Soldato Jane

13 settembre 2005

Con lo stile lussuoso e laccato (ereditato dalla sua esperienza di pubblicitario) cui ci ha abituati anche nei suoi film meno riusciti, Ridley Scott si mostra capace di superflua eleganza, almeno fin dove non eccede nell'imitare il fratello Tony di Top Gun riducendo il racconto a un video musicale. I pochi pregi del film emergono meglio nella prima parte piuttosto che nella battaglia finale, trionfo di un onanismo puerile che si sfoga con movimenti di macchina casuali e zoom epilettici.


Ma anche nei momenti buoni, il mestiere di Scott nel confezionare la singola sequenza non significa padronanza di un'arte del racconto sufficiente a evitare lungaggini e scivoloni retorici. Jane rinnega il femminismo ma il film ha ben altre ambizioni che quelle del puro intrattenimento, e tuttavia si dimostra insicuro della propria efficacia al punto da scadere nel più becero didascalismo, come nel caso della lezioncina dell'afroamericano che si ricorda del nonno che in marina poteva al massimo fare il cuoco, perché la diversità di Jane (essere donna) non è diversa dalla sua (essere nero) ma, chissà perché, è diversa da quella di altre donne (lesbiche) al punto che Jane si sente infangata nel momento in cui è sospettata di intrattenere relazioni con un altro ufficiale donna. Evidentemente la correttezza politica non è uguale per tutti e il femminismo proclamato dalla sceneggiatura sembra alla fine pretestuoso e datato.


Scott fallisce nel momento in cui cerca di farci credere nelle sue buone intenzioni femministe dando al contempo libero sfogo a un compiaciuto militarismo guerrafondaio. Muovendosi incerto tra rivendicazione sociale e adesione al superomismo militarista, per il quale ha sempre avuto un debole fin da ragazzo, la prima risulta infiacchita, il secondo convenzionale e paurosamente reazionario. Ai tempi ti Chi protegge il testimone? Scott aveva dichiarato di sentirsi un osservatore straniero negli Stati Uniti, ma oggi si direbbe perfettamente a suo agio con la politica repubblicana, al punto da spacciare per eroismo la violazione del territorio libico del finale e il massacro gratuito di soldati che comporta.


Scott mostra ammirazione per il cameratismo infantile e per il gioco di umiliazione su cui risiede la logica dell'addestramento militare, e sembra convinto che sia fatto per il bene delle reclute e che umiliazione e masochismo rendano eroi, tanto che sembra un ragazzino esaltato appena sbarcato dall'"Albatross" del suo precedente film.


Rimane da chiedersi se si possa fare critica sociale da un'ottica militarista, al punto da pensare che il trionfo della donna possa coincidere con l'imitazione del peggio dell'altro sesso, fino a condividerne le insicurezze sessuali. Basta davvero dare in pasto al pubblico una battuta vernacolare come "succhiami il cazzo" per aggiustare tutto e offuscare le pericolose tortuosità ideologiche messe in gioco nel film? Basta davvero far leggere all'addestratore poesie (di Lawrence!) non solo per stemperare il suo sadismo, ma anche il rispetto, quando non l'ammirazione, con cui esso è descritto? E per nasconderne l'evidente repressione sessuale? L'intesa tra istruttore e Jane è condivisione di obiettivi comuni o semplice intesa sessuale tra il sadismo dell'uno e il complementare masochismo dell'altra? Jane rappresenta il trionfo della donna o una grottesca imitazione del peggio del maschio, che passa anche attraverso la rinuncia alla sessualità?

Sarà un caso che il culmine (e il punto di non ritorno) della sua maschilità conquistata sopportando ogni disumana e gratuita sofferenza sia siglato dal rifiuto della sodomizzazione? Pare che un vero maschio possa sopportare tutto (anzi, è sopportando tutto che dimostra di essere macho), ma se l'istruttore minaccia il suo deretano ha diritto a spaccargli la faccia (letteralmente), invitandolo a un cambio di ruoli (è qui che si colloca la battuta sopra citata).

Si direbbe che Jane sia davvero entrata in quel club esclusivo che tanto invidiava, quello del vero maschio etero-supermacho-omofobo-esaltato. Che questa si possa spacciare per una conquista per le donne ho qualche dubbio. Si direbbe che per Scott il femminismo stia nel dire "Io soldato Jane, tu Tarzan". Sai che passo avanti...


Scott si è difeso dicendo che la maggior parte degli addestramenti mostrati, crudeltà incluse, sono praticati davvero dai marines. Come se il cinema (narrativo, poi) fosse un mezzo di documentazione neutro. Improbabile ingenuità o semplice disonestà di intenti?


Lascio poi calare un velo pietoso sul sottointreccio di intrighi politici, anche più già visto del resto del film, che coinvolge un'attrice di prima categoria come Anne Bancroft la cui interpretazione rappresenta l'unica boccata d'aria in un film di raggelante stupidità.

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