False beatificazioni dell'omosessuale Tondelli

26 febbraio 2006

Numero monografico della rivista “Poetiche” dedicato a Pier Vittorio Tondelli.

Molti tra i saggi pubblicati (Federico Della Corte, Altri libertini e dintorni, Campo semantico della visibilità e impressionismo stilistico; Giorgio Nisini, Apocalissi private e smarrimenti collettivi. Il futuro interiore di Pier Vittorio Tondelli; Kombola Ramadhani-Mussa, I personaggi-uomini nella narrativa di Pier Vittorio Tondelli) non fanno alcun accenno all’omosessualità di Tondelli.

A rendere appetibile il volume, peraltro costoso, l’ottimo Francesco Gnerre che, coraggiosamente, pubblica, un contributo che contiene la parola gay persino nel titolo: Pier Vittorio Tondelli e la visione gay della vita e della letteratura. Finalmente.

Gnerre esplora, brevemente, il senso e il significato di letteratura gay, in ambito americano, postulando che in Italia la letteratura della “consapevolezza gay” sembrerebbe “quasi del tutto assente”.

Ma proprio Pier Vittorio Tondelli è, per il critico letterario, da collocarsi all’esordio della letteratura gay italiana dove, per letteratura gay, si intendono testi “scritti da un autore gay, che rappresenta esplicitamente situazioni e comportamenti omosessuali con la consapevolezza di veicolare un nuovo modo di essere gay”.

Gnerre rilegge l’evoluzione dell’opera tondelliana “privilegiando il punto di vista gay”, con particolare attenzione per il rapporto tra lo scrittore e la comunità gay italiana: “l’omosessualità, con le sue caratteristiche liberatorie e spregiudicate di quegli anni diventava con Tondelli un tema letterario, ma”, per l’intellighenzia, “doveva restare solo letteratura”.

Gnerre non ci sta e denuncia, con il supporto di una bibliografia articolata, quella critica che attribuisce, da una parte, a “Tondelli un ruolo di primo piano nel ritorno al piacere della narrazione, dopo la neoavanguardia degli anni Sessanta e dopo il decennio Politico e “impegnato” degli anni Settanta” dall’altra nega, o tace, l’importanza dell’omosessualità di e in Tondelli, più preoccupata ad “una specie di santificazione […] che tende a collocare l’opera dello scrittore in una prospettiva tutta religiosa dove l’omosessualità sembra essere scomparsa o diventata solo un fastidioso accidente, e che prova perfino a rimuovere gli aspetti più provocatori della sua letteratura”.

Ed in effetti il critico, Fulvio Panzeri nell’edizione definitiva di Altri Libertini edita nei “Classici Bompiani” ha adeguato il testo “alle modifiche e correzioni proposte dall’autore” riavvicinatosi alla religione cattolica un anno prima di morire di aids.

Le modifiche apportate (i “porcodio”, ad esempio diventano “perdio” e i “cazzo di dio” diventano “cazzo di cane” e così via), secondo Gnerre, “sono indubbiamente interessanti perché testimoniano il distacco del Tondelli dall’ultimo periodo della sua vita dal clima in cui erano nati” rendono però l’opera letterariamente meno espressiva e avrebbero trovato una migliore collocazione in una appendice finale.

Così, conclude Gnerre, oggi in Italia “nella critica letteraria c’è la tendenza a scrivere degli scrittori omosessuali come se si trattasse di eterosessuali o come se non fosse per niente importante la loro omosessualità” e ignorare la componente gay di Tondelli, o censurarla, significa “ignorare e sottovalutare una parte determinante del mondo di Tondelli, della sua cultura, della sua poetica”.

Qualche accenno all’omosessualità di Tondelli anche nel saggio di Giulio Iacoli Lo stigma di genere La scena della malattia in Hervé Guilbert e Pier Vittorio Tondelli.

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Caro Pier...
Tondelli e la critica - La fortuna dello scrittore presso le nuove generazioni...
Francesco Gnerre29/03/2005

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