Gli occhi di Laura Mars

24 settembre 2006

Thriller di routine basato su un soggetto di John Carpenter. Purtroppo il meccanismo giallo è male oliato, tanto che appare presto evidente chi sia l’assassino, e persino il suo “movente”, mentre le visioni della protagonista, lasciate prive di qualsiasi spiegazione, convincono poco. Il tutto è poi appesantito da qualche goffo didascalismo, nel tentativo di abbozzare meditazioni sulla natura delle immagini (e quindi del cinema) nella nostra società che oggi fanno sorridere per la loro ingenuità.

Le fotografie di Helmut Newton e Rebecca Blake (attribuite nel racconto alla protagonista, Laura Mars) e una canzone di Barbra Streisand contribuirono a suo tempo a far parlare del film, oggi dimenticabile.


Tra i personaggi ha un certo peso quello dell’assistente gay di Laura Mars, interpretato da Rene Auberjonois, piuttosto in linea con le rappresentazioni tipiche di quegli anni e di quel genere cinematografico: vagamente effeminato (soprattutto nel suo “habitat”, cioè nella sequenza che si svolge a casa sua durante una festa di compleanno cui partecipano solo amici maschi), un tantino porcello (ci prova subito con il nuovo autista del suo capo), finisce debitamente ammazzato. Ma, contrariamente a quanto accade di solito nei film di quegli anni, in questo caso la sua morte se non altro ha un senso nell’economia del film, dal momento che l’assassino uccide tutte le persone che aiutano Laura nel suo lavoro: quindi che la soppressione del suo assistente personale fosse sulla lista delle “cose da fare” del serial killer era piuttosto inevitabile.

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