa in un ospedale milanese, il cui unico merito per la fama è aver importato in Italia Narth, ossia il gruppo di "terapia riparativa" anti-omosessuale;
  • Jennifer Basso Ricci: laureata in giurisprudenza;
  • Medua Bodoni: facente parte di una sconosciuta Confederazione Italiana Centri di Regolazione Naturale Fertilità;
  • Marco Invernizzi: lavora a RadioMaria;
  • Giacomo Perego: biblista;
  • Giancarlo Ricci: di costui non è stato possibile risalire con certezza al profilo professionale, ma potrebbe forse essere uno psicoanalista grafomane milanese;
  • Laura Salvetti: avvocato matrimonialista;
  • Guido Testa

Come si può notare, la "multidisciplinarietà" spacciata ma non motivata può derivare solo dal fatto che matrimonialisti, etologi e psicanalisti NON fanno una "equipe", e men che meno hanno una credibilità scientifica sul tema! Ecco svelato il motivo del silenzio sulle loro competenze...

Il lavoro si presenta subito come un'imprecisa traduzione da qualche opera confessionale di area statunitense. Suddivisa per capitoli in base a lettere alfabetiche, deve aver creato qualche problema già in fase di traduzione, perché non possiede "parole d'ordine" chiare e progressive, suddivise per lettera (per esempio "A": adozioni, "C": coming out, "L": lesbiche), ma oltre ad avere chiarissimi calchi dall'inglese (alla lettera "H" corrisponde "homophobia", alla lettera "P" ha uno strano "printing e pressing"; alla "Z" uno strano "zip!") i titoli delle singole lettere sono quanto di meno "chiarificatore" possa essere prodotto.

Inoltre un'appendice finale su "i pacs in Italia" appare come una palese aggiunta extra elenco. Strano che un'opera spacciata come italiana, alla lettera "G" fa corrispondere "gay", alla "O" il solito (erroneo) "outing", ma alla "P" invece non corrisponda proprio "pacs"...

I contenuti sono quelli rinvenibili in ogni altra pubblicazione legata alle case editrici strettamente confessionali. Nulla in più e in meno degli autori che siamo già abituati a incontrare nelle terapie di tentata riconversione (Nicolosi, Aardweg, Bieber), che infatti vengono citati a piene mani, anche se quasi mai chiaramente (mai si cita il totale della "ottantina" di pazienti su cui basa i suoi deliri van den Aardweg).

Le singole voci risultano veloci - e poco limpide - trattazioni di tematiche che si possono trovare in ogni articolo di quotidiano, delle quali viene data una veloce infarinatura, in modo diseguale.

Metodologicamente è un vero supermercato, con citazioni imprecise, stroncature senza specificazione del contesto, presentazione delle proprie tesi come uniche teorizzazioni possibili, assenza di teorie antitetiche.

Dato che in Italia sono state svolte le due più grandi ricerche di tipo sociologico sulla condizione delle persone omosessuali (Barbagli-Colombo e Saraceno-Bertone) ci si potrebbe aspettare di partire proprio da quei risultati per sostenere la corta durata delle relazioni omosessuali, la promiscuità della vita di coppia, l'alto tasso di sieroconversioni.

Invece non solo i due studi vengono sistematicamente ignorati perché in moltissime questioni hanno sconfessato questi luoghi comuni (fatto di per sé "grave"), ma vengono ignorati anche laddove potrebbero invece essere moralisticamente impugnate per sostenere l'infedeltà o la promiscuità delle cosiddette "coppie aperte". Sintomo del fatto che la preparazione metodologica e le fonti utilizzate per la costruzione di questo volume sono state indicate "altrove", rispetto la ricerca sociale.

Anche in sede di ricostruzione storica, le lacune sono quanto meno scandalose. Le decisioni dell'Oms, dell'Apa e di altri organismi scientifici a livello internazionale, per esempio, non vengono prima presentate e poi criticati: la presentazione contiene già giudizi di valore.

Quando si deve affrontare la prima esclusione imbarazzante ad opera dell'American Psychiatric Association, si cita la partecipazione degli attivisti gay alle sue riunioni tecniche, e si tace sul lavoro di stroncatura delle ricerche "anti-omosessuali" da parte di Evelyn Hooker, ad esempio, iniziate già nel 1957 (cioè ben undici anni prima rispetto alla preseunta partecipazione di delegazioni gay e lesbiche nelle commissioni tecniche dell'Apa).

Laddove si vogliono stroncare ricerche che sono capisaldi riconosciuti della sociologia della sessualità (Kinsey, ad esempio), esse vengono analizzate solo per inficiarne il valore.

E immediatamente di seguito, per sostenere la propria posizione sulla diffusione dell'omosessualità intorno al 1-2%, si utilizza un generico "[esistono altre] ricerche attendibili", senza ulteriori indicazioni (p. 8).

Metodo applicato a ogni campo: rasenta il divertente che per esempio a p. 49, pur di fugare una inutile quanto fatua accusa di omosessualità che colpirebbe Gesù in un vangelo apocrifo, si scomodi "la scienza", ancora senza molta precisione, con un "tralasciando il fatto che gli studi scientifici l'hanno serenamente archiviata". Affermazione che fa domandare immediatamente "quale disciplina scientifica può aver negato l'omosessualità di un personaggio".

Una bibliografia e una sitografia raffazzonate chiudono l'opera, anche stavolta in modo incompleto: non comprendono neppure tutte le opere citate nel testo.

Parrebbero dimenticanze, ma come non notare che tra i testi scordati per esteso, ci sia proprio quel Remafredi, che guarda caso ha analizzato l'altissimo tasso di suicidio adolescenziale tra gli omosessuali?

Insomma, un testo i cui riferimenti epistemologici, metodologici, bibliografici, risalgono almeno all'inizio degli anni '40.

Sia concesso infatti un piccolo esempio: esiste, via via in tutta l'opera, un palese disegno di colpevolizzazione delle persone gay che si sono accettate, al punto da condurre gli autori a dichiarare, parlando di alti tassi di disagio, suicidio e comportamenti autolesivi:

"[...] Questo dimostra che la sofferenza delle persone con tendenze omosessuali non è causata esclusivamente dalla società omofobica, ma soprattutto dall'omosessualità, e dalle cause che hanno portato a questa tendenza" (p. 20).

Una sola, brevissima frase, risalente al 1963, ci illustra il delirio auto-assolutorio di queste sciocchezze: Erving Goffman, parlando della visione che le maggioranze discriminanti hanno delle minoranze colpite da stigma sociale, scrive:

"[...] Percepiamo la reazione difensiva [della persona stigmatizzata] come diretta espressione della sua minorazione e quindi giudichiamo sia il difetto che la reazione come una giusta mercede per qualche cosa che lui, i suoi genitori o la sua tribù hanno fatto. Di qui la giustificazione del modo in cui noi lo trattiamo".

La sua diversità è la CAUSA stessa del disagio che prova, insomma.

Questa è la cancellazione di sessant'anni di ricerca sociale, sia essa psicologica, sociologica, pedagogica.


Non vale davvero la pena perdere tempo in questa lettura volgare, retriva e raffazzonata.

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