Trick

1 settembre 2005

È la classica commediola all'americana, povera di contenuti. Ma è anche diventata un cult (passeggero) nell'ambito della comunità glbt di New York non tanto per la storia chiaramente ambientata a Manhattan, riconoscibile dalla metropolitana e dalle vie cittadine quanto per il bacio finale tra i due protagonisti, Gabriel e Mark, per strada e tra i passanti. Il successo di JeanPaul Pitoc (go-go boy dal corpo muscoloso e statuario), presso i gay newyorkesi è stato tale che un locale della città, per pubblicizzarsi presso la mondanità del luogo, ha chiesto e ottenuto di stampare la sua faccia sorridente sui biglietti di invito. Infine Pitoc stesso ha partecipato a vari happening notturni e pubblicitari mostrando il suo petto peloso (fino al punto giusto) che dimostra la cura con cui è stato depilato per le scene di Trick in cui egli si spoglia davanti a Gabriel.


JeanPaul Pitoc è nato a New York il 5 marzo 1975 da padre romeno-ungherese della Transilvania e da madre colombiana. Trick è il suo primo film, e successivamente ha avuto parti in numerosi film, tra cui quella di Michaelangelo divenuto icona di celluloide per i gay, nell'episodio "Revenge Is Best Served Cold" della serie CSI: Crime Scene Investigation (2002).


Il canadese Richard Campbell, il Gabriel del film, è nato nel 1972 e ha ancora una faccia da ragazzino imberbe. Altre immagini che lo ritraggono con la barba e accanto alla moglie Neve ce lo restituiscono più adulto. Non ha un corpo troppo scolpito, specialmente quando nel film lo vediamo per pochi istanti, in penombra e accanto ai muscoli di Pitoc. Oltre ad avere l'aspetto acqua e sapone, è anche impacciato: avendo incontrato Mark nella subway, visto in precedenza durante un'esibizione, non trova meglio che fuggire quando si aprono le porte del treno della subway senza tentare un approccio. È Mark a fare tutto: deve seguire Gabriel, fermarlo e proporgli sui quattro piedi e poco prosaicamente di accompagnarlo a casa. L'imbarazzo di Gabriel è al massimo quando Mark gli 'offre' un rapporto orale. Si deve persino mettere a suonare il pianoforte per vincere l'emozione di avere tutto per sé quel 'figone'.


S'impegnano tutti per impedire loro di 'consumare'. Questi altri personaggi si mettono in evidenza nel corso della notte e aiutano oppure ostacolano Gabriel e Mark nel loro proposito di cercare un po' di privacy. C'è la carissima amica isterica Katherine (Tori Spelling) che sa cosa vorrebbe fare nella vita ma non capisce se ne ha le capacità, e il cantante effeminato Perry (Steve Hayes), il coinquilino Rick assatanato di sesso che rimorchia tante ragazze; c'è pure Trixie, un cagnolino. Qua e là appaiono molti ragazzi, chi ha un bel corpo è invariabilmente ripreso a petto nudo. Del resto, probabile che si sia nel Village, zona a 'marchio gay'.


È il caso di dire che 'tutto successe in una notte': si entra così in un microcosmo incastonato nella Grande Mela, che ne fa parte ma che ne è anche separato da quella cortina di reciproca diffidenza e astio che separa la comunità glbt di ogni grande città dall'universo esterno. Iniziando dai faticosi tentativi di Gabriel di sfondare nella carriera di compositore di musicals, continuiamo a girare vorticosamente tra i locali, assistiamo al litigio (e successiva rappacificazione dal risvolto comico), di Perry con il suo boy, il (o 'la'?) transessuale miss Coco Peru che cerca di vendicarsi dell'indifferenza di Mark nei suoi confronti, seguendo Gabriel nel bagno di una discoteca e raccontandogli di uno 'schizzo bruciante nell'occhio'.


Ma tutto finisce bene (dovrebbe), per Gabriel e Mark. Sorge l'alba, la pazza notte è terminata: i due ragazzi si sono divertiti, non sono riusciti a fare l'amore ma scoprono di piacersi l'un l'altro e si salutano con quel lungo bacio tra Seventh Avenue e Christopher Street che ha entusiasmato i fan della 'visibilità gay' e deluso gli spettatori per l'ovvietà della conclusione.
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