L'omoerotismo in Andersen

5 giugno 2006

Ponderoso romanzo del 1836 di Hans Christian Andersen.

Ricostruisce la storia del giovane barone, e studente universitario, Otto Thostrup, alla ricerca del significato del sinistro tatuaggio "O.T." che ha sulla spalla.

Alterna efficaci immagini dei paesi nordici a prosaiche scene d'interno, che fanno da contorno allo sviluppo dei sentimenti dei giovani protagonisti, con gli arrossimenti dei primi amori nella soffusa limpidezza di una terra, che pare incontaminata, ma che nasconde un sinistro segreto.


L'omosessualità di Andersen traspare con decisione nella "amicizia particolare" tra il protagonista e il nobile Vilhelm, che culmina in una gustosa festa che vede il secondo travestito da donna e che pare agli occhi di Otto la giovane di cui è innamorato:

"Quando Vilhelm gli si sedette sulle ginocchia, Otto sentì il cuore battergli come se avesse avuto la febbre. L'emozione gli iniettò una corrente di fuoco nel sangue. Tentò di spingerlo via, ma la bella continuava a tempestarlo di carezze".

Tutto il romanzo, e le innumerevoli latenze testuali che rimandano alla storia dell'omosessualità, come l'accenno nelle prime pagine allo scultore neoclassico gay danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844), andrebbe riletto in chiave omoerotica e autobiografica, come accenna il curatore, Lucio Angelini, nella prefazione.


Ma questa lettura non sembra trovare le simpatie dell'intellighenzia italiana i cui strali, da parte di Daniela Mareschi il 16 aprile 2006, dall'"autorevole" (almeno quando non si parla di omosessualità) supplemento domenicale de "Il sole 24 ore", colpivano Angelini, reo di aver ribadito l'omosessualità di Andersen.

"E' riduttivo il curatore nel ribadire (l'aveva già fatto per Il Violinista), l'omosessualità di Andersen, spiegandone la scelta del fiabesco con il bisogno di esprimerla senza inibizioni. [...] Se un tale sentire ha avuto risvolti d'ordine psicologico sull'uomo e sullo scrittore, l'esperienza letteraria di Andersen è però sempre in tensione conscia fra spinte individuali e soggettive e complessità della cultura: e proprio ciò ne fonda l'esemplarità".

Insomma solo dire che Andersen è gay ne riduce la complessità individuale. E allora noi lo ripetiamo...

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autoretitologenereanno
Hans MayerDiversi, Isaggio1977

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