In nomine Beat!

21 giugno 2007, "Pride", maggio 2007

Eccovi qui a lato alcune foto scattate verso il 1970, anno che ha tante similitudini col presente.

Ma il nostro 2007 è infinitamente più volgare, conformista e grigio di quegli anni di rivoluzione sessuale.


Nemmeno nel 1970, la campagna condotta da Vaticano e DC contro il referendum per il divorzio, fu tanto opprimente e capillare quanto oggi quella verso i Dico. Ci fu all'epoca un certo Don Domenico Celada, poi divenuto Monsignore, con cui oggi andrebbe pari e patta Ratzinger. Dalle pagine del giornale conservatore "Vigilia Romana" bacchettò tutte le scelte innovative di Paolo VI, soprattutto l'abolizione della messa in latino, per lui sintomo dell'imminente avvicinarsi delle fiamme dell'inferno.Tutte scemenze, scritte allora in nomine Christi, che oggi fanno sghignazzare per la loro imbecillità. Esattamente come per le esternazioni, ai giorni nostri, dei vescovi e Ruini, supportate con ipocrisia dai politici in nomine Familia . Non fosse altro che questi recenti proclami hanno creato, legittimandolo, un lugubre clima d'odio omofobo senza precedenti. Nel '70, uno come Don Celada, non trovava certo spazio per martellare cazzate, ogni santo giorno e ad ogni ora benedetta, in tutti i telegiornali nazionali. Il top lo raggiunse con la pubblicazione di un libercolo, ormai introvabile, dal titolo "Arcobaleno beat"( Marini editore, Roma ), che molto ci dice sulle repressioni del prete in questione. In un capitolo dedicato all'escalation del vizio omosessuale tra i giovani, di cui si vantava d'essere grande studioso, si leggono passi rivelatori. Con fare pruriginoso e laido s'aggirò in incognito con un magnetofono tra Monte Caprino, Valle Giulia e il "Piper" di Roma in cerca di freschissima documentazione. Cosa non si farebbe in nome della sociologia!

Eccovene un estratto:
Un' indagine condotta nell'ambiente di piazza di Spagna e nei locali beat della capitale mi ha rivelato che quasi la totalità dei giovani capelloni nostrani è dedita alla prostituzione. (...)Ma ciò che mi preme notare è la fortissima percentuale di ragazzi dediti ai rapporti con persone del medesimo sesso, al di fuori di qualsiasi mercede, e al di là di qualunque sentimento di amicizia, ossia per puro vizio. Non alludo a quella categoria di giovani che portano ben visibili sul volto e nel generale comportamento le stigmate di un tragico scherzo della natura(...)Ho talvolta pensato che ciò possa essere dovuto agli ormoni femminili che la moderna prassi alimentare introduce senza discernimento e limitazione in certi cibi(...).Mi riferisco dunque a ragazzi del tutto normali, dall'aspetto pienamente virile(...)In questi tre anni ho avvicinato ben 155 giovani, di un'età compresa fra i 18 e i 24 anni provenienti da ogni categoria e ceto sociale(...).Una seconda indagine l'ho condotta, questa volta, in "particolari ambienti"(...)In base ad essa posso comunque assicurare, senza timore di essere smentito, che se è vero che tra i frequentatori notturni dei ruderi romani vi è una discreta percentuale di giovani prostituti e di anziani pederasti, è altrettanto vero che la quantità di giovani e giovanissimi viziosi che ivi ricercano le loro innaturali compagnie al di fuori di qualsiasi commercio (ossia per puro divertimento, com'essi dicono) è elevatissima. E' un ambiente, questo, difficile da sondare, poiché in esso ogni rapporto umano che esuli dal fatto sessuale sembra quasi sconosciuto. O si è subito scambiati per omosessuali, oppure si è guardati con estrema diffidenza.(...) Alla mia precisa richiesta di fornire un giudizio morale sui rapporti fra persone del medesimo sesso, i giovani avvicinati nella mia indagine hanno dato risposte costernanti. Solo pochissimi hanno manifestato una qualche perplessità. La maggioranza di costoro si è pronunciata per la totale indifferenza. "Oggigiorno lo fanno tutti...", "la cosa non mi preoccupa minimamente, dato che sento attrattiva anche per le donne....", "non vedo perché ci debba essere del male, dato che non porta conseguenze per nessuno"(...)Sono alcune risposte che trascrivo dal mio registratore. Mi viene assicurato da alcuni studiosi di chiara fama che un fenomeno di siffatte proporzioni era assolutamente inesistente fino ad alcuni anni fa.(...) Considero affermare la sicura influenza del fenomeno beat sulla genesi e la espansione della pratica omosessuale fra i giovani.(...)Si pensi, ad esempio, alla moda. Che rappresenta un notevole contributo alla nevrosi sessuale. Tutto infatti è studiato in funzione del sesso, sovente con tecnica raffinatissima e morbosa : (...) la qualità e l'aderenza dei tessuti, le chiusure lampo, i lacci che vogliono alludere ad immaginarie ed impossibili aperture, ecc. Oggi vediamo circolare per le strade giovanotti con camicie di merletto bianco indossate a nudo, e con pantaloni di tessuto quasi trasparente che lasciano intravedere ciò che non si dovrebbe, comprese quelle parti la cui copertura già impose ai figli di Noè di camminare a ritroso. Ricordo a questo proposito che uno studentello 17enne mi chiese un giorno, con l'aria più naturale del mondo, se i suoi nuovi pantaloni mi sembravano abbastanza "sexy". E' indubbio che gli abiti beat dei ragazzi sono fatti in modo di conferire, già di per sé, un aspetto femmineo a chi li indossa. I capelli lunghi completano l'effetto. (...)Ma v'è di più: la moda cosiddetta "unisex", ha prodotto situazioni oltremodo equivoche, contribuendo ad annullare, o quanto meno ad attenuare fortemente, i caratteri distintivi dei due sessi. Un ragazzo, tempo fa, mi narrava con molta semplicità questo episodio: "Avevo cominciato ad uscire con una ragazza e a corteggiarla in maniera piuttosto espansiva. Questa ragazza indossava spesso dei pantaloni di velluto verde col cinturone. Un giorno andai a spasso con un mio amico capellone, anche lui vestiva gli stessi identici pantaloni. Anche i suoi capelli mi ricordavano molto quelli della mia ragazza. Non so come sia accaduto, ma ad un certo momento ho cominciato ad avvertire una strana attrattiva per questo mio compagno, e mi sono reso conto che non era una cosa affatto spiacevole tenere anche con lui qualche atteggiamento espansivo: debbo dire che certe sensazioni che provavo erano molto simili" (...).Ritengo inoltre che i locali beat abbiano anch'essi contribuito ad incrementare il vizio.(...)Ricordo d'aver assistito ad una esibizione di un complesso di ragazzi inglesi. Se a volte le attenzioni erano rivolte al batterista, un capellone dal viso di ragazzina e gli occhietti da scimmia, lo erano soprattutto al vocalista, una figura di efebo dalla chioma lanosa, che indossava un paio di pantaloni bianchi strettissimi che cominciavano quasi una spanna sotto l'ombelico, completamente nudo nel resto della persona, che si esibiva in contorsioni che ricordavano la danza del ventre.(...)Vi erano giovanotti che guardavano con estremo interesse quello spettacolo indefinibile, e che si scambiavano cenni ed occhiate quando un ballerino compiva qualche movimento molto allusivo a particolari situazioni non proprio "secundum naturam". (...) Detti locali beat sono divenuti il ritrovo preferito di giovanottelli di dubbie tendenze che finiscono col contagiare anche altri ragazzi. Da ultimo osserverò che l'omosessualità è strettamente connessa con la "nuova morale" dei beats. Specialmente tra i "provos" olandesi e gli "hippies" americani(...)Uno di questi ha dichiarato ad un giornale italiano: "Chi detesta gli omosessuali è razzista". Purtroppo certe idee, diffuse negli ambienti beat d'altre nazioni, hanno fatto molto presto a varcare i confini d'Italia, quivi sostenute ed incoraggiate da certi intellettuali impegnati.(...)

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